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Aiki: un viaggio sensoriale nel Giappone nascosto di Roma

aiki

Nel quartiere Portuense un’Izakaya contemporanea trasforma una cena in un’esperienza di armonia, sapori e cultura.

Nel cuore del quartiere Portuense, lontano dai percorsi turistici più battuti della capitale, esiste un luogo capace di sorprendere e trasportare altrove. Si chiama Aiki, una piccola Izakaya nata nel 2024, dove ogni dettaglio racconta una storia fatta di equilibrio, ricerca e passione per la cultura giapponese.

Varcando la soglia si ha subito la sensazione di entrare in uno spazio sospeso: luci soffuse, arredi in legno, lanterne di carta nel dehors e un’atmosfera intima che invita a rallentare. Il nome stesso, scelto da Carlo Cocorullo – maestro di aikido – richiama il concetto di armonia e unione, e non è solo un’idea astratta, ma un principio che si ritrova in ogni elemento del locale, dall’accoglienza alla proposta gastronomica.

I sakè

L’esperienza inizia spesso con il Sakè, o meglio con il Nihonshu, bevanda ancora poco conosciuta nella sua reale identità. Qui non è solo un accompagnamento, ma il filo conduttore della serata. In particolare, colpiscono le etichette prodotte con metodo Kimoto, un processo ancestrale che ricorda per filosofia la vinificazione naturale: tempi lunghi, lavorazione paziente e un risultato nel bicchiere complesso, sapido, con acidità equilibrata e profondità aromatica. Ogni sorso diventa così un racconto.

A rendere ancora più personale l’esperienza contribuiscono i dettagli artigianali: gli Ochoko – le tradizionali ciotoline per il Sakè – realizzati a mano dalla ceramista Olena Khula, che possono essere acquistati per portare a casa un frammento di questa atmosfera.

La proposta gastronomica

La cucina, guidata da Gabriele Seprano, completa il viaggio con una proposta che unisce rispetto per la tradizione giapponese e sensibilità contemporanea. Il suo percorso in diverse realtà della ristorazione nipponica si traduce in piatti autentici ma mai rigidi, capaci di dialogare anche con ingredienti del territorio italiano.

Si parte con piccoli assaggi come gli Zensai, gli Onigiri al Katsuobushi e maionese ed Umeboshi, passando per proposte più decise come il Nasu Dengaku o il Tofu biologico con Yuzu Dashi e Karashi. Tra i piatti principali spiccano la Buta No Kakuni con puntarelle, gli Udon al curry o in versione più delicata con Dashi e miso burro, fino al suggestivo Hotashita Sakana, completato direttamente al tavolo con Ocha Dashi caldo. Anche i dolci mantengono la promessa di autenticità: Daifuku Mochi, Dorayaki e Shiro Matcha chiudono il percorso con eleganza e coerenza.

Aiki non è semplicemente una trattoria, ma un’esperienza immersiva che nasce dall’incontro tra due visioni complementari. Carlo e Gabriele costruiscono un dialogo continuo tra bevanda e cucina, tra Giappone e Italia, tra tradizione e reinterpretazione. Il risultato è un luogo che riesce a essere insieme familiare e sorprendente. In un quartiere inaspettato, prende forma così un piccolo angolo di Giappone, dove ogni serata diventa un invito a scoprire, assaggiare e – soprattutto – vivere l’armonia.

Info utili

Via Gaetano Rappini 23c

tel. +39 378 306 4424

Aperto 18:30 – 00:30. Chiuso: domenica e lunedì

Sito

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