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Vineria del Carmine: il volto autentico dell’Umbria

Tra vino biologico, ospitalità, buona tavola e attenzione per il territorio, Vineria del Carmine racconta con autenticità il vero volto dell’Umbria.

Nel cuore verde dell’Umbria esiste un luogo in cui il vino non è soltanto una produzione agricola, ma il riflesso di una visione precisa, colta e profondamente legata alla terra. Vineria del Carmine nasce all’interno della tenuta Chiesa del Carmine, una proprietà di i, di cui 6,5 ettari coltivati a vigneto, immersa in una valle dove boschi, ulivi, sentieri, tartufi e vigne convivono in un equilibrio raro e autentico.

Qui il paesaggio non fa da sfondo: è parte integrante del vino, della cucina, dell’ospitalità e dell’esperienza complessiva. Ogni elemento sembra appartenere naturalmente all’altro, come se tutto fosse stato pensato per restituire un’idea precisa di Umbria: elegante ma sincera, raffinata ma mai costruita, agricola nel senso più nobile del termine.

La storia di questo luogo comincia con uno sguardo capace di vedere oltre la superficie. ino, la verità dei paesaggi italiani. Ma fu in questa parte dell’Umbria che accadde qualcosa di più profondo. Nella valle della Chiesa del Carmine videro non ura.

Da quella visione ha preso forma un progetto che oggi si distingue per coerenza, identità e qualità. La tenuta non è eri da produzione industriale, ma la misura di una scelta precisa: lavorare con attenzione, controllo e sensibilità, per ottenere vini che abbiano personalità, finezza e riconoscibilità. In un momento in cui molte realtà inseguono modelli internazionali spesso intercambiabili, Vineria del Carmine si muove in direzione opposta, cercando nel territorio umbro e nella sua

La qualità di questo lavoro ha trovato anche un riconoscimento importante fuori dai confini italiani. La tenuta può infatti vantare un primato di grande rilievo, essendo stata la prima cantina in Umbria premiata ai Sommelier Choice Awards negli Stati Uniti. Si tratta di un risultato che assume un significato particolare, perché nasce in un contesto di valutazione altamente selettivo e orientato al giudizio dei professionisti del vino e della è sostenuta da qualità reale, possa diventare anche un linguaggio universale.

A rendere possibile questo percorso c’è anche il lavoro costante e appassionato di David Lang, responsabile della tenuta e figura centrale nello sviluppo della proprietà. Cresciuto in una fattoria di pecore nell’entroterra australiano, David ha sviluppato fin da giovane una familiarità concreta con il lavoro agricolo e con il ritmo della terra. Le prime esperienze durante la vendemmia nelle vicine cantine Otway Estate e Red Rock hanno probabilmente acceso la sua passione per il vino, ma è in profonda con il luogo, con la gastronomia umbra e con la vita rurale di questa regione.

Anche la figura di Jeremy Sinclair contribuisce a dare al progetto un respiro particolare come owner e fondatore di questo paradiso. Imprenditore britannico di fama internazionale, protagonista di una carriera di primo piano (fondatore di Saatchi & Saatchi UK) nel mondo della comunicazione e della pubblicità, Jeremy ha portato in Umbria una visione ampia, internazionale, ma mai invasiva. Il suo percorso professionale, segnato da riconoscimenti di altissimo livello e

Ed è proprio questa coerenza tra sostanza e bellezza a rendere l’esperienza del Carmine così distintiva. Visitare la Vineria significa entrare in un racconto fatto di vigne, olivi, boschi, cucina e vino, ma anche di tempo, silenzio, stagionalità e attenzione. Ogni esperienza proposta nasce dal desiderio di restituire all’ospite un’Umbria vera, vissuta dall’interno, mai ridotta a cartolina.

Tra le esperienze più suggestive c’è certamente la caccia al tartufo, che si svolge nei boschi della tenuta nelle prime ore del mattino. È un momento di grande autenticità, in cui il territorio si svela nella sua forma più semplice e più preziosa. Gli ospiti partono dalla Vineria e seguono i tartufai locali e i loro cani lungo i sentieri boschivi della proprietà, entrando in contatto con avviene nel modo più naturale possibile, come parte viva del paesaggio.

Al rientro, il percorso continua con la degustazione dei vini premiati della tenuta, guidata da sommelier certificati bilingue, che introducono gli ospiti alla storia della proprietà, alla filosofia produttiva e all’identità enologica del Carmine. A questo si aggiunge l’assaggio dell’olio extravergine biologico della

La proposta gastronomica

La cucina, infatti, non è un elemento accessorio, ma una componente essenziale del progetto. Alla guida della proposta gastronomica c’è Jacopo Dominici, chef nato a Umbertide e cresciuto in una famiglia in cui il cibo era cultura quotidiana, figure di rilievo come Masha Rener a Lina Stores London e Chef Delfo Schiaffino, tra i più giovani chef stellati d’Italia. Oggi guida una brigata giovane e costruisce una cucina che dialoga costantemente con i vini della tenuta e con il paesaggio che la circonda.

La sua è una cucina contemporanea, ma profondamente rispettosa della materia prima e del contesto. Nulla appare forzato o eccessivamente dimostrativo. Al contrario, ogni piatto sembra nascere da un rapporto diretto con la terra, con le

nche le cooking class si inseriscono perfettamente in questa visione. Pensate per piccoli gruppi, si svolgono nela cucina professionale sopra il cellar door e permettono agli ospiti di entrare in contatto diretto con i gesti, i sapori e le tecniche della tradizione umbra. Non sono semplici attività ricreative, ma esperienze ben costruite, in cui il piacere della convivialità si unisce a un’autentica trasmissione di saperi. Dopo la preparazione dei piatti, il momento dell’aperitivo con salumi e formaggi umbri e il pranzo o la cena con vini abbinati restituiscono in modo perfetto il senso di una ospitalità colta ma calorosa, capace di mettere insieme precisione e spontaneità.²

L’olio

Accanto al vino, un altro protagonista silenzioso ma fondamentale della tenuta è l’olio extravergine di oliva biologico. Gli uliveti del Carmine raccontano un’altra forma di fedeltà al paesaggio, fatta di pazienza, recupero e attenzione agronomica. Molti degli alberi presenti nella proprietà hanno oltre cento anni e l’intero patrimonio olivicolo conta circa 1.100 piante. Anche in questo caso, il lavoro è partito dal recupero di un’eredità agricola lasciata in sospeso. Dal 2009 in poi, la tenuta ha investito nella cura degli alberi, nella sostituzione delle piante non più produttive, nell’introduzione di impollinatori e in una gestione rigorosamente orientata ai principi del biologico.

Il risultato è un olio di grande carattere, ottenuto da un blend di mascherati.

L’ospitalità

Tutto, al Carmine, sembra rispondere a una logica di armonia e autenticità. La tenuta invita a rallentare, a camminare, a osservare, a capire. In un tempo in cui il turismo rurale rischia spesso di ridursi a format ripetuti e superficiali, Vineria del Carmine propone invece un modello di ospitalità esperienziale che ha profondità, contenuto e credibilità. Gli ospiti possono

È proprio questa capacità di essere insieme cantina, cucina, tenuta agricola, luogo di cultura del vino e destinazione di slow tourism a rendere Vineria del Carmine una realtà così interessante nel panorama contemporaneo. Non è soltanto un posto dove si beve bene o si mangia bene. È un luogo in cui ogni dettaglio — dal calice alla tavola, dall’olio al bosco, dalla vendemmia alla narrazione — contribuisce a costruire un’esperienza coerente e memorabile.

Vineria del Carmine non si limita a raccontare l’Umbria. La interpreta, la custodisce e la offre nel modo più convincente possibile: attraverso il gusto, il paesaggio e il tempo necessario per comprenderli davvero.

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