Grado Enoteca è l’interessante locale guidato dal sommelier Riccardo Carascon, che propone trecento etichette senza l’uso della lista scritta.
Ci sono riti che non hanno bisogno di manuali, ma solo di un bancone e della giusta confidenza. A Roma, tra le mura di un quartiere che corre veloce tra uffici e palazzi, il tempo rallenta quando il vino smette di essere una scelta da catalogo per diventare un dialogo diretto. Da Grado Enoteca il calice non è un esercizio di stile, ma il motore di una condivisione che recupera l’anima delle osterie lagunari, portando in tavola il battito lento di una cicchetteria veneziana trapiantata nel cuore della Capitale.

La visione di Riccardo Carascon
Il percorso che ha portato all’apertura di questo spazio non è una linea retta, ma una somma di tasselli aggiunti con rigore. Riccardo Carascon, ventisei anni, ha iniziato dalla miscelazione molecolare per poi approdare al mondo del vino, diplomandosi sommelier e scalando le posizioni della sala. Il risultato è un’enoteca con cucina che rifiuta la rigidità del servizio classico. “Mi è stato proposto di prendermi cura di questo locale e ho accettato la sfida – racconta Riccardo – aggiungendo un tassello alla volta per costruire quella che è l’identità di oggi”. Al centro del progetto non c’è la celebrazione del titolare, ma la costruzione di un luogo dove la tecnica del barman e la sensibilità del sommelier convivono senza filtri.

Il racconto (orale) di trecento storie
La particolarità più evidente riguarda la gestione della cantina: la carta dei vini non esiste. Riccardo accompagna gli ospiti direttamente davanti al frigo o presenta le bottiglie al tavolo, trasformando la degustazione in un vero atto di consapevolezza. Spesso chi cerca, ad esempio, un vino “secco e minerale” desidera in realtà note aromatiche che non sa nominare; il compito del sommelier è colmare questo divario tecnico senza ricorrere a nomi prestigiosi o etichette di tendenza. La selezione comprende trecento referenze, con un’attenzione focalizzata per il 90% sullo Stivale e una predilezione per i vitigni autoctoni e i piccoli produttori indipendenti.

Etichette indipendenti e viticoltura eroica
Scorrendo i ripiani si incontrano bottiglie che raccontano territori complessi e mani artigiane. Si passa dalla verticalità senza compromessi dello Champagne Blanc de Noirs di Amaury Beaufort all’eleganza sottile del Nebbiolo delle Alpi di Arpepe, con il suo Valtellina Superiore “Il Pettirosso”. La ricerca di Carascon tocca anche la viticoltura eroica della Valle d’Aosta, con il Blanc de Morgex et de la Salle di Vevey Marzano, per scendere poi verso la potenza calda del Cannonau di Mamoiada di Giuseppe Sedilesu. Non manca lo sguardo al futuro dei vitigni resistenti con il Summ di Thomas Niedermayr, a conferma di un lavoro di selezione che privilegia la pulizia del sorso alla notorietà del marchio.

Il rito del cicchetto veneziano
In cucina la proposta si adatta ai ritmi della giornata, mantenendo il baricentro sul rito della condivisione. Dall’aperitivo entrano in scena i cicchetti, bruschette artigianali vendute a tre euro al pezzo che permettono di comporre percorsi degustativi liberi. Tra le combinazioni più materiche spiccano il baccalà con crema di zucca, la melanzana accostata alla ’nduja – omaggio alle origini calabresi della proprietà – e il blu di bufala servito con mandorle e miele. Per chi cerca un morso più strutturato, il menu propone le tapas in mini-versione, come lo yakitori di vitello alla beccafico o il petto d’anatra servito con carotine al burro, salvia e shrub ai lamponi.

Grado Enoteca: piatti e contaminazioni
Oltre ai piccoli assaggi, la carta offre piatti completi dove la tecnica di cottura valorizza la materia prima. Si può scegliere il polpo arrosto accompagnato da chips di patata americana o il french toast con pastrami di tonno e maionese alle alici. La parte vegetale è rappresentata dal cavolfiore arrosto con hummus e gremolata artigianale, mentre a pranzo la formula si fa più snella per rispondere alle esigenze del quartiere. Ogni portata è pensata per non sovrastare il vino, ma per agire come spalla in un contesto dove il tavolo diventa il luogo della convivialità senza filtri.
Resta la sensazione di un locale che ha scelto di togliere le sovrastrutture per lasciare spazio al dialogo. Tra una bottiglia presentata al tavolo e un cicchetto preparato con rigore, Grado Enoteca dimostra che la profondità di una cantina non ha bisogno di carta scritta, ma di qualcuno che sappia leggerla per gli altri. Qui il calice torna a essere materia, terra e tempo.
Grado Enoteca
Via Alessandria 56.
Tel. 06 2440 4792.
Orari: 12:30-15:00 / 18:30-23:00.
Chiuso la domenica.
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