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Vino: imperfezione e tenacia nel cuore della Doc Friuli

Nella Doc Friuli Colli Orientali, in un territorio che è stato crogiolo culturale di tanti popoli, una cantina ha fatto dell’imperfezione e della tenacia la propria forza, rifiutando l’omologazione e ricercando identità e verità espressiva.

Imperfezione e tenacia. E se la seconda è una parola che ricorre spesso nel mondo del vino, la prima è invece quasi un tabù, un insuccesso da nascondere. Non per la cantina Zorzettig, una delle realtà più interessanti del Friuli, con una storia ultra secolare alle spalle, iniziata nel 1874. Imperfezione per Annalisa Zorzettig, che oggi guida l’azienda, è invece il termine che fotografa meglio la sfida quotidiana del suo lavoro, è cercare sempre di migliorarsi. “L’imperfezione è la nostra dote – spiega – È la cosa che ci tiene svegli, curiosi, vivi. Non è che cerchiamo la perfezione, è che sappiamo che c’è sempre qualcosa da capire meglio, da ascoltare con più attenzione”. Un principio che si traduce nella volontà di rifiutare l’omologazione e valorizzare l’autenticità del vino come espressione viva del territorio, guidando ogni scelta in vigna e in cantina, così come il linguaggio visivo: ogni dettaglio “imperfetto” diventa segno di identità, ricerca e verità espressiva.

La cantina si trova nel cuore della Doc Friuli Colli Orientali tra Spessa e Cividale, tra i fiumi Natisone e Judrio, in un panorama da cartolina, circondata da colline e montagne ma non lontana dal mare da dove arrivano i venti che si incontrano con quelli che scendono dai rilievi e insieme spettinano le vigne. Un territorio multiforme, su classici terreni formati dalla ponca, un impasto di marne e arenarie formatosi milioni di anni fa sul fondo dell’antico mare che copriva questa zona. Questo substrato, unico nel suo genere, conferisce ai vini una mineralità spiccata e una notevole struttura. Ma questo è anche un territorio che è stato un crogiolo culturale di popoli: su queste valli si sono alternati – e scontrati – veneti, longobardi, asburgici e slavi, portando e lasciando ognuno qualcosa della propria storia, tasselli che poi si sono ricomposti in un mosaico che ha dato vita al popolo friulano. E da queste contaminazioni nasce la parola che probabilmente definisce meglio la gente di qui e che è diventata anche un simbolo di Zorzettig: tenacia.

“Significa non smettere mai di esserci – spiega ancora la patron dell’azienda – anche quando le condizioni sono difficili, continuare a lavorare la terra con rispetto e costruire valore nel tempo, senza scorciatoie. È una responsabilità verso quello che abbiamo ricevuto e verso quello che vogliamo lasciare”.

Quattro i vigneti dai quali nascono i loro vini, a Spessa di Cividale, Casali Pasch, Colline di Ipplis e Prepotto, due le novità che hanno “rivoluzionato” quest’anno l’offerta dell’azienda, andando sempre alla ricerca dell’”imperfezione”: un restyling della linea Tenaci (Friulano, Ribolla gialla, Chardonnay, Pinot grigio, Sauvignon, Traminer, Refosco, Cabernet Franc, Cabernet Sauvignon, Merlot, Pinot Nero, Schioppettino, Ribolla gialla brut, Verduzzo Friulano) e un rinnovamento della linea di punta Myò dove sono ammessi solo i vitigni indigeni, con la sola eccezione del Sauvignon che ormai in Friuli è considerato tale (I Fiori di Leonie, Friulano, Malvasia, Pinot bianco, Sauvignon, Schioppettino, Pignolo, Picolit). Myò è un’altra delle parole che arrivano dalla terra friulana e per questo è stata scelta: significa “mio” ma anche condivisione e compare per la prima volta nel 1380 in una poesia nella quale un contadino della zona celebrava un raccolto particolarmente abbondante e felice.

Così come decisamente felice è l’approccio con il Fiori di Leonie Myò Doc 2022 (blend di Friulano, Pinot bianco e Sauvignon, 13,5°, 39 euro), probabilmente il migliore tra quelli che l’azienda ha presentato in un evento a Roma: dal calice salgono profumi di fiori e frutta a polpa bianca con un accenno di spezie dolci che fanno da preludio a una grande bevibilità, con una bella mineralità e un finale fresco lunghissimo. Da abbinare a crostacei e primi a base di pesce. Per Annalisa Zorzettig questo è il vino del cuore: “Se dovessi regalare una bottiglia, sceglierei questa. È un vino sincero, come Leonie». Il nome, infatti, nasce da un ricordo che unisce tre generazioni: «Quando mia nipote Leonie non aveva ancora un anno, mio padre la portava con sé in auto, ben sistemata nel seggiolino, a fare un giro tra le vigne. Poi è arrivato il Covid e lei ha trascorso lunghi periodi in azienda. In primavera, Leonie restava incantata dai ciliegi in fiore e ripeteva continuamente: “i miei fiori, i miei fiori, i miei fiori”. Quando è arrivato il momento di dare un nome all’uvaggio, la scelta è stata naturale».

Meno “esplosivo” ma decisamente godibile il Myò Pinot bianco Doc 2024 (13,5°, 22 euro) dove si ritrovano tutte le tipicità di questo vigneto: al naso pesca bianca e pera con accenni minerali, un sorso fresco e sapido. Perfetto per piatti di pesce poco elaborati e carni bianche. Un sorso invitante anche per il Myò Malvasia Doc 2024 (13,5°, 22 euro) con un naso molto delicato e suadente tra pesca bianca e albicocca mentre in bocca si ritrova la freschezza tipica di questi vini e una discreta sapidità finale. In matrimonio con il pesce.

Con il Tenaci Friulano 2025 (12,5°, 15 euro) nasce da vigne di quasi cento anni) si passa a un vino verticale, con un naso non troppo ampio, minerale, e un sorso fresco e sapido che ben si abbina a pesci arrosto mentre, passando al rosso il Myò Schioppettino Doc 2020 (13,5°, 30 euro) si ritrovano tutti i profumi del bosco, tra frutta rossa e bacche di mirto, e ancora cuoio e spezie. In bocca ritorna la frutta rossa e una bella freschezza che armonizza i tannini non facendoli diventare troppo ingombranti. Si abbina ad arrosti e brasati ma è intrigante anche con il piatto proposto dal ristorante “Da Etta” durante la degustazione: tentacoli di polpo glassati al mosto con patata al cartoccio.

Infine il “principe” di queste zone, il Picolit, il vino che non avrebbe senso fare perché la pianta è soggetta ad aborto floreale e porta a maturazione pochissimi grappoli, ma che tutti continuano a produrre perché di vera perla trattasi. Il Myò Picolit 2020 (14°, 40 euro) ha un sorso setoso, che ammalia, morbido ma non stucchevole, intenso e con note di frutta tropicale, mentre il naso si gode la piacevolezza dell’alternarsi di profumi di albicocca disidratata, piccola pasticceria, marzapane e ancora frutta tropicale. Da abbinare a piccola pasticceria secca, foie gras e formaggi erborinati. Oppure, se siete in zona, con gli Strucchi di Cividale, dei piccoli “ravioli” dolci fritti che si davano una volta ai matrimoni contadini al posto dei confetti.

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