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Polpette in umido: la ricetta di Sora Lella protagonista da Gabrini

polpette in umido

Con il piatto simbolo di Elena Fabrizi, meglio nota come Sora Lella, l’omonima trattoria all’Isola Tiberina gestita oggi dai suoi nipoti approda da Gabrini a Prati, martedì 21 aprile, per una serata tra amici cuochi e buongustai.

<<Per 4 porzioni abbondanti, anche se, certo, dipende dalla fame e dalla gola>>, aveva appuntato Elena Fabrizi, meglio nota come Sora Lella, indimenticata icona della romanità più autentica, dal cinema ai fornelli, fino al mito. Le sue generose Polpette in umido, da decenni nel menu della storica trattoria che la stessa aveva all’Isola Tiberina e che oggi vede i suoi nipoti in prima linea, si trasferiscono per un giorno a via Cola di Rienzo, martedì 21 aprile, dove la sera è di scena “La Giostra di Gabrini”. Un invitante progetto gastronomico, alla terza edizione, pensato per accogliere amici cuochi da Roma e dall’Italia e offrire serate a quattro mani assieme allo chef di casa, Marco Moroni.

La storia delle Polpette in umido di nonna Lella

Renato, il nipote di Elena Fabrizi, in arte “Sora Lella”, oggi è il cuoco del ristorante all’Isola Tiberina che aveva aperto la sorella del grande attore Aldo Fabrizi, diventata celebre come “nonna” nel cinema di Carlo Verdone. Tanti sono i ricordi che lo legano alla location e alla sua parente, così racconta che <<la ricetta delle Polpettine in umido di nonna Lella sono un piatto rappresentativo di una storia di famiglia profonda e sincera>>. Dietro c’è la memoria della casa di via Ugo Betti numero 8, la dimora di Sora Lella, poco distante da quella in cui i suoi nipoti abitavano con la mamma e papà Aldo, uno dei tre figli della amata nonnina. La strada era la stessa, il civico però era il 12.  

<<Il lunedì – racconta lo stesso – quando avevo appena 6 anni, i miei genitori venivano a prendere me e mio fratello Mauro, di 8, e ci portavano da lei a casa>>. Proprio due dei 4 nipoti che oggi gestiscono il ristorante, assieme a Simone ed Elena. Il menu del pranzo prevedeva: polpette, fettuccine, puntarelle e carciofi alla giudia. Mentre la nonna preparava le prime, che cuocevano immerse nel sugo, i bambini affamati spezzavano le rosette di pane e le intingevano nel pentolone. Ma lei arrivava subito per cacciarli a suon di schiaffetti sulle mani: <<“Pussate via che mo’ è pronto, me rovinate er sugo!”>>, intimava la cuoca, che proponeva questa pietanza già alla fine degli anni ’60 nella sua trattoria. Una prelibatezza della veracità oggi ancora in carta, a testimoniare cura, passione e amore incondizionato per lei, la cucina di casa e di una volta.

La ricetta delle Polpette in umido di nonna Lella

polpette in umido gabrini
Ingredienti per 4 persone:

Per le polpettine:

1 kg di macinato di vitello magro (macinato 2 volte così da avere una grana molto fine)

250 gr di pane raffermo (perfette le rosette)

1 uovo

Una manciata di parmigiano grattugiato

Un bel ciuffo di prezzemolo

Noce moscata, coriandolo, origano

La scorza grattata di mezzo limone

Sale, pepe

Per il sugo:

1 kg di pomodori pelati passati

3 spicchi d’aglio

1 alicetta sott’olio

Origano secco di Pantelleria (va bene anche la piantina fresca nel vaso del balcone)

Prezzemolo (un rametto e qualche foglia tritata)

Olio extravergine d’oliva 

Sale, peperoncino

Procedimento

Bagnare bene il pane raffermo e strizzare ancora meglio. Impastare in una ciotola con il macinato e con tutti gli altri ingredienti (l’ideale sarebbe ritritare con un tritacarne, altrimenti avere molta cura nell’amalgamare). La carne del macinato deve essere possibilmente priva di grasso e di nervi, ché col calore in cottura potrebbero gonfiarsi e spaccare le polpette. Assaggiare di sapidità e di aromi. Far riposare l’impasto per circa 30 minuti in frigo. 

In una padella mettere l’olio e fare un soffritto con l’aglio scamiciato e tritato a coltello, oltre a del peperoncino e al rametto di prezzemolo a fuoco basso. Quando l’aglio è rosolato, spegnere la fiamma e mettere l’alicetta, aspettando che si disfi. A questo punto unire il pomodoro, l’origano, il sale e un bel mestolo d’acqua. Far cuocere per 30 minuti senza lasciar asciugare troppo la salsa: occorre poter letteralmente tuffare le polpette dentro. 

Nel frattempo, togliere il preparato dal frigo, ungere i palmi delle mani con dell’olio e formare delle pallette di circa 50 gr l’una. Una volta preparate tutte, calarle nel sugo. Continuare la cottura a fuoco medio per altri 20 minuti, senza coprire e facendo roteare la padella di tanto in tanto, così che le polpette si cuociano in modo omogeneo e siano tutte ricoperte dal sugo. Una volta cotte, lasciarle a riposare per farle insaporire e, al momento di servire, passarle in un piatto fondo con un po’ di sughetto, olio e crudo e una presa di prezzemolo tritato.

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