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Bressanone alza il calice e si accomoda a tavola

Enoturismo per appassionati di gastronomia e vini bianchi in una delle più affascinanti regioni vitivinicole italiane.

Sylvaner, Kerner, Grüner Veltliner e Riesling. Tra Alpi e Mediterraneo, intorno a Bressanone nascono alcuni dei vitigni più interessanti d’Italia. La città della Valle Isarco, la regione vitivinicola più a nord del Belpaese, vanta infatti riconoscimenti nazionali e internazionali per i suoi vini. Annate ed etichette eleganti raccontano in modo autentico il terroir di questa valle di montagna altoatesina. Una DOC i cui vigneti si trovano spesso tra 500 e 900 metri di altitudine, su pendii ripidi e soleggiati, con forti escursioni termiche tra giorno e notte, permettendo una maturazione lenta delle uve e conferendo ai vini acidità vibrante, freschezza e una marcata impronta minerale. 

Le esperienze tra gastronomia ed enologia nella Valle Isarco

A Bressanone il vino non è solo produzione agricola, ma parte integrante della cultura locale enogastronomica. Con l’immancabile specialità tradizionale, la zuppa di vino bianco, un esempio del forte legame tra etichette e cibo è il progetto “Il Sylvaner e la Val d’Isarco” promosso dall’associazione EisacktalWein. In collaborazione con 14 selezionati ristoranti e 17 produttori del territorio, ogni locale crea un piatto che si abbina in modo particolare all’antico vitigno, e ne valorizza le caratteristiche. Le portate sono proposte fino a fine giugno nei menu, sempre accompagnati da un calice consigliato in abbinamento.

<<Il Sylvaner è elegante, mai invadente. Richiede un piatto che non lo sovrasti>>, racconta Florian Fink dell’omonimo ristorante. Il suo rösti di patate con verdure di Bressanone gioca sulla continuità: la mineralità della bevanda si ritrova nelle note vegetali, mentre la sua freschezza pulisce il palato dal grasso. Al Finsterwirt, invece, la primavera entra nel piatto con ravioli agli asparagi, ricotta affumicata e schiuma di Sylvaner. <<Non è stato difficile: questo vino esalta senza coprire. Con gli asparagi è un classico>>, spiegano dalla casa. 

C’è chi, come il Kircherhof, ha scomposto il vino nei suoi elementi per riassemblarlo nel piatto: albicocca per la frutta, brodo di pomodoro fermentato per la mineralità, burrata affumicata per la struttura. Un esercizio quasi analitico, che trasforma il Sylvaner in una mappa sensoriale. All’Elephant, il dialogo diventa esperienza: <<Un viaggio tra gli aromi, puro piacere>>, mentre al Sunnegg si parla di equilibrio, con il vino che non accompagna ma <<continua il racconto nel piatto>>. Al Boutique Hotel Pachers, il punto di partenza è stato duplice: il vino e il territorio. Ingredienti locali – farina biologica della Val di Funes, latticini, spinaci – lavorati sulle consistenze per riflettere l’equilibrio tra frutto e mineralità della bevanda. Più in generale, i bianchi della valle si abbinano perfettamente anche a prodotti simbolo della cucina altoatesina come lo Speck Alto Adige IGP, la cui nota sapida e leggermente affumicata trova equilibrio nella freschezza e mineralità dei vini di montagna.

In primavera, inoltre, sono il sorso ideale per le ricette a base di asparagi. Per chi desidera scoprire da vicino questo paesaggio fortemente identitario, Bressanone propone escursioni guidate tra i vigneti, visite e degustazioni nelle cantine, oppure tour enogastronomici tra filari e assaggi in cantina. Da non perdere, come ogni anno, la “Primavera di Novacella” (25–26 aprile 2026). Per due giorni Novacella e Varna celebrano l’arrivo della bella stagione con degustazioni, piatti stagionali e musica. Cantine, ristoranti e masi partecipano con iniziative speciali, mentre i produttori Abbazia di Novacella, Griesserhof, Strasserhof e Pacherhof aprono le porte per appassionati di enoturismo.

La Valle Isarco tra vitigni e vini bianchi, anche in monastero

La tradizione enologica locale ha radici profonde. Da secoli si coltiva la vite in queste zone, come testimonia l’Abbazia di Novacella, il cui monastero agostiniano gestisce una delle più antiche cantine attive d’Europa. Accanto alla realtà monastica, il panorama vitivinicolo è caratterizzato da numerose aziende familiari. La Köfererhof, nei pressi di Novacella, è una delle più secolari dell’Alto Adige: le sue origini risalgono al 976. Il Kuenhof, maso che vanta radici nel XII secolo, è oggi noto per una viticoltura attenta alla natura e per vini bianchi minerali di grande personalità. Il Pacherhof, situato sopra l’abbazia, è strettamente legato alla storia del Kerner in Valle Isarco: il bisnonno dell’attuale vignaiolo fu il primo a piantare questo vitigno nel territorio nel 1973, contribuendo alla sua diffusione.
Anche lo Strasserhof, tra le cantine ospitate a un’altitudine tra le più elevate dell’Alto Adige, produce vini bianchi eleganti che esprimono con chiarezza il carattere alpino. Il Burgerhof Messner, invece, rappresenta uno sguardo verso il futuro: qui vengono coltivati esclusivamente vitigni PIWI, varietà resistenti alle malattie che consentono una viticoltura particolarmente sostenibile e la produzione di vini biologici.

Il Griesserhof a Varna, poi, unisce una tradizione secolare a moderne tecniche. Il Taschlerhof, una piccola azienda familiare sopra Bressanone, rappresenta una produzione artigianale su ripidi vigneti d’alta quota e vini di carattere, contraddistinti da una marcata freschezza alpina. Tra le figure più rappresentative della nuova generazione di vignaioli della valle c’è anche Manni Nössing, con il suo Hoandlhof a Bressanone, noto per interpretazioni precise ed eleganti di Kerner, Sylvaner e Riesling.

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