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Classese, il nuovo Metodo Classico dell’Oltrepò Pavese

La nuova denominazione, promossa dal Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese, ridefinisce il profilo del Metodo Classico del territorio nel segno del Pinot Nero e di un disciplinare più rigoroso.

Nel vino, i nomi sono sintesi di territori, stratificazioni di storia e strumenti di identità. “Classese” si inserisce in questa logica espressiva come nuova denominazione del Metodo Classico dell’Oltrepò Pavese, riemersa nel 2026 come progetto di ridefinizione complessiva della spumantistica locale. Il nome nasce dalla fusione tra Classico, riferimento al Metodo Classico di rifermentazione in bottiglia, e il suffisso -ese, richiamo diretto al territorio pavese. Ne deriva un significato immediato: “il Metodo Classico del Pavese”, espresso in una forma più compatta e distintiva.

Classese non è tuttavia una novità assoluta. Il termine era già stato introdotto negli anni Ottanta da un gruppo di produttori con l’obiettivo di dare un’identità unitaria allo spumante Metodo Classico dell’area. Oggi viene recuperato e strutturato all’interno del nuovo disciplinare promosso dal Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese, con una funzione precisa: rafforzarne la riconoscibilità sui mercati nazionali e internazionali. Più che un’operazione di marketing, rappresenta un ritorno consapevole all’identità del territorio, inserito in un impianto normativo più rigoroso che punta a ridefinire il profilo del Metodo Classico locale. In questa prospettiva, il Classese diventa sintesi tra memoria e rilettura contemporanea.

classese

Classese: il disciplinare e la traiettoria DOCG

La regia del progetto è del Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese, che nel 2025 ha approvato la revisione del disciplinare avviando il percorso per il riconoscimento della DOCG Classese. Il punto di partenza è chiaro: il Pinot Nero come asse portante di un’identità produttiva ormai consolidata. Non a caso, l’Oltrepò Pavese rappresenta la principale enclave italiana dedicata al vitigno, con oltre il 70% della superficie regionale a esso destinata. Il nuovo impianto normativo ne rafforza il ruolo: almeno l’85% di Pinot Nero, vendemmia esclusivamente manuale e selezione orientata ai vigneti collinari. Sul piano stilistico, il tempo diventa elemento strutturale, con affinamenti sui lieviti di almeno 24 mesi, che salgono a 36 per i millesimati e a 48 per le riserve. Una scelta che ridefinisce in modo netto il concetto di qualità.

Il Classese si configura così come un perimetro normativo e identitario entro cui il Metodo Classico del territorio consolida uno stile sempre più riconoscibile. In un panorama spumantistico italiano competitivo e frammentato, l’Oltrepò Pavese riafferma una vocazione precisa: quella del Pinot Nero come chiave di lettura del proprio paesaggio.

Una traiettoria condivisa: due letture del Pinot Nero

Accanto alla dimensione istituzionale, il progetto si misura anche nella sua progressiva adesione da parte dei produttori, segno di una convergenza che va oltre il piano normativo. Il Classese diventa così terreno comune, spazio di interpretazione più che semplice etichetta, con letture che si muovono tra blanc de noirs e rosé, nel rispetto di un’identità stilistica sempre più definita. Nel calice, il progetto trova la sua verifica più concreta, con il Pinot Nero che si distende in due interpretazioni complementari del Metodo Classico oltrepadano: Brut Rosé e Brut. Ringraziamo l’azienda vitivinicola La Genisia, realtà emergente del territorio, per aver agevolato la possibilità degli assaggi e reso possibile l’approfondimento delle diverse interpretazioni del Classese.

Abbinamenti gastronomici 

La versione Classese Brut Rosé DOCG, più immediata e dinamica, si esprime con particolare armonia accanto a piatti che ne esaltano la freschezza e la tensione. Tartare di tonno e ricciola, passando per prosciutto crudo di lunga stagionatura, fino ai risotti ai frutti di mare e alle preparazioni a base di crostacei alla griglia. Il sorso accompagna con equilibrio anche leggere sfumature speziate della cucina contemporanea, mantenendo sempre finezza e slancio.

Il Classese Brut DOCG, nella sua interpretazione più essenziale e strutturata, si presta invece a una tavola più profonda e materica. Trova un piacevole dialogo con la battuta di fassona, magari arricchita da tartufo nero, con risotti più classici come quello allo zafferano, pollame, formaggi a media stagionatura, ma anche una stuzzicante tempura di verdure o di pesce. In questo caso il vino si distende con maggiore verticalità, sostenuto da una trama sapida che ne amplifica la versatilità gastronomica.

Dunque, due traiettorie diverse, unite da un’unica matrice e cioè la volontà di fare del Pinot Nero il codice espressivo del territorio. Il Classese, in un colpo solo, introduce una nuova denominazione e definisce una posizione chiara per l’Oltrepò Pavese: consolidare ciò che il territorio è già, traducendolo in un linguaggio condiviso e più riconoscibile. Nel panorama del vino italiano contemporaneo, dove le identità si moltiplicano e si sovrappongono, il Classese sceglie la sintesi. Una prospettiva fatta di maggiore definizione e coerenza. Ed è forse proprio in questa sottrazione che si misura la sua ambizione più evidente.

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