Identità e memoria territoriale in un piatto che profuma di tradizioni e riti popolari: il torvicello.
C’è un momento, arrivando a Pomezia, in cui si percepisce chiaramente che questa città non è solo industria e modernità. Dopo aver celebrato da poco il suo compleanno e il centenario lo scorso anno, emerge un lato più intimo, fatto di tradizioni, profumi e tavole condivise. È lì che inizia il viaggio nel gusto. Situata tra i rilievi dei Castelli Romani e il respiro salmastro del mare di Torvaianica, questa terra custodisce una specialità che racconta la sua storia contadina: il torvicello.
Non è solo una pasta, ma un rito che si rinnova ogni estate durante la sagra dedicata, quando le strade si riempiono di profumi e assaggi, e il passato torna vivo tra le mani di chi impasta.
Prepararlo è un gesto antico. L’impasto nasce da una miscela di farine di farro, memoria della bonifica agricola, insieme a farina 00 ed integrale, lavorate con acqua tiepida e un pizzico di sale. Le mani fanno il resto, trasformando il composto in una massa morbida e compatta. Poi il mattarello, il taglio deciso: ne escono spaghettoni irregolari, più spessi, più rustici, più veri. Bastano pochi minuti di cottura per sprigionare tutta la loro anima. E qui arriva la parte più personale: il condimento.
Il torvicello accoglie tutto, dalle grandi classiche romane, cacio e pepe, gricia, carbonara, amatriciana, fino a interpretazioni più leggere o vegetariane. Ma è nella sua versione tradizionale che racconta davvero il territorio: alici saporite, pomodoro San Marzano, olio extravergine, aglio, finocchietto selvatico, cipollotto, basilico e una sfumata di vino bianco.
Il tocco finale? Una generosa pioggia di Pecorino Romano, che lega tutto in un equilibrio perfetto. Sedersi a tavola, magari in un ristorante dell’agro romano, significa entrare in questa storia. Non è solo un piatto da assaggiare: è un’esperienza da vivere, scegliendo ogni volta un condimento diverso, lasciandosi guidare dalla curiosità. Se vi capita di passare, tra Pomezia e Torvaianica, fermatevi ad assaggiarlo.
Il torvicello non è solo cucina: è identità, è territorio, è memoria che continua a farsi sentire, forchettata dopo forchettata.

La ricetta tradizionale
Ingredienti per 4 persone
Per l’impasto
250 g di farina di farro
250 g di farina integrale
500 g di farina 00
100 ml c.a. di acqua
Per il condimento
400g di alici fresce sfilettate
750 g di pomodoro San Marzano
50 g di Pecorino Romano
1/2 cipollotto fresco
Uno spicchio di aglio
Finocchietto, basilico fresco
Vino bianco per sfumare
Olio EVO e sale
Procedimento
Per realizzare l’impasto, versare le farine a fontana sulla spianatoia, aggiungere acqua tiepida e sale. Impastare energicamente fino a ottenere un panetto liscio. Stendere la pasta col mattarello in una sfoglia spessa 3 millimetri. Tagliare con il coltello a forma di spaghetto largo, infarinare bene e lasciar riposare.
Prepare il sugo eviscerando e spinando le alici. In una padella far rosolare il cipollotto, l’aglio e il peperoncino con olio extravergine. Aggiungere le alici, rosolare e sfumare col vino bianco. Unire i pomodori a cubetti, il finocchietto e il basilico e cuocere per pochi minuti.
Cuocere i torvicelli in acqua bollente salata per pochi minuti, scolarli e saltarli in padella con il condimento. Cospargere di pecorino e servire.
