Un viaggio gastronomico attraverso sei culture, sei tradizioni e sei modi diversi di intendere la cucina: al The View by Valerio Braschi nasce “World Tour”, il nuovo percorso degustazione da vivere con vista sul Duomo di Milano.
Milano è da sempre un punto di incontro tra culture, linguaggi e visioni provenienti da ogni parte del mondo. È proprio da questo dialogo continuo tra identità differenti che nasce il nuovo percorso degustazione estivo di The View by Valerio Braschi: World Tour, un menu in sei portate pensato dallo chef per accompagnare gli ospiti in un viaggio gastronomico attraverso continenti, tradizioni e culture diverse.

D’altronde il viaggio rappresenta da sempre uno degli elementi centrali della cucina di Braschi. Fin dagli esordi, il più giovane vincitore di MasterChef Italia ha costruito il proprio linguaggio culinario attraverso curiosità, contaminazione e libertà espressiva, sviluppando una cucina capace di muoversi tra memoria, tecnica e forti suggestioni internazionali – senza mai perdere una propria identità riconoscibile.
Dal dicembre 2024, dalla terrazza affacciata sulla Galleria Vittorio Emanuele II e sul Duomo di Milano, Braschi porta avanti una proposta gastronomica che in pochi mesi è riuscita ad attirare l’attenzione della critica e della guida rossa, entrando dal 2025 nella selezione della Guida Michelin.

Sei piatti, sei destinazioni
Il percorso si apre in Thailandia con Cozze, cocco e kaffir lime, un piatto che richiama immediatamente i profumi delle cucine di Bangkok attraverso una zuppa di cocco e lemongrass, il calore dello zenzero, le note agrumate del kaffir lime e l’intensità del peperoncino thai.
Dalle atmosfere del Sud-Est asiatico si vola verso il Regno Unito con Eglefino, chowder e aneto, dove il pesce viene proposto in tempura e dialoga con una chowder di eglefino affumicato, olio all’aneto e uova di muggine affumicate, in un omaggio contemporaneo alla tradizione britannica.

Il viaggio torna poi in Italia con Tortelli di patate arrosto e coniglio, forse il piatto più intimo dell’intero percorso, dove la memoria della cucina domestica incontra l’eleganza dell’alta cucina attraverso estratto di coniglio arrosto e carpaccio marinato.
La quarta tappa unisce invece due territori apparentemente lontani: il Galles e il Delta del Po. In Agnello e ostrica, l’agnello gallese alla brace incontra infatti l’ostrica mignon di Goro e un intenso jus di agnello, costruendo un equilibrio inaspettato tra terra e mare.

Con il dessert arriva l’Oriente e una delle caratteristiche più riconoscibili della cucina di Braschi: il gioco, la sorpresa, la capacità di sovvertire le aspettative. Errore Perfetto si presenta come una piccola bustina di riso che racchiude al proprio interno un gelato liofilizzato al pepe sansho, in un esercizio di leggerezza (e ironia) che richiama l’estetica giapponese, così come la precisione delle cucine asiatiche.
Il viaggio si conclude infine in Brasile con il Magnum alla nocciola, cioccolato bianco e mango, uno stecco di bavarese al mango brasiliano ricoperto da glassa alla nocciola e cioccolato bianco, completato da granella di nocciole arrosto.
Una cucina che nasce dal viaggio
Ridurre il World Tour a un semplice menu ispirato a diverse nazionalità sarebbe però limitante. Per Valerio Braschi il viaggio non è mai stato un mero esercizio estetico o una ricerca dell’esotico fine a sé stessa. Viaggiare significa osservare, assaggiare, ascoltare e riportare a casa frammenti di esperienze capaci di trasformarsi in idee. La sua cucina funziona esattamente così. Ogni piatto nasce da un incontro, da un ingrediente scoperto lontano dall’Italia, da una tecnica appresa osservando altre culture gastronomiche o da una memoria personale reinterpretata attraverso sensibilità contemporanea.
«Amo viaggiare e, quando arrivo in un nuovo Paese, cerco sempre di entrare nel cuore più autentico della sua cultura – racconta lo chef -. Molto spesso questo cuore si trova nello street food. È lì che un popolo racconta davvero sé stesso, attraverso ricette tramandate, gesti quotidiani, profumi e sapori che fanno parte della vita di tutti i giorni. Dallo street food si possono imparare tantissime cose: le tradizioni, le tecniche, il rapporto con gli ingredienti e quei sapori autentici che spesso rappresentano l’identità più profonda di un territorio. Ogni viaggio mi lascia qualcosa e molte di queste esperienze finiscono inevitabilmente nella mia cucina, trasformandosi in ricordi, suggestioni e nuove idee da raccontare nei piatti».
Una vista che completa il viaggio
Ad amplificare l’esperienza contribuisce inevitabilmente la posizione di The View. Affacciato direttamente sui simboli più riconoscibili della città, il ristorante permette di osservare Milano da una prospettiva privilegiata, sospesa tra la monumentalità del Duomo e l’eleganza senza tempo della Galleria Vittorio Emanuele II.

