L’ex tempio della Dolce Vita riapre con una veste democratica e la cucina concreta di Andrea Lattanzi.
Via Flavia conserva le tracce di una stagione che ha segnato il costume della Capitale, e che oggi trovano un nuovo indirizzo gourmet. O meglio ritrovano. Taverna Flavia sta segnando la rinascita di un luogo che negli anni Sessanta ospitava volti celebri dello star system come (solo per citarne alcuni) Audrey Hepburn ed Elizabeth Taylor, Al Pacino e Valentino, o ancora Sophia Loren e Gina Lollobrigida. A raccogliere questa eredità nell’ottobre 2025 è stato l’imprenditore Luca Di Clemente, già alla guida di Breccia e Bacco al Pretorio. Il suo obiettivo è quello di restituire al quartiere Ludovisi un indirizzo dal respiro internazionale ma di natura inclusiva. E gli elementi per raggiungere questo risultato ci sono tutti.

L’impatto visivo e le nuove sale
Il progetto di ristrutturazione taglia i ponti con l’estetica della classica osteria romana. L’intervento preserva solo le possenti arcate in mattoni a vista che dividono le sale, testimoni intatte del passato dell’edificio. Il resto è un ambiente dal sapore contemporaneo, dove i velluti rosa e grigi delle sedute dialogano con la carta da parati e i tavoli in legno. Lungo le pareti, le fotografie d’epoca delle star del cinema perdono l’effetto nostalgia per integrarsi nel nuovo arredamento, diventando un elemento visivo moderno. Taverna Flavia è uno spazio elegante che guarda all’Europa, mantenendo però salde le radici nella tradizione capitolina.

La mano fresca del giovane chef
La cucina è affidata ad Andrea Lattanzi, classe 1995, formatosi con Oliver Glowig e Tommaso Pennestri. Il suo lavoro si intreccia con il tessuto cittadino e crea una fitta rete di fornitori romani, selezionati per il loro prestigio e l’affidabilità. Il Forno Roscioli garantisce il pane fresco, le carni arrivano dalle aziende agricole Orme e Fedro, e dai banchi della macelleria Bayslach in piazza Alessandria. Dallo stesso mercato rionale, precisamente dal banco Urka Che Frutta, arrivano ogni mattina ortaggi e frutta di stagione. Le uova provengono dall’Agro Pontino, grazie al lavoro dell’azienda Uovo Felice. Una filiera corta e tangibile, che garantisce alla brigata di poter lavorare con materie prime freschissime oltre che eccellenti.

I sapori della memoria e la tecnica francese
Chef Lattanzi prende in mano le ricette della memoria domestica e le lavora con la tecnica appresa nelle brigate francesi tra Saint-Tropez e Courchevel. L’uso del burro e dei fondi di cottura serve a dare spessore alle pietanze, ma senza appesantirle. Il menu offre piatti rassicuranti ma eseguiti con rigore, mantenendo un costo accessibile che conferma la natura trasversale del ristorante. Tra gli antipasti la scena è dominata dalla crocchetta con panatura di pizza bianca, ripiena di mortadella e Parmigiano Reggiano, e dal pan brioche con alici marinate. Il passaggio ai primi piatti mette in luce le lavorazioni e i condimenti decisi, come i bottoncini di pasta fresca, che racchiudono un ripieno forte di coniglio alla cacciatora, smorzato dalla mozzarella di bufala affumicata e dai capperi. Sul versante delle paste di Gragnano si fa spazio il fusillone di baccalà alla trasteverina. In questa ricetta la sapidità del pesce incontra la dolcezza della cipolla, arricchita dal latte di pinoli e dalle note aspre del sommacco.

Le cotture sui fuochi e la cantina
L’esperienza maturata Oltralpe dallo chef si rivela soprattutto nella gestione delle carni e dei secondi piatti. Il galletto del vercellese al mattone subisce prima un lungo passaggio sottovuoto a bassa temperatura, uno snodo obbligato per sigillare i succhi della carne. Una volta estratto, viene finito in padella per una rosolatura decisa, per poi essere costantemente bagnato e nappato al burro fuso secondo le basi della scuola francese. La pelle viene lucidata con una laccatura densa a base di jus de volaille e un concentrato di pera, in cui sprigionano i loro aromi l’alloro, la salvia, il ginepro, i chiodi di garofano e il rosmarino. La spinta finale al piatto arriva da una salsa ricavata da un fondo di pollo, ristretta a fuoco vivo con vino rosso e aceto balsamico. Ad accompagnare carni così strutturate troviamo una cantina che pesca a piene mani dalle province del Lazio. I calici di Cesanese del Piglio e di Frascati reggono l’urto dei sapori intensi che escono dalla cucina.

Taverna Flavia rigetta con forza l’operazione nostalgia e si presenta come un indirizzo vivo e attuale. La concretezza dei piatti e la qualità netta degli ingredienti definiscono un’identità forte, lontana dalle mode passeggere. La storia del locale cede il passo a un’accoglienza pensata per tutti, e il lavoro di chef Lattanzi contribuisce a rendere la cucina di questa insegna concreta e di carattere, leggendo in chiave contemporanea la tradizione romana, affiancandola con piatti dal gran valore tecnico.
Taverna Flavia, via Flavia 11. Tel. 06 58364775. Aperto a pranzo e cena. Sito | Instagram
