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IZU Milano, trent’anni di storia e una cucina giapponese che guarda oltre i confini

Nel 1993, in Corso Lodi 27 a Milano, c’era una piccola gastronomia con una sola vetrina e una proposta dedicata soprattutto all’asporto. A gestirla erano i genitori di Jin Yue Hu. Oggi, allo stesso indirizzo, IZU si è trasformato in ristorante profondamente diverso per spazi, cucina e identità, ma quella storia familiare resta il punto da cui tutto è partito.

In oltre trent’anni il locale è cresciuto e si è trasformato fino a diventare una presenza consolidata nella ristorazione asiatica milanese, entrando nel febbraio 2025 anche nella selezione della Guida Michelin. A guidarne l’evoluzione è Jin Yue Hu, di origini cinesi e da sempre profondamente legato alla cultura e alla cucina giapponese. Dopo diverse esperienze internazionali, ha raccolto il lavoro iniziato dalla famiglia e lo ha sviluppato secondo una visione personale, capace di tenere insieme memoria, ricerca e tanta contemporaneità.

La cucina giapponese rimane il punto di partenza, ma viene interpretata con libertà. Tecniche, ingredienti e suggestioni provenienti da culture gastronomiche differenti entrano nei piatti senza perdere il senso dell’equilibrio e della precisione che caratterizzano l’impostazione del ristorante. La materia prima occupa un ruolo centrale, così come la ricerca di abbinamenti che lavorano sul gusto, consistenze e sulla pulizia del piatto.

È proprio in questa capacità di evolvere senza interrompere il legame con la propria storia che si legge oggi l’identità di IZU. Un ristorante nato da una piccola attività familiare e cresciuto nel tempo fino a costruire uno stile gastronomico riconoscibile e internazionale.

IL menu omakase: percorso degustazione secondo Jin

Da IZU, l’Omakase, espressione giapponese che invita ad affidarsi allo chef, prende la forma di un «percorso degustazione secondo Jin», pensato per raccontare una cucina che intreccia tecnica giapponese, creatività e influenze internazionali, con la qualità della materia prima al centro. Il viaggio si apre con Il crudo in stile IZU, dove la freschezza del pesce incontra tagli precisi e un’estetica essenziale, e con l’iconica Trilogia di ceviche blanc: berice rosso scottato alla carbonella, ricciola e spigola, accompagnati da una salsa di ispirazione peruviana con un tocco orientale.

Seguono il Sushi Omakase Style, una selezione di nigiri dagli accostamenti inediti, e l’Uramaki creativo firma Jin, che abbina l’astice gratinato a ingredienti scelti per esprimere la fantasia dello chef, mentre un secondo di mare del giorno segue la stagionalità e il suo estro. Tra le creazioni simbolo del ristorante trova spazio «Una Notte da Leoni», ispirata al celebre film e all’energia vibrante di Bangkok: akami e o-toro, due tagli di tonno particolarmente apprezzati nella cultura gastronomica giapponese, vengono esaltati dalle note umami di una salsa di soia invecchiata in botti di rovere. Il tuorlo d’uovo di quaglia aggiunge cremosità, mentre un mix di spezie completa il piatto con una nota grintosa, dando vita a un insieme avvolgente, intenso e ricco di sapore.

Una cucina costruita tra tecnica e contaminazioni

Accanto ai grandi classici del sushi trovano spazio piatti nei quali ingredienti e riferimenti internazionali vengono utilizzati con maggiore libertà. Gunkan e uramaki convivono così con il carpaccio di ricciola accompagnato da jalapeño ed emulsione allo yuzu, mentre tra le preparazioni più lontane dal repertorio tradizionale giapponese compaiono i ravioli ripieni di maialino con sfoglia allo zafferano. Crudi, tartare e carpacci completano una proposta ampia, che cambia anche seguendo la stagionalità e la disponibilità delle materie prime.

L’idea è utilizzare tecniche e ingredienti differenti quando possono aggiungere qualcosa al piatto, lavorando sulle consistenze, sull’acidità, sulla componente aromatica e sulla pulizia del gusto.

È una filosofia che Jin Yue Hu porta avanti insieme a una brigata strutturata tra sushi e cucina. La ricerca continua anche fuori dalla carta, con preparazioni che consentono di costruire percorsi degustazione più personali per chi preferisce affidarsi alla cucina anziché scegliere singolarmente le portate.

Ne emerge un modo di interpretare il Giappone che riflette anche la Milano contemporanea: internazionale, abituata all’incontro tra culture diverse e sempre meno interessata a leggere una cucina soltanto attraverso categorie rigide.

Il nuovo IZU

L’evoluzione degli ultimi anni ha coinvolto anche lo spazio. Il ristorante di Corso Lodi è stato completamente ripensato attraverso un progetto che utilizza materiali naturali e preziosi, con tavoli in legno americano e marmo bianco di Carrara, sedute ampie e un soffitto caratterizzato da 1.250 punti luce sospesi.

Il risultato mantiene alcuni richiami all’estetica orientale senza trasformarli in una scenografia didascalica. L’ambiente è contemporaneo, essenziale e materico, con un’eleganza pensata per accompagnare l’esperienza gastronomica piuttosto che sovrastarla.

La stessa attenzione riguarda il servizio, volutamente informale ma preciso, e la parte beverage. La cantina comprende etichette italiane e internazionali, Champagne e bollicine italiane, vini convenzionali e naturali, affiancati da sakè, whisky giapponesi, gin e distillati. La presenza del sommelier permette di costruire gli abbinamenti anche in relazione a una cucina nella quale crudi, speziature, acidità e componenti umami richiedono sensibilità particolare nella scelta del vino.

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