Magazine di ristorazione e itinerari enogastronomici
AppuntamentiEventi

Il tempo delle castagne: sapori e tradizioni in Campania

Da Montella a Roccamonfina, viaggio tra varietà locali, sagre e luoghi dove assaggiare le castagne d’autunno.

C’è il profumo delle caldarroste che riempie le strade, il rumore della buccia che si apre sul fuoco, il gesto di passarsi le castagne ancora calde per sbucciarle insieme. In Campania l’autunno ha anche questo sapore: quello di un frutto che per secoli ha sfamato le comunità delle aree montane e che oggi continua a essere protagonista della cucina, delle feste popolari e dell’identità di tanti territori. La castagna è una presenza familiare, ma forse non tutti sanno quanto sia ricco il patrimonio castanicolo campano. Da una provincia all’altra cambiano le varietà coltivate, le caratteristiche dei frutti e le preparazioni tradizionali. Dietro una semplice manciata di caldarroste c’è un mondo fatto di biodiversità, lavoro agricolo e conoscenze tramandate nel tempo. Non è un caso che la regione abbia già quattro denominazioni IGP dedicate alla castagna e al marrone e che sia in corso il percorso europeo per la Castagna del Partenio. Una notizia che riporta l’attenzione su una delle produzioni più rappresentative dell’autunno campano.

Una castagna, tanti territori

Quando si parla di castagne, si tende spesso a considerarle tutte uguali. In realtà, le differenze possono essere notevoli: ci sono frutti piccoli e rotondeggianti, altri più grandi, polpe più croccanti o consistenze particolarmente adatte alla trasformazione. Anche il gusto e la facilità con cui si elimina la pellicina interna contribuiscono a distinguere le produzioni. A Montella, in Irpinia, la castagna è una vera protagonista della storia locale. La Castagna di Montella IGP è legata soprattutto alle varietà Palummina e Verdole. Ha dimensioni medio-piccole, polpa bianca e croccante e un sapore dolce. Si presta al consumo fresco, alle caldarroste e a numerose preparazioni, dai dolci alle conserve. Tra le specialità più caratteristiche c’è la castagna del prete, essiccata e poi sottoposta a una particolare lavorazione che ne esalta il sapore.

Spostandosi nella zona dei Picentini, si incontra la Castagna di Serino IGP, apprezzata per i frutti medio-grandi, la polpa soda e croccante e la dolcezza. È adatta al consumo fresco e trova impiego anche nella preparazione dei marron glacé. Nel territorio salernitano, invece, il Marrone di Roccadaspide IGP si distingue per la polpa consistente, poco farinosa e ricca di zuccheri. È particolarmente apprezzato sia come caldarrosta sia per le lavorazioni dolciarie. Sono esempi che mostrano come la ricchezza della castanicoltura campana non risieda in un unico prodotto, ma nella varietà di ecotipi, selezioni locali e tradizioni produttive legate ai diversi ambienti. Il termine ecotipo, in questo contesto, indica una popolazione vegetale adattata alle condizioni di una determinata area: non è necessariamente sinonimo di varietà commerciale o di denominazione protetta.

castagne

Il Partenio e una storia che viene da lontano

Tra i territori che custodiscono questa tradizione c’è il Partenio, area di boschi e paesi tra le province di Avellino, Benevento, Caserta e Napoli. Qui la castanicoltura è legata a una storia antica, che secondo la tradizione locale passa anche attraverso l’opera dei monaci benedettini dell’Abbazia di Montevergine, impegnati nella cura dei castagneti e nella diffusione della coltivazione. Oggi il percorso della Castagna del Partenio verso l’Indicazione Geografica Protetta punta a dare un’identità riconoscibile a una produzione condivisa da 22 Comuni.

La sua è una polpa zuccherina, con tessitura porosa e una pellicina interna facilmente separabile. Aspetti che interessano non soltanto chi la coltiva, ma anche chi la porta in tavola. La tutela delle produzioni locali, del resto, non riguarda soltanto il nome da mettere su un’etichetta. Significa anche mantenere vivo il rapporto tra agricoltura e paesaggio, sostenere il lavoro nei castagneti e preservare un patrimonio che rischierebbe di perdere valore se venisse considerato soltanto una risorsa stagionale.

Dalle caldarroste alla cucina: come si mangiano

Il modo più immediato per apprezzare la castagna resta quello più semplice: arrostita sul fuoco, magari durante una passeggiata in un borgo. Ma la cucina campana offre molte altre possibilità. Le castagne bollite o lessate sono una preparazione essenziale, mentre quelle essiccate possono essere conservate più a lungo e utilizzate in ricette dolci e salate. La loro naturale ricchezza di amido le rende adatte a zuppe, minestre, ripieni e preparazioni a base di farina. In pasticceria diventano creme, confetture, ripieni e dessert; nelle ricette più tradizionali possono accompagnare la carne o essere abbinate ad altri prodotti del territorio. E poi ci sono le preparazioni tipiche locali, come la castagna del prete irpina, che raccontano metodi di conservazione e lavorazione nati molto prima della diffusione dei moderni sistemi industriali. È anche questo a rendere interessante la castagna: un prodotto semplice, capace di attraversare la cucina povera di un tempo e arrivare fino alle preparazioni più elaborate senza perdere il suo carattere.

Dove assaggiare le castagne in Campania

L’autunno è il momento migliore per andare alla scoperta dei territori castanicoli. Le sagre sono un’occasione per assaggiare le produzioni locali, ma anche per conoscere i paesi, incontrare i produttori e scoprire le ricette che accompagnano la raccolta.

Montella, in provincia di Avellino, è una tappa da segnare per chi vuole conoscere la Castagna di Montella IGP e la sua versione essiccata, la castagna del prete. La Festa della Castagna, giunta nel 2026 alla 42ª edizione, è in programma l’1 e 2 novembre e dal 6 all’8 novembre. Tra stand, specialità gastronomiche e iniziative nel paese, è una delle occasioni più note per scoprire questo prodotto. Più info, qui.

Roccamonfina, nel Casertano, offre un’altra esperienza, ai piedi del vulcano spento e tra castagneti secolari. Qui la Maxi Sagra della Castagna IGP e del Fungo Porcino è in calendario dal 3 ottobre al 1° novembre 2026. Il frutto viene celebrato insieme ai porcini e ad altre specialità locali: un appuntamento che permette di associare la degustazione a una passeggiata nel territorio. Più info, qui.

Avella, in Irpinia, mette insieme due protagonisti dell’autunno: castagna e nocciola. La Sagra della Castagna e della Nocciola si svolge il 23, 24 e 25 ottobre 2026, con stand gastronomici nel centro storico e iniziative legate alle tradizioni del paese. Più info, qui.

Per chi vuole scoprire la zona del Partenio, vale la pena seguire anche gli appuntamenti di Cervinara, dove è annunciata la Sagra della Castagna del Partenio per il fine settimana del 30 ottobre-1° novembre. Più info, qui.

Il valore di un frutto antico

La castagna appartiene alla memoria di molte famiglie campane, ma non è soltanto nostalgia. È una produzione agricola che tiene insieme biodiversità, economia locale, cucina e paesaggio. I castagneti contribuiscono a disegnare le aree interne e a mantenere vive attività che richiedono cura, esperienza e continuità. Le denominazioni geografiche possono aiutare a riconoscere e proteggere questo patrimonio, ma la sua forza si misura anche nella capacità di arrivare sulle tavole, nei mercati e nelle piazze dei paesi. Per questo, quando torna il tempo delle castagne, vale la pena guardare oltre il cartoccio di caldarroste. Dietro ogni frutto ci sono un territorio, una storia e un modo diverso di vivere l’autunno. E la Campania, con le sue tante produzioni locali, offre più di un motivo per mettersi in viaggio e assaggiarle.

Articoli correlati

Natale 2020 a Bologna: i nostri consigli per delivery, asporto o pranzi al ristorante

Livia Elena Laurentino

Sud Top Wine, a ottobre si accendono i riflettori sui vini del meridione

Redazione

Roma, se l’aperitivo si fa immersi tra le opere di arte contemporanea

Sabrina Quartieri