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A Torino tra cucina, musica e workshop con il festival Creativafrica 

creativafrica

Fino al 18 giugno torna per la 12esima edizione la kermesse dedicata ai sapori, alle sonorità e alle tradizioni artigianali dell’affascinante continente al di là del Mar Mediterraneo: Creativafrica.

I profumi intensi del berberè e della salsa di arachidi stanno per invadere Torino, che da domenica 7 a giovedì 18 giugno torna a ospitare il festival CreativAfrica, giunto alla 12esima edizione. In totale, 12 giorni di iniziative tra laboratori di cucina, show cooking, incontri, stand di food e concerti live che animeranno ben tre indirizzi: Jigeenyi a via Borgo Dora 3/0, Cascina Falchera a strada Cuorgnè 109 e Magazzino sul Po, a Murazzi del Po Ferdinando Buscaglione 18.

Una kermesse organizzata da Renken ETS per portare nel capoluogo piemontese sapori, voci, suoni e altre esperienze  “afrodiscendenti” con il contributo di Fondazione CRT e Fondazione per la Cultura Torino e il patrocinio del Comune di Torino.

Il tema 2026 è “Roots and Sprouts”, ovvero radici e germogli: «L’edizione rende omaggio simultaneamente alle tradizioni e alle molteplici forme di innovazione musicale, artistica, culinaria, letteraria che possono contribuire a disinnescare i pregiudizi e a decostruire la colonialità del nostro presente», fanno sapere gli organizzatori. Restituendo centralità alle comunità provenienti dal continente al di là del Mar Mediterraneo e proponendosi come spazio di confronto capace di decostruire stereotipi e promuovere nuove narrazioni, convinti che la diversità sia una risorsa, l’iniziativa crea, peraltro, preziose occasioni di incontro tra torinesi di origine africana e concittadini con background differenti.

I sapori di CreativAfrica tra show cooking e laboratori culinari

Cuoche e cuochi si preparano ad accompagnare il pubblico in un viaggio gastronomico che permette di conoscere la cultura dei diversi Paesi africani attraverso il cibo, trasformando ogni piatto in un racconto condiviso. Durante il festival verranno proposti, in particolare, laboratori interculturali di cucina e momenti di ristorazione pensati per favorire l’incontro tra storie, tradizioni e sapori provenienti da tutto il continente al di là del Mare Nostrum. Come il laboratorio proposto dalla chef nigeriana Maria Ojo (domenica 7 giugno), che vive in Italia ormai da 29 anni. Un’esperienza ai fornelli partecipata che omaggia il suo stato di provenienza. I piatti si preparano assieme a  lei, esplorando ingredienti, tecniche e significati culturali delle ricette proposte. Al termine dell’attività, ciò che è stato creato diventa un’apericena condivisa, trasformando il momento culinario in un’occasione di incontro, convivialità e scambio.

Lo show cooking guidato da Moussa Kane accompagna invece il pubblico alla scoperta di un piatto della tradizione senegalese mercoledì 10 giugno. In un formato semplice e partecipativo, lo chef condividerà passaggi, ingredienti e piccoli segreti della tradizione gastronomica del suo Paese, tra racconto e tasting collettivo. Il finale è riservato ovviamente a gustare la pietanza che ha preso vita grazie a una dedizione corale che coinvolge anche gli avventori foodie. Nonostante il successo nei ristoranti in Francia, il legame con il Senegal di Kane resta fortissimo e durante i frequenti rientri nel Paese, osserva con crescente frustrazione la mancanza di professionalità, igiene e comfort in molti indirizzi locali dove si mangia. Nasce così il suo progetto: un centro di formazione culinaria con ristorante solidale integrato, pensato per offrire ai giovani svantaggiati competenze reali nella professione e un accompagnamento verso il lavoro.

Non solo cucina afrodiscendente alla kermesse torinese

Oltre alla possibilità di assaporare pietanze che hanno l’Africa nel piatto, alla kermesse non ci si annoia mai, tra laboratori e stand creativi, dj set e live performance, talk e sessioni di afro-dance. In particolare, una selezione di artisti e sonorità racconta la ricchezza e la complessità delle culture afrodiscendenti. Come Les Mamans du Congo & Rrobin. Un incontro unico e innovativo tra le ninne nanne bantu del Paese e le produzioni afro-house.

E poi ancora Lina Simons, al secolo Pasqualina De Simone, nata a Pozzuoli da madre nigeriana e padre italiano e cresciuta tra Castel Volturno e Cerreto Sannita, territori che le insegnano presto cosa significhi vivere tra più mondi. O, ancora, Janine Tshela Nzua, in arte Epoque, di Torino con famiglia congolese, la cui identità musicale nasce dall’intreccio di italiano, francese e lingala, unito a ritmiche afro, Afrobeats e R&B che danno ai suoi brani un respiro internazionale.

I laboratori, i talk e le altre attività interculturali del festival offrono poi spazi di incontro e apprendimento dedicati alle radici culturali africane. Un’occasione per partecipare in modo attivo e consapevole alla ricchezza di un patrimonio culturale vivo, plurale e in continua trasformazione, grazie a realtà come Otello Boutique che tiene il workshop Afroumanesimo, in cui il tessuto wax  diventa materiale artistico e si realizza un collage usando ritagli di stoffe, pattern e texture ispirati alla cultura afro‑contemporanea, al vintage e all’upcycling. O a Clown Idà, un artista originario di Capo Verde, artefice della fabbrica delle bolle. Uno  spettacolo che unisce la magia delle sfere di mille forme e colori ai quattro elementi della natura – terra, fuoco, acqua e aria – insieme a sorprendenti momenti di pura comicità.

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