Per tutti Marco, l’egiziano Medhat Soliman, nel suo ristorante Il Giardino Romano, sbaraglia la concorrenza e con la sua cucina continua a conquistare celebrities straniere e italiane, da Ben Stiller a Lino Banfi.
Un buon carciofo alla giudia al Ghetto? Al ristorante di un egiziano cristiano copto. Stando alle tante star che si sono sedute ai tavoli del suo Il Giardino Romano, proprio accanto al ben noto Da Giggetto, l’insegna di successo che non ti aspetti nella piazza dietro la Sinagoga appaga i palati e li conquista. Negli anni, nelle sue sale e nello spazio esterno, si sono accomodati infatti attori famosissimi, da Ben Stiller a Owen Wilson, da Terence Hill a John Malkovich, senza dimenticare gli artisti e i volti noti nostrani, da Lino Banfi a Christian De Sica, da Sabrina Ferilli ad Alba Parietti, da Katia Ricciarelli a Mara Venier, fino ad Antonello Venditti. Tutti clienti di Medhat Soliman, per tutti Marco, nato 60 anni fa a Il Cairo e con tante esperienze nella ristorazione nella Capitale, dopo averla conosciuta in diverse vacanze con i genitori.


<<Sono arrivato in questo locale al Portico d’Ottavia nel 2001 e ho avviato il mio progetto gastronomico. Il mio primo successo è stata la carne alla brace come si fa in Egitto, la mia terra, dai tempi di re Faruk. Ovvero proposta con un mini braciere con carbone vivo sul tavolo>> racconta il titolare, che nel menu propone una cucina della tradizione tipica capitolina con qualche specialità giudaico-romanesca.
Come il Carciofo alla giudia, i pomodori a mezzo (simili ai pomodori di riso), la concia di zucchine, le alici e indivia e, per dessert, la torta con ricotta e visciole. Pietanze che nella piazza della Città eterna dove si contano circa venti punti ristoro di ebrei, su un totale di 23, sono di casa in ogni indirizzo.




Ma a Il Giardino Romano c’è qualcosa in più, perché dalla cucina esce anche la tradizione egiziana mediorientale, che prende forma in Falafel, Fave cotte al cumino e dolci tipo il Baklava. << Siamo in tanti. Ma ho sempre avuto un ottimo rapporto con il vicinato, dagli abitanti ai miei concorrenti. Fin dai primi tempi, ho dato la disponibilità ad andare d’accordo. Non tutti l’hanno accolta, ma sono pochi. Pazienza>>, si lascia andare Marco, mentre si gusta, prima del servizio, lo speciale Tris della casa: carciofo alla giudia, carpaccio di carciofi e carciofi fritti. Un trionfo di gusto declinato in diversi modi per valorizzare al massimo l’ortaggio. Intanto, i turisti e i romani habitué si cominciano ad avvicinare per accomodarsi ai tavoli.
È l’ora del servizio ed è tempo, per i buongustai, di rifocillarsi con dei Tonnarelli fatti in casa Cacio, pepe e cicoria o Cacio, pepe e carciofi; o ancora, di divorare dei ghiotti Spaghetti alla Gricia con carciofi, dei veraci rigatoni con la pajata e una generosa Carbonara, che merita sempre. Oppure, per palati che osano, di gustare del quinto quarto, che nel menu de Il Giardino Romano non manca mai. Tra un fritto di animelle e cervello e una coratella con carciofi, si fa spazio anche l’abbacchio allo scottadito, che si fa apprezzare.
E per osare fino in fondo, ecco i dessert espressi, con una proposta che non passa inosservata: la torta ricotta e carciofi. <<Ci tengo a dire che siamo riusciti a farla e, finché non ce la copiano, ce l’abbiamo solo noi>>, conclude il titolare guardingo. Perché in passato, negli anni ’80, quando aveva un ristorante a via dell’anima, si era visto replicare da tutti un’altra sua invenzione: la variazione di tiramisù senza caffè con le fragole.
