Magazine di ristorazione e itinerari enogastronomici • Martedì 26 Ottobre 2021

Camporeale: le eccellenze del territorio dell’Alto Belìce

camporeale

Come ogni anno, più di ogni anno, il territorio di Camporeale si conferma una cornucopia di eccellenze tutte da scoprire e da custodire gelosamente come gemme in uno scrigno e noi siamo andati a scoprirle per voi.

Grande successo per la settima edizione del Camporeale Days (ve ne avevamo parlato qui). Una tre giorni che ha superato le aspettative, se si considera che si è trattato della prima edizione post-pandemia dopo lo stop dello scorso anno. È stata anche la preziosa occasione per andare alla scoperta di un territorio ricco e generoso, continua fucina di specialità enogastronomiche.

Ecco cosa abbiamo scoperto per voi.

Il parco archeologico di Monte Jato

A testimoniare la fertilità del territorio la presenza di una civitas decumana, uno dei 50 centri urbani più importanti della Sicilia. L’area urbana sorgeva sulla cima del monte si estendeva per circa 40 ettari ed era naturalmente fortificata su tre lati da ripide pareti rocciose che la circondano a Nord e a Nord-Ovest, mentre un muro di fortificazione ne assicurava la sicurezza sui versanti orientale e meridionale.

Al parco archeologico del Monte Jato si accede dall’Antiquarium dove inizia il percorso verso la cittadella. Dalla strada di accesso si arriva all’Agorà, un’ampia area rettangolare delimitata su due lati da portici colonnati realizzati nel corso del IV secolo a.C. Da questi portici ci si immette in edifici pubblici più o meno conservati. A nord-ovest dell’agorà, è possibile vedere i resti del teatro costruito nel IV sec. a.C. su modello del teatro di Dioniso ad Atene. Nel settore occidentale si trovano il tempio di Afrodite e due importanti case a peristilio.

L’antiquarium e le Cariatidi

Una volta all’interno del parco sarà possibile visitare l’antiquarium, un edificio risalente alla fine dell’800, dove sono esposti alcuni dei più prestigiosi e rappresentativi reperti provenienti dagli scavi di monte Jato, fra cui quattro statue, due cariatidi e due satiri, provenienti dalla facciata del teatro.

Le statue, calcaree, sono alte oltre due metri e dovrebbero essere del V secolo a.C. con le braccia alzate sostenevano un carico oggi mancante. Ma non solo poichè vi sono tantissimi altre suppellettili che arricchiscono questo interessante museo archeologico. 

Le cantine

L’areale camporealese è un territorio ad alta vocazione vitivinicola. Non è un caso, quindi, che proprio in esso insistano alcune delle cantine che meglio rappresentano l’enologia siciliana e la riscoperta di un territorio la cui fama è destinata a crescere nel tempo.

Alessandro di Camporeale

La famiglia Alessandro è impegnata in viticoltura sin dai primi del 900. Oggi l’azienda a conduzione familiare, vede nei fratelli Rosolino, Antonino e Natale, affiancati dai figli Anna, Benedetto e Benedetto, gli artefici di una rivoluzione produttiva centrata sul vigneto e sulle buone pratiche enologiche, che ha dato vita a vini di grande impatto e struttura, morbidi, eleganti e di grande equilibrio.

Sono i tre cugini Alessandro, il futuro di questa Cantina che, con loro, si rinnova e guarda con nuova passione e speranza al terzo millennio. Da Anna, responsabile dell’enoturismo e della comunicazione, a Benedetto, l’enologo che segue tutto il processo produttivo, in vigna come in cantina, all’altro cugino, pure lui Benedetto, responsabile del marketing dell’azienda di famiglia.

Nuove risorse umane e nuove specializzazioni per proseguire, con fiducia, una storia aziendale diventata l’emblema di un territorio vitivinicolo di grande pregio. L’azienda si estende in un territorio posto tra 400 e 600 metri sul livello del mare contraddistinto da un clima mite ma non arido con significative escursioni termiche tra il giorno e la notte. È in questi terreni argillosi e calcarei che la famiglia Alessandro punta alla valorizzazione di varietà autoctone, come Nero d’Avola, Catarratto e Grillo, e di varietà internazionali come Syrah e Sauvignon Blanc che si sono ben adattate al territorio di Camporeale.

Azienda Candido

La famiglia Candido trae la sua passione per la coltivazione della vite dall’originale cultura rurale del territorio di Camporeale. Oggi, Remigio, Michela, Paolo e Vincenza Candido hanno deciso di vivere tutto l’anno nella casa accanto alla cantina, per potersi dedicare appieno alla cura dei vigneti e per godere ogni giorno del paesaggio mozzafiato di questo luogo.

L’Azienda nasce nei primi anni ottanta. L’attività aziendale comprende tutta la filiera che va dalla coltivazione della vite alla vinificazione, imbottigliamento e commercializzazione.  Cardini fondamentali dell’approccio adottato è il rispetto della natura attraverso la coltivazione biologica.

I vigneti si estendono per venti ettari; distano da Camporeale 2 chilometri e ricadono in Agro di Camporeale e Agro di Monreale. Le varietà vitivinicole sono a bacca rossa (Nero d’Avola, Cabernet Sauvignon, Merlot e Petit Verdot) e a bacca bianca (Catarratto, Grecanico, Grillo e Inzolia). L’amore per la natura spinge la famiglia Candido a utilizzare metodologie di lavorazione delle uve che rispettino il più possibile i profumi e i sapori dei frutti della terra. L’impegno della cantina è tutto riversato nella coltivazione biologica e nel trattamento delle uve che ricorda l’antica cultura rurale del vino in questa terra.

I prodotti tipici di Camporeale

Pastificio Feudo Mondello

La famiglia Agosta coltiva, dalla metà dell‘800, i terreni dell’antico Feudo Mondello che si estende per circa 270 ettari nella valle del Belìce. Feudo Mondello ha chiuso la filiera del grano realizzando in azienda un mulino con macina in pietra naturale e un pastificio artigianale dove trasforma il proprio grano duro in pasta e semole integrali di altissima qualità.

Si tratta di una piccola realtà che ha il grande dono aver chiuso la filiera del grano realizzando in azienda un mulino con macina in pietra naturale e un pastificio artigianale dove trasformare il suo grano in pasta e farina. Nella selezione integrale disponili 10 formati in grano duro siciliano, tra cui Busiate e Pipe rigate, e gli spaghetti in grano Senatore Cappelli. Le semole rimacinate che vengono utilizzate   provengono dalla molitura del grano con macina in pietra naturale e conservano la crusca e il germe.

La sciavata

Continuando il nostro excursus alla scoperta del territorio camporealese una menzione speciale merita la sciavata. La trovate ovunque nei panifici e pizzerie della zona ed è una gustosissima via di mezzo tra la pizza e lo sfincione.

Ne esistono numerose varianti, ma l’antica ricetta appartiene alla tradizione camporealese e rappresenta una golosa alternativa al solito pane che preparavano le donne nell’attesa che i mariti tornassero dai campi.

Dallo stesso impasto utilizzato per il pane se ne ricavava un altro più morbido ottenuto semplicemente aggiungendo solo di un po’ d’acqua in più. Gli ingredienti per condire sono ovviamente “poveri”: cipolla, pangrattato, formaggio, acciughe e olio. Gustare per credere.

Dolci camporealesi: ruote e  cassatelle

Dulcis in fundo, non poteva mancare un cenno ai dolci camporealesi che dai  banchi delle pasticcerie e panifici fanno capolino. Tra questi le cassatelle che, accanto alle “ruote”, sono i dolci rappresentativi di questo territorio.

Se le ruote sono molto simili al bacio pantesco, il dolce che più differisce dall’idea che il suo nome evoca è la cassatella. Le cassatelle camporealesi sono, infatti, assolutamente diverse da quelle di Castellammare del Golfo (Tp) nonostante siano chiamate allo stesso modo. Mentre le prime, sono dei panzerotti ripieni di crema di ricotta e cioccolato, le seconde hanno l’aspetto di un “panino” costituito da due cialde croccanti dalla forma di rombo che racchiudono una golosa crema di ricotta. A completare il tutto una neve di zucchero a velo, altro indizio che rievoca le “paffute” cugine di Castellammare.