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City break a Sarajevo: dove mangiare e cosa fare nella capitale della Bosnia ed Erzegovina

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Tutte le tappe gastronomiche e culturali di una città  tra Occidente e Oriente dinamica e ricca di influenze, che sprigiona fascino 

La città è speciale, perché racchiude nel raggio di pochi chilometri moschee, chiese ortodosse, sinagoghe e cattedrali cattoliche. Un luogo da sempre di incontro tra Oriente e Occidente, per un’unicità che si esprime nel paesaggio urbano di Sarajevo, la capitale della Bosnia ed Erzegovina, ma anche a tavola.

La meta strega, infatti, per il contrasto armonioso tra architetture ottomane, edifici austro-ungarici e tracce di una dinamica identità contemporanea. Città di incontri e contrasti, Sarajevo, oltre al patrimonio storico, vanta una scena gastronomica vivace, fatta di creatività, ospitalità, nuove energie e autenticità. Un carattere sincero che si riflette nei gesti quotidiani, a partire dal rituale del caffè che invita a fermarsi e prendersi del tempo. La destinazione, sempre più in voga come meta turistica, è collegata all’Italia con voli diretti da Milano Bergamo (Ryanair) e Roma (Wizz Air).

La storia di Sarajevo tra influenze e un lungo assedio 

Crocevia di civiltà per secoli, Sarajevo ha conosciuto dominazioni e influenze diverse, dall’Impero Ottomano a quello austro-ungarico, che ne hanno plasmato l’identità multiculturale. La città è entrata nella storia europea nel 1914 con l’attentato all’arciduca Francesco Ferdinando d’Asburgo, evento che segnò l’inizio della Prima Guerra Mondiale. Tra il 1992 e il 1995, la destinazione fu invece al centro della famigerata guerra in Bosnia ed Erzegovina, durante la quale la stessa visse il più lungo assedio nella storia contemporanea europea: un periodo che ha lasciato un segno profondo nella popolazione, contribuendo a definire il suo carattere resiliente. Oggi Sarajevo guarda al futuro con fiducia, valorizzando la propria storia, comprese le sue pagine drammatiche relativamente recenti, come elemento vivo di identità.

La gastronomia tipica locale e dove gustarla

La cucina di Sarajevo è una delle espressioni più immediate della sua identità: un incontro tra influenze ottomane, austro-ungariche e contemporanee, che si riflette in piatti semplici, saporiti e profondamente legati alla tradizione. Nel cuore della città, tra le vie di Baščaršija, il quartiere ottomano, è possibile scoprire i grandi classici della gastronomia locale, dai ćevapi alle diverse varianti di pita, attraverso un’offerta che alterna ristoranti, “aščinice“, le trattorie tradizionali con cucina casalinga,  e locali specializzati come le “ćevabdžinice“, per la carne alla griglia, e le “buregdžinice“, punti di riferimento per la pita appena sfornata.

Un ruolo centrale è occupato dalla cultura del caffè, che si sorseggia come non una semplice pausa, bensì un vero e proprio rituale sociale. Tra gli indirizzi da segnare, per delle prelibatezze tipiche da consumare a tavola, si consigliano: Ćevabdžinica Željo, simbolo della tradizione; Aščinica ASDŽ, per un’esperienza impeccabile bosniaca; Dveri, per l’atmosfera accogliente e le ricette locali; 4 Sobe Gospođe Safije, per una cucina che unisce storia e fine dining.

La città tra quartiere ottomano, caffè storici e Museo dell’Infanzia in Guerra

Sarajevo si scopre  a piedi, tra quartieri e architetture che raccontano epoche e influenze diverse. Tra i suoi simboli più rappresentativi spicca la Vijećnica, l’ex Biblioteca Nazionale, edificio in stile neo-moresco affacciato sul fiume Miljacka. Distrutta durante la guerra nel 1992 e riaperta nel 2014, la struttura è oggi uno dei luoghi più vivi e prestigiosi della capitale balcanica. Della meta di viaggio, il cuore storico è Baščaršija: un dedalo di vicoli, piazzette e botteghe artigiane dove la città ha preso forma nel XV secolo, conservando ancora oggi la sua vocazione commerciale e sociale degli esordi. Qui si concentrano alcuni dei luoghi più emblematici. Come la moschea di Gazi Husrev-beg, tra i più importanti esempi di architettura islamica nei Balcani; il Bezistan, antico mercato coperto; la Torre dell’Orologio. Le strade portano ancora i nomi degli antichi mestieri, dai ramai agli orafi fino ai pellettieri, a testimonianza di una tradizione artigiana ancora viva. Baščaršija, così autentico, è anche il luogo ideale per partecipare al rituale del caffè nelle piccole “aščinice”.

Infine, è da non perdere il Sebilj, la fontana in legno della piazza principale, punto di incontro per chi vive nel posto. A pochi passi, via Ferhadija segna simbolicamente il passaggio tra Oriente e Occidente: da un lato, ci si immerge nell’atmosfera ottomana della città vecchia; dall’altro, gli edifici di epoca austro-ungarica ricordano Vienna più che Istanbul.

Per gli appassionati di storia, immancabile è poi una visita al Ponte Latino, dove nel 1914 fu assassinato l’arciduca Francesco Ferdinando d’Asburgo. Un’altra tappa significativa è il mercato Markale, ancora oggi parte viva della quotidianità, ma anche memoria degli atroci e sanguinari anni ’90. Come pure il Museo dell’Infanzia in Guerra, che offre uno sguardo intimo e toccante sul conflitto recente, attraverso oggetti personali, testimonianze e racconti di chi ha vissuto l’assedio di Sarajevo durante i primi anni di vita. E se speciale è lo skyline, tra minareti, campanili, cupole e architetture austro-ungariche che si alternano a edifici del periodo socialista, sono due gli indirizzi in cui vale davvero la pena pernottare: Isa Begov Hamam Hotel, nel cuore della città vecchia, che unisce oltre 500 anni di storia all’esperienza autentica dell’hammam tradizionale, con spazi e arredi ispirati alla cultura ottomana; Hotel Baškuca, boutique hotel a due passi dal quartiere Baščaršija, per respirare autenticità dentro e fuori l’alcova.

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