Magazine di ristorazione e itinerari enogastronomici • Mercoledì 22 Settembre 2021

Curatolo Arini, la scommessa dell’azienda di famiglia tra Marsala e autoctoni

curatolo arini

Da 145 anni una grande realtà vinicola che ha fatto della famiglia, tradizione e territorio gli ingredienti del proprio successo. 

La storia della famiglia, prima ancora che dell’azienda, è quella che rende la cantina Curatolo Arini la produttrice di Marsala più antica gestita ancora dai discendenti di Vito Curatolo, che nel 1875 diede vita alla propria realtà vitivinicola nel cuore dei vigneti marsalesi di sua proprietà. 

Una storia familiare – dicevamo – ricca di intese tra le generazioni, che hanno percorso con coraggio la strada segnata dalla visione del fondatore. Intese con il territorio ricco di storia e di antiche tradizioni. Intese, in ultimo ma non certo meno importanti, con tutti coloro che, in quasi 150 anni di storia, hanno contribuito con il loro lavoro e la loro dedizione a realizzare tutto ciò. 

Curatolo Arini: la storia

Dopo aver costruito la propria cantina, spinto dal desiderio di produrre Marsala, Vito Curatolo nel 1880 commissiona le etichette dei vini allo studio dell’architetto Ernesto Basile, massimo esponente dello stile “Liberty” siciliano, che è possibile ammirare ancora oggi sulle bottiglie di cui colpisce e si apprezza l’eleganza e la  raffinatezza.

Bisognerà attendere un decennio perché l’azienda acquisti una dimensione sempre più internazionale divenendo una delle principali esportatrici di vino in Europa e nelle Americhe.

Così quando nel 1896, con la scomparsa del suo fondatore, il timone passa ai  figli Francesco, Vito, Leonardo e Giuseppe, loro compito è seguirne le orme continuando con passione  ed abnegazione l’espansione dell’azienda fino ad arrivare ai nostri giorni in cui  il nipote di Vito, Roberto ed il pronipote Sergio, portano avanti il sogno del fondatore, recentemente affiancati dai rispettivi figli, Riccardo ed Alexandra.

Curatolo Arini: oggi

Oggi l’azienda consta di quattro areali di produzione da cui provengono le uve che costituiscono la base dei  vini. Chirchiaro, a 400 chilometri da Marsala, a 500 metri di altitudine, da dove provengono le uve Grillo, Inzolia e Catarratto; Gagliardetta, a 300 metri sul livello del mare, casa dello Zibibbo; Fulgatore, nel Trapanese, a Sciarra Soprana, a 200 metri sopra il livello del mare, dove si coltivano il Nero d’Avola Riserva e il Syrah; a Marsala, infine, si trovano le uve Grillo che, grazie alla maggiore propensione alla naturale ossidazione e al maggiore livello zuccherino, sono “elette” per la produzione  dei Marsala la cui nascita risale al 1773. 

Il Marsala

In quest’anno, infatti, John Woodhouse, ricco commerciante di Liverpool, a causa del maltempo fu costretto a riparare la propria nave nel porto di Marsala dove ebbe l’occasione di assaggiare il Perpetuum, vino locale, che portò con sè, addizionandolo con acquavite per assicurarne la conservazione fino alla meta. Da allora ad oggi il Marsala ne ha fatta di strada fino a diventare il prodotto più noto dello splendido ed omonimo borgo marinaro rinomato anche per le sue saline. 

Il vino si ottiene miscelando diversi ingredienti (vino base ottenuto da diversi vitigni, alcol o acquavite da vino, mosto cotto e mistella ovvero mosto cotto più alcol da uva) nelle proporzioni indicate in antiche ricette tramandate da generazioni e che rendono ogni Marsala unico e diverso dall’altro.

Noi abbiamo avuto modo di incontrare I proprietari dell’azienda Curatolo Arini in occasione del Press Day svoltosi lo scorso 1 ottobre durante il quale abbiamo anche avuto l’opportunità  di assaggiare le annate “en primeur” e le prove di vasca.

 “ I mesi estivi sono stati caldi ma ventilati con notevoli escursioni termiche questo ha permesso un’ottima maturazione  delle uve durante la vendemmia 2020 nonostante la siccità invernale e le scarse piogge primaverili” hanno spiegato Nino Reina e Riccardo Curatolo, rispettivamente enologo e responsabile di produzione dell’azienda. 

Questi alcune delle etichette degustati che ci hanno maggiormente impressionato. 

Grillo 2015

Giallo dorato con riflessi brillanti. Il tempo sembra non averne minimamente scalfito la freschezza regalandogli, al contrario, una marcata intensità olfattiva che evidenzia intense note agrumate di pompelmo rosa e cedro “addolcite” da quella di frutta esotica e melone bianco che virano verso sentori di burro e vaniglia bourbon. Anche le erbe mediterranee come mentuccia, salvia e rosmarino fanno capolino rendendo il naso un vero e proprio caleidoscopio di profumi. In bocca il sorso è “vispo” e vibrante e sorretto da una piacevole sapidità che ne allunga il finale. 

Gagliardetta Zibibbo 2018 Igp Terre Siciliane

Giallo paglierino con lievi riflessi dorati. All’olfatto esprime un intenso bouquet di erbe mediterranee come timo e rosmarino aggraziate da note agrumate di fiori d’arancio e bergamotto  e floreali di acacia e lavanda. Al palato mostra un sorso equilibrato, fresco e nitido  che chiude con una gradevole sapidità e una punta amaricante che si fa ricordare. 

Syrah 2017 Igp Terre Siciliane 

Rosso profondo con riflessi violacei. Al naso offre intense note di frutti a bacca rossa come mirtilli e more selvatiche smorzate dalla prugna e dal pepe nero.  In bocca il tannino è suadente e carezzevole e mostra un frutto succulento che accompagna al lungo il palato con eleganza e discrezione. 

“Sciarra Soprana” Nero d’Avola Riserva 2015 Doc Sicilia

Rosso rubino intenso con riflessi purpurei. Naso elegante di frutti rossi, marasca e sentori di spezie miste, pepe nero e vaniglia e , a sorpesa, cioccolato a latte. In bocca il sorso è ampio, fresco, succoso e sapido. Chiude con un bel finale agrumato che ricorda l’arancia sanguinella. 

Marsala Secco Riserva 2012 

Seduce l’olfatto con intense note di mandorla amara, datteri e albicocche secche, uva sultanina, vaniglia e fava tonka. Conquista il palato con un sorso morbido, elegante e pieno restandovi a lungo impresso con piacevoli note di frutta secca. Un Marsala “trasversale” in grado di muoversi con disinvoltura dal dolce al salato ma altrettanto degno di un “assolo”.