Nel libro Un napoletano al wasabi, Giuseppe “Peppe” Errichiello racconta il percorso che lo ha portato dalla provincia napoletana alla capitale giapponese, tra lavoro, pizza e confronto con una nuova cultura.
Diciotto anni fa Giuseppe Errichiello ha lasciato la Campania per il Giappone. Era un giovane pizzaiolo originario di Afragola, con alle spalle un’infanzia difficile e davanti una città nella quale avrebbe dovuto imparare a muoversi, lavorare e costruire una nuova quotidianità. Oggi vive a Tokyo, dove gestisce due locali e ha appena inaugurato una terza attività. La sua vicenda è raccontata in Un napoletano al wasabi. Fame. Riscatto. Dignità, il libro autobiografico scritto insieme a Luigi D’Antonio e pubblicato da FA Publisher.
Prima di Tokyo c’è un’infanzia segnata dalla solitudine, dagli anni trascorsi in istituto e da una crescita arrivata troppo presto. Il lavoro entra presto nella sua vita e la pizza diventa il mestiere attraverso cui trovare una direzione. Un impasto, un forno, gesti da ripetere e affinare ogni giorno: una pratica concreta che gli permette di costruire nel tempo competenze e autonomia. Il trasferimento in Giappone arriva anche attraverso una storia d’amore. A Tokyo Errichiello deve confrontarsi con una realtà molto diversa da quella in cui si è formato: una nuova lingua, altre abitudini, codici professionali differenti e una cultura gastronomica con una propria sensibilità. Portare la pizza napoletana in un contesto simile significa anche capire come conservarne l’identità senza sottrarsi al confronto con ciò che la circonda. Nel corso degli anni il suo lavoro si evolve proprio lungo questa linea. Alla formazione da pizzaiolo affianca le competenze maturate nell’Alta Cucina e comincia a elaborare una propria idea di cucina, nella quale la tradizione partenopea incontra tecniche e sensibilità apprese in Giappone.


«Al Giappone, che mi ha dato tanto, voglio restituire indietro qualcosa e per farlo ho unito la mia esperienza di pizzaiolo all’Alta Cucina che ho sperimentato negli anni», racconta Errichiello. È un approccio che riflette anche il rapporto con il Paese in cui ha scelto di vivere: lavorare su un terreno comune tra due culture gastronomiche. Nel 2026 questo percorso ha ricevuto anche un riconoscimento internazionale. RistoPizza by Napoli sta’ ca’, all’interno dell’Azabudai Hills Store di Tokyo, è stata indicata da 50 Top Pizza come migliore pizzeria dell’area Asia-Pacifico. Un risultato che arriva dopo quasi due decenni di lavoro e che va letto all’interno di una storia professionale costruita lontano dal luogo d’origine. È proprio questo percorso, più che il riconoscimento, a costituire il centro di Un napoletano al wasabi. Il libro torna alle esperienze che hanno preceduto la carriera: l’infanzia, le relazioni, le difficoltà e la ricerca di una propria collocazione. La gastronomia rimane il filo conduttore, ma il racconto riguarda anche il modo in cui un mestiere può diventare nel tempo uno spazio di autonomia e di definizione personale. Il titolo mette insieme due mondi lontani. Da una parte Napoli, con la sua cultura della pizza e il suo patrimonio gastronomico; dall’altra Tokyo, dove Errichiello ha trascorso gli ultimi diciotto anni e costruito la propria vita professionale. In mezzo c’è un percorso di adattamento che lo ha messe alla prova in un contesto nuovo.

La storia di Errichiello racconta così anche una trasformazione della pizza italiana fuori dai suoi confini. Quando una tradizione gastronomica viaggia, porta con sé tecniche, gesti e memoria, ma entra inevitabilmente in relazione con il luogo che la accoglie. A Tokyo, quella relazione ha prodotto una cucina che conserva un legame con Napoli e allo stesso tempo parla il linguaggio di un altro Paese. Per Errichiello, la pizza è rimasta il punto di partenza. Il resto è arrivato attraverso gli anni, il lavoro e la necessità di imparare a stare in un luogo lontano da quello in cui era cresciuto. Ed è forse questa la chiave più interessante del suo racconto: certamente la distanza percorsa, i riconoscimenti ottenuti, ma soprattutto il modo in cui un mestiere può cambiare insieme alla persona che lo pratica.
