Capace di coniugare ancestralità e modernità enologica, Erbaluce è uno dei vitigni più più antichi e misteriosi del Piemonte. La sua storia affonda le radici nella leggenda ma oggi è una Docg vitale grazie al lavoro incessante di alcune aziende locali.
Il suo nome, Erbaluce, ha un suono che affascina e incuriosisce. Ed è una sensazione che si conferma quando degustiamo questo bianco piemontese, non troppo conosciuto fuori dai confini regionali ma eppure considerato un vino di grande interesse. Anche perché si tratta di un vitigno tra i più antichi e identitari del Piemonte settentrionale, legato in modo indissolubile al territorio del Canavese.
Erbaluce tra storia e leggenda


Ad affascinare sono anche le sue origini, avvolte nel mistero: una leggenda locale narra che la ninfa Alba, figlia del Sole, approdò sulle colline moreniche lasciando germogliare i primi tralci di Erbaluce, un racconto che riflette il suo profilo luminoso e solare.
Le prime attestazioni storiche certe risalgono al XVI secolo, quando cronache agrarie piemontesi citano un’uva “erbaluce” o “albaluce” coltivata attorno ai borghi di Caluso, Agliè e Cuceglio. L’area canavesana, plasmata dalle imponenti morene del ghiacciaio Balteo, offriva un ambiente unico: suoli acidi, sabbiosi, ricchi di ciottoli, un clima ventilato e marcate escursioni termiche. In questo contesto l’Erbaluce sviluppò progressivamente il suo carattere peculiare: acidità vivissima, struttura minerale e note aromatiche fini.
Tra Settecento e Ottocento il vitigno divenne centrale per l’economia agricola di questa zona, sia per la produzione di vini secchi, sia — e soprattutto — per quella dei celebri vini passiti locali, tra i più apprezzati del Piemonte.
Nel Novecento, con la creazione della Doc Caluso e poi della Docg Erbaluce di Caluso, la varietà è stata definitivamente riconosciuta come uno dei grandi vitigni bianchi italiani, capace di coniugare ancestralità e modernità enologica.

Food pairing
La sua versatilità consente di abbinarlo a piatti assai diversi: gli spumanti metodo classico sono freschi e raffinati, perfetti con gli antipasti o con piatti di pesce delicati. I bianchi fermi si distinguono per finezza, eleganza e sorprendente longevità. A tavola si abbinano con preparazioni a base di verdure o con menu di pesce.
Le vendemmie tardive e i passiti, spiccano invece per la piacevole freschezza, che va a controbilanciare il residuo zuccherino, donando una straordinaria bevibilità. Sono compagni ideali di un tagliere di formaggi stagionati ed erborinati o di pasticceria secca.
Tenuta Roletto
Tra le cantine che da decenni sono impegnate nella produzione e nella tutela di questi storico vitigno c’è la Tenuta Roletto (via Porta Pia 78, Cuceglio) un agriturismo attrezzato anche per l’accoglienza di chi viene da queste parti per trekking e visite culturali.
Torino è poco distante ma lasciando l’autostrada che va ad Aosta per andare proprio verso Cuceglio, ci immergiamo in un ambiente fatto di grandi vallate, vigneti, colline moreniche modellate dalle antiche glaciazioni e un ricchissimo patrimonio culturale fatto di castelli e palazzi sabaudi. Come il Castello di Agliè, distante pochi chilometri dalla Tenuta, oggi proprietà dello stato, cui è stato venduto dal duca Tommaso di Savoia. L’edificio, visitabile, deve la sua fama alla fiction Elisa di Rivombrosa oltre che alla bellezza degli interni e alle numerose opere di pregio custodite.
Le origini di Tenuta Roletto affondano nei primi anni del Novecento, quando Giovanni Tinetti iniziò a coltivare la zona delle Guie, anticamente nota per le sue sorgenti e per la coltivazione della canapa. La passione per la terra venne tramandata alla figlia Caterina e successivamente a Enrico Roletto Zabella che, nei primi anni Sessanta, diede nuovo impulso all’azienda ampliando i vigneti e introducendo la coltivazione dell’Erbaluce, vitigno destinato a diventare il cuore della produzione della Tenuta. Negli anni successivi Antonino Roletto guidò l’evoluzione dell’azienda, trasformandola da realtà familiare a struttura imprenditoriale, mantenendo però intatto il legame con la tradizione agricola e con il territorio canavesano.



Oggi Tenuta Roletto prosegue il proprio percorso di crescita attraverso un approccio che unisce identità territoriale, ricerca e visione contemporanea, anche grazie alla collaborazione con il Politecnico e l’Università degli Studi di Torino per la valorizzazione del vitigno Erbaluce. La raccolta delle uve viene effettuata esclusivamente a mano, con un’attenta selezione dei grappoli, da viti che qui vengono coltivate secondo l’antico sistema della pergola.
Tra i i vini da segnalare il Lei Erbaluce di Caluso Docg (12 euro, 13 gradi) ideale per chi desidera un assaggio autentico e diretto dell’Erbaluce vinificato in purezza. Caratterizzato da una freschezza vibrante e una piacevole acidità, è un bianco facile da apprezzare, perfetto per l’accompagnamento di piatti leggeri e aperitivi. Più complesso e raffinato Muliné, anche questo Erbaluce in purezza (20 euro, 13 gradi), che nasce da una selezione delle migliori uve, sottoposte a una lunga macerazione e affinamento. Il risultato è un vino ricco di sfumature, con una mineralità decisa e una morbidezza che cresce nel tempo.
Passando al metodo classico il “primo step” è il Sessanta Caluso Docg (30,50 euro, 13 gradi), un millesimato che ha riposato per ben 60 mesi sui lieviti, un periodo che conferisce al vino una complessità straordinaria. Al naso si percepiscono frutta matura, agrumi evoluti e note tostate. Il suo finale di mandorla lo rende perfetto per momenti di meditazione o piatti più complessi. Infine il fuoriclasse, Il Centoventi Caluso Docg (51 euro, 13 gradi), un Metodo Classico con 120 mesi di affinamento sui lieviti. Prodotto solo nelle annate più straordinarie, questo vino offre una complessità aromatica rara, con note di frutta secca e agrumi evoluti e un lunghissimo finale fresco e cremoso. Perfetto su un pesce al forno.
E tra i vini da segnalare non poteva mancare L’Erbaluce di Caluso Passito Docg (26 euro, 24,5 gradi) frutto di una vendemmia con una rigorosissima selezione. I grappoli vengono lasciati poi appassire per almeno tre mesi nel fruttaio. Il risultato è un vino di un bellissimo colore giallo oro con tenui riflessi ambrati. Al naso si sviluppano note intense di nocciola, canditi e frutta secca mentre in bocca il sapore è piacevolmente dolce e armonico, pieno e vellutato. Si sposa con la pasticceria secca, come i Torcetti del Canavese, ma si abbina bene anche con formaggi a lunga stagionatura piemontesi, come il Bettelmat.
L’azienda produce anche rossi da vigneti storici del Piemonte che sicuramente vale la pena di provare. Iniziando da LUI Canavese Doc Rosso (12 euro, 13 gradi) un blend di Barbera, Nebbiolo, Neretto e Freisa. Morbido e fruttato si abbina a carni rosse, bolliti e selvaggina ma anche a formaggi stagionati. Canavese Doc Barbera (14 euro, 14 gradi) è invece più fresco, vivace e leggermente speziato, adatto anche a lunghi affinamenti. Si sposa a carni e bolliti. Infine il Nobilis Canavese Doc Nebbiolo (17 euro, 14 gradi): vino intenso e profondo con un bouquet che spazia dalla ciliegia alla rosa, dalle spezie dolci ai caratteri eterei. Al palato è dinamico, con una struttura composta ed equilibrata. Matrimonio d’amore con il carrello dei bolliti misti.
