Magazine di ristorazione e itinerari enogastronomici • Domenica 16 Giugno 2019

Il freddo mette in ginocchio l’agricoltura italiana

Intere coltivazioni gelate e disagi per i trasporti dei prodotti freschi. La Cia annuncia rincari di prezzo fino a oltre il 200%. La situazione più drammatica al Sud, specie in Puglia e in Basilicata. E poi nelle zone terremotate, dove per Coldiretti «occorre assolutamente accelerare le procedure per garantire l’arrivo dei moduli abitativi e delle stalle a tutte le aziende e agli allevamenti danneggiati»

Il freddo di questi giorni mette in ginocchio l’agricoltura italiana, specie quella del Mezzogiorno. L’allarme lo lancia proprio la Cia – Confederazione Italiana Agricoltori, che prevede rincari di prezzo di oltre il 200% per zucchine e bietole e raddoppi di costi per lattuga e pomodorini datterini.

La situazione più preoccupante, come detto, è quella delle campagne del Sud, da dove provengono circa il 61% degli ortaggi e il 97% degli agrumi nazionali.  Non bastassero le coltivazioni gelate, si aggiungono i disagi della circolazione, con tir rallentati se non fermi per via di ghiaccio sulle strade o inagibilità di esse e con le consegne di prodotti freschi dell’intera filiera ritardate quando non rimandate.

Conseguenza di questo “mix” di fattori negativi è «il rialzo immediato dei prezzi al consumo», afferma la Cia, «con aumenti che sono arrivati anche al 230% per zucchine e bietole».

bietola

Questi in particolare gli incrementi maggiori rispetto allo spesso periodo del 2016, stando aIle rilevazioni del Mercato Ortofrutticolo di Fondi (MOF):

+233% delle zucchine siciliane

+236% della bietolina laziale

+180% della cicoria

+100% della lattuga cappuccia

+83% dei pomodori datterino

E poi ci sono rialzi superiori al 60% che hanno coinvolto cavolfiori, rape e carciofi soprattutto pugliesi.

A fare eco alla Cia anche Coldiretti, che in un primo bilancio sugli effetti devastanti di questa ondata di freddo ha delineato una situazione drammatica, parlando di migliaia di ettari di verdure pronte per la raccolta bruciate dal gelo, serre danneggiate o distrutte sotto il peso della neve, animali morti, dispersi e senz’acqua perché sono gelate le condutture, ma anche aziende e stalle isolate che non riescono a consegnare il latte quotidiano e le verdure.

mucche

Ancor più drammatica per Coldiretti la situazione nelle zone terremotate, «dove con l’arrivo della neve e del freddo occorre assolutamente accelerare le procedure per garantire l’arrivo dei moduli abitativi e delle stalle a tutte le aziende e agli allevamenti danneggiati. Purtroppo ad oggi a causa del complesso iter burocratico e i ritardi accumulati si stima che siano state realizzate appena il 15% delle strutture di protezione degli animali e gli allevatori non sanno ancora dove ricoverare mucche, maiali e pecore, costretti a stare fuori al freddo, con il rischio di ammalarsi e morire, o nelle strutture pericolanti».

In uno stato di tale maggiorazione di costi «bisogna anche stare attenti alle manovre speculative», avverte infine il presidente nazionale Cia, Dino Scanavino. «Aumenti eccessivi dei prezzi dei prodotti freschi (soprattutto ortaggi e verdure) non sono sempre giustificabili, anche perché le quotazioni sui campi non hanno subito alcun aumento ed alcuni prodotti potrebbero essere stati stoccati in magazzino precedentemente all’ondata di maltempo. Per questo sollecitiamo le autorità competenti a intervenire per stroncare qualsiasi rincaro e comportamento scorretto lungo la filiera».