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Il profumo della storia nel calice: alla scoperta della neonata Casauria Docg

Tra le arcate dell’Abbazia di San Clemente, l’Abruzzo celebra il suo nuovo gioiello enologico: un viaggio sensoriale tra vigne a pergola, borghi incontaminati e l’autentica accoglienza della Val di Pescara.

Camminare tra le pietre millenarie dell’Abbazia di San Clemente a Casauria, nella Valle di Pescara, significa respirare la storia. Voluto nell’872 da Ludovico II, questo luogo è stato per tre secoli il cuore politico e religioso della Maiella. Sotto il suo portico a tre arcate semi-ogivali, dove la facciata romanico-gotica sfida il tempo, lo scorso 9 maggio si è respirata un’aria nuova, densa di futuro. Proprio qui è stata presentata ufficialmente la Casauria Docg, la terza Denominazione di Origine Controllata e Garantita dell’Abruzzo, che va ad affiancare il Montepulciano delle Colline Teramane e le Terre Tollesi. Un traguardo storico che consacra un percorso iniziato nel 2017 e culminato con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale della Comunità Europea.

L’emozione di questa presentazione ha unito istituzioni e territorio. All’evento hanno preso parte il Sottosegretario al Masaf Luigi D’Eramo, il Presidente della Regione Abruzzo Marco Marsilio, il Vicepresidente Emanuele Imprudente e i sindaci dei Comuni coinvolti. A fare gli onori di casa, il Presidente della Casauria Docg Concezio Marulli, che ha teso il filo rosso tra il passato glorioso di queste terre e la grande opportunità di un turismo enogastronomico capace di valorizzare luoghi ancora nascosti.

La Casauria Docg

Assaggiare questo vino significa visualizzare la terra da cui nasce. Il contesto morfologico della Val di Pescara è un miracolo di equilibrio tra il suolo, un mix perfetto di sabbia e argilla, la pendenza ed esposizione, ideali per catturare la luce e garantire una maturazione qualitativa eccellente, ed il clima, una ventilazione costante che accarezza i grappoli e mantiene l’ambiente salubre.

Il disciplinare parla chiaro, il re indiscusso è il Montepulciano (presente almeno al 90%), un’uva a bacca nera che regala una longevità straordinaria, espressa in purezza e senza artefici.

Passeggiando per i vigneti si nota subito un dualismo affascinante. Da un lato domina la pergola abruzzese, la chioma tradizionale che protegge i grappoli dal sole diretto, preservando la complessità aromatica e l’acidità del frutto. Dall’altro si fa spazio la spalliera, un sistema moderno che agevola le lavorazioni agronomiche per ottenere uve sane e mature.

È l’Abruzzo di oggi, un piede nella tradizione e uno nell’innovazione. Questo patrimonio è custodito da 18 aziende vitivinicole dislocate nei comuni storici della denominazione: Alanno, Bolognano, Cugnoli, Pietranico, San Valentino (Scada), Pescosansonesco, Scafa, Tocco da Casauria e Castiglione a Casauria, a cui si aggiunge un’unica cantina cooperante esterna ai confini comunali ma legata storicamente all’area.

A più di cinquant’anni dalla nascita della Doc, il Montepulciano, spesso definito il “Chianti dell’Abruzzo”, dimostra tutta la sua evoluzione. Con la prima annata 2024 ormai alle porte, le aspettative sono altissime.

Visitare la terra della Casauria Docg non è solo una degustazione, ma un arricchimento interiore. In questo angolo d’Abruzzo non ancora contaminato dalla frenesia moderna, il vino diventa la chiave d’accesso per riscoprire un’ospitalità autentica, una gastronomia tramandata intatta e un’umanità rara che riempie il cuore prima ancora del calice.

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