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La maturità del bere al Roma Bar Show 2026

roma bar show

La sesta edizione della kermesse, nella nuova sede della Nuvola di Fuksas, conferma il prestigio dell’evento e consacra l’ospitalità italiana guardando al panorama internazionale, alle nuove sfide del settore e alle tendenze del bere miscelato e responsabile.

Roma Bar Show 2026 ha cambiato passo. Questa è la prima impressione che arriva dall’ultima edizione, nata nel 2019 con l’intento di mettere insieme in un unico evento tutti gli attori dell’industria del beverage e il mondo della mixology italiana. Traslocando sotto la grandiosa volta della Nuvola di Fuksas, forte della collaborazione con Fiere di Parma e ICE – Agenzia, la manifestazione ideata da Andrea Fofi compie un passaggio atteso da anni, che allontana ogni tentazione provinciale per misurarsi con i grandi palcoscenici del mondo.

Dall’academy fino al foyer dell’auditorium, dall’arena talk ai numerosi stand delle realtà che hanno presenziato, il settore ha mostrato la sua faccia migliore, quella di una comunità consapevole del proprio peso culturale ed economico. Non c’è spazio per le moine da fiera o le mode passeggere: qui ogni approccio è concreto, ogni confronto è onesto, e ciò che ne deriva è una narrazione sincera dove vince chi rispetta la terra, il lavoro nei campi e nei laboratori, l’accoglienza attenta e gioviale al bancone.

Da sinistra Antonio Cellie (CEO di Fiere di Parma), Francesco Lollobrigida (Ministro dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste), Andrea Fofi (CEO di Roma Bar Show), Micaela Pallini (presidente di Pallini S.P.A.) e Riccardo Caravita (F&B Global Brand Manager di Fiere di Parma)

La nuova casa della Nuvola e il respiro internazionale

Varcare la soglia della Nuvola significa prendere atto della crescita di un comparto che muove economie imponenti lungo tutta la Penisola. Gli spazi monumentali hanno accolto quindicimila professionisti, attirando l’attenzione diretta delle istituzioni sul valore delle nostre filiere. A ribadire il ruolo trainante dell’agricoltura ci ha pensato il Ministro Francesco Lollobrigida, presente all’apertura dei lavori. «Roma Bar Show dimostra di essere una fiera che genera un valore economico che premia gli imprenditori e i produttori italiani», ha sottolineato il Ministro. Una visione condivisa da chi questa manifestazione l’ha vista nascere e crescere passo dopo passo.

Riccardo Marinelli, collaboratore di lunga data dell’evento, guarda a questo traguardo con la serenità di chi sa di aver vinto una scommessa difficile. «La nuova location ha creato subito un effetto wow per impatto e accoglienza – ci ha spiegato tra i corridoi affollati – con un’ottima risposta da parte degli operatori. Con l’ingresso di Fiere di Parma l’obiettivo è presentarci in una prospettiva sempre più ampia e internazionale, arricchita da un grande panel di ospiti e formazione estera». Le aule dei seminari stracolme hanno confermato questa sete di crescita, con centinaia di giovani baristi arrivati per ascoltare i grandi maestri internazionali.

Roma Bar Show Awards
Roma Bar Show Awards

I verdetti dei Roma Bar Show Awards e i maestri premiati

Il momento più atteso della prima giornata ha visto accendersi i riflettori sulla quarta edizione dei Roma Bar Show Awards. La platea della Nuvola ha celebrato il talento dei professionisti che tengono alto il nome del bere miscelato italiano. Il titolo di miglior bartender dell’anno è andato a Elisa Favaron, interprete impeccabile di un’ospitalità garbata e rigorosa. «Questo riconoscimento ripaga anni di studio, sacrificio e amore per il bancone», ha commentato Favaron con la targa tra le mani. Il trionfo come miglior cocktail bar d’Italia ha incoronato L’Antiquario di Napoli, vera istituzione guidata dall’estro di Alex Frezza. «Napoli dimostra ancora una volta che la qualità del servizio e la ricerca non temono confronti», ha dichiarato Frezza dal palco.

La Capitale ha festeggiato il successo di Little Tobago, premiato come migliore nuova apertura dell’anno. Tra gli altri riconoscimenti spiccano il Rita’s Tiki Room di Milano per la cucina e Manifattura di Firenze per l’identità tradizionale. Il Caffè Danieli di Bassano del Grappa ha invece conquistato il premio per i locali storici, chiudendo un albo d’oro autorevole.

La voce delle vette e la purezza della roccia

Tra i banchi d’assaggio la produzione sceglie una via chiara, abbandonando l’omologazione per ascoltare il richiamo della montagna e dei suoi frutti. Gruppo Montenegro ha scelto la ribalta capitolina per svelare in anteprima Lupo Vodka, un prodotto che porta nel bicchiere il respiro selvaggio dell’altopiano dolomitico. «Volevamo uscire dagli schemi e dare un’anima e un sapore ben definiti a questo distillato – ha spiegato Antonio Zattoni, da oltre vent’anni alla guida del team Ricerca e Sviluppo, che nel descrivere la ricetta trasmette l’amore per le cose fatte per bene – Siamo partiti dalla valorizzazione del grano tenero italiano, le cui note ricordano un pugno di spighe appena trebbiate, legandolo all’acqua purissima dell’Alpe di Siusi. Per completare il profilo abbiamo fatto percolare il liquido su roccia di basalto dolomitico: all’assaggio unisce la morbidezza del cereale a una spiccata nota minerale e sapida». La cura riposta nella produzione conferma questa ostinazione artigianale, fatta di gesti pazienti e rispetto dei tempi naturali. Al palato il cereale emerge con timbro franco e profumato, perfetto da bere liscio o esaltato nella trama asciutta di un Dry Martini.

L’orgoglio della Calabria tra legni aspromontani e mare tirrenico

Se il Lazio ha fatto gli onori di casa con la consueta solidità, la vera sorpresa del salone è stata la Calabria. Una terra generosa, aspra e ricchissima di biodiversità, capace di presentarsi a Roma con progetti carichi di carattere, lontani da caricature folkloristiche. Ha stupito il banco di Amorè, etichetta de La Compagnia dello Speziale nata a Molochio, tra i boschi fitti del Parco Nazionale dell’Aspromonte. La bottiglia nasce da un matrimonio felice tra ventidue botaniche, dove le radici calabre incontrano i profumi delle spezie d’Oriente. Il risultato è una formula camaleontica che sotto i cinque gradi regala il morso amaro ed erbaceo del digestivo classico. A temperatura ambiente, invece, il sorso si distende, rivelando la trama vellutata e avvolgente di un grande liquore da meditazione.

Poco distante, la Riviera dei Cedri ha stupito con Spirito Alchemico, opificio artigiano di San Nicola Arcella. La bottega cosentina porta nel bicchiere una suggestione marina autentica, impiegando acqua purificata del Mar Tirreno. Il progetto spinge la ricerca fino ai fondali del golfo, lasciando affinare le bottiglie a trenta metri di profondità. Il Don Orsino conquista così una sapidità iodata e salmastra che sa di scogli battuti dal vento.

il padiglione Velier al Roma Bar Show
Velier

Il presidio delle periferie e il ritorno dei maestri

Accanto alle novità di prodotto, la fiera ha aperto una riflessione severa sulla salute dei bar di quartiere e sui piccoli gestori. Difendere le saracinesche di periferia significa tutelare un tessuto sociale insostituibile, fatto di relazioni umane e memoria collettiva. Lo sanno bene dalle parti di Velier. La storica realtà genovese è tornata a calcare gli spazi del Roma Bar Show al grido di “Velier is back”, e pensando al futuro dei pubblici esercizi. «La chiusura di settemila bar periferici impoverisce la nostra comunità – dichiarano dall’azienda – e il nostro compito è fare cultura sul territorio, aiutando i vecchi locali in una transizione che li renda spazi accoglienti e moderni».

Oltre a questo primo spazio, il distributore ne ha realizzato uno dedicato interamente a Hendrick’s Gin, presentando le nuove strade intraprese dalla celebre etichetta scozzese. In una perfetta simmetria, da un lato la ricetta classica, dall’altro Hendrick’s Another, una variante fresca e ricca di sentori floreali. La curiosità dei baristi dimostra che c’è voglia di sperimentare senza perdere il rigore qualitativo.

Non giudicare la bottiglia dalla “copertina”

Smontare i pregiudizi commerciali e rimettere la qualità del distillato al centro del bancone. Con questo spirito ha debuttato al Roma Bar Show il progetto KegleVIP, ideato per misurare sul campo la percezione di un marchio storico come Keglevich attraverso il giudizio critico dei professionisti capitolini. A tirare le fila dell’iniziativa sono stati Franco Ponti e Gianluca Tuzzi, che hanno scelto la strada più rischiosa e trasparente: un blind tasting rigoroso, coinvolgendo dieci bartender romani convocati tramite agenzia senza alcun indizio sul prodotto che avrebbero trovato nel bicchiere. «L’idea di partenza era semplice: prendere un marchio estremamente conosciuto e spogliare i bartender da ogni condizionamento legato alla bottiglia o al packaging, facendo parlare unicamente il prodotto – rivelano i due – e i riscontri sono ottimi, tanto tra i professionisti di lungo corso quanto tra i ragazzi più giovani».

La scommessa di riposizionamento non si è fermata alla Nuvola, ma ha trovato il suo naturale sbocco al bancone di Culto a Trastevere. Qui la vodka è tornata alla sua vocazione primaria, la miscelazione immediata e di sostanza: «Abbiamo proposto uno Screwdriver leggermente rivisitato e un Espresso Martini, pensato proprio per ristorare i colleghi che fanno tardi la notte e cercano una bevuta pulita e rigenerante». Un modo concreto per dimostrare che, lontano dalle mode effimere, la credibilità di un’etichetta si conquista bicchiere dopo bicchiere.

Il Roma Bar Show esce dalla Nuvola con una certezza rinvigorita. Tra momenti di approfondimento tecnico, networking, opportunità commerciali e la leggerezza di una socialità responsabile, la manifestazione ha dimostrato, ancor più degli altri anni, che la bar industry è un elemento sano e importante della vita delle città, e di Roma in particolare. Un’altra miscelazione è possibile, lontana dalle mode passeggere e radicata nella terra, nel lavoro serio e nel rispetto per l’ospite. Sta a noi continuare a pretenderla.

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