Magazine di ristorazione e itinerari enogastronomici • Venerdì 27 Maggio 2022

La viticoltura sostenibile, le cantine siciliane puntano sulle certificazioni per una società migliore

Un viaggio virtuale alla scoperta di due aziende vitivinicole in Sicilia che hanno fatto della sostenibilità il proprio fiore all’occhiello.

Il Decreto Rilancio nato un anno fa in conseguenza dell’emergenza sanitaria globale ha, di fatto, istituito il sistema di certificazione della sostenibilità della filiera vitivinicola. L’Italia è così divenuta il primo Paese a dotarsi di una regolamentazione unica in materia di sostenibilità vitivinicola (con certificazione volontaria).

Questo decreto abbraccia la visione di un’impresa che non si accontenta di mostrarsi in regola con le leggi sul lavoro lungo tutta la propria filiera produttiva, ma vuole dimostrare a tutti, soprattutto al proprio consumatore, grazie allo strumento del marchio collettivo certificato, come si possa coniugare crescita delle produttività e al contempo della qualità del lavoro contribuendo a creare una società sempre migliore.

Noi abbiamo individuato due tra le cantine siciliane che hanno fatto della sostenibilità il proprio “fiore all’occhiello” e abbiamo ascoltato ì loro proprietari sul perché delle loro scelte.

Judeka Winery

Judeka Winery si trova in Contrada San Mauro, lungo l’antica Strada del Vino, al centro di un’area vinicola molto importante nel contesto siciliano, quella del Cerasuolo di Vittoria, l’unica Docg siciliana. Le vigne di Judeka si estendono su 45 ettari totali di cui circa la metà, nelle contrade San Mauro Sotto e San Mauro Sopra, su colline che vanno dai 180 ai 380 metri, destinata alla produzione di uve Frappato.

L’azienda è una struttura di recente costruzione, con una cantina realizzata con materiali ecosostenibili. Grazie anche all’ausilio di tecniche di agricoltura biologica, i fratelli Nicodemo hanno fatto del rispetto della natura e dei suoi frutti il carattere distintivo della propria azienda.
“Oggi le vigne – sottolinea Valentina Nicodemo – sono coltivate a spalliera con potatura a guyot, un sistema che garantisce un rinnovo annuale naturale della pianta e la scelta del tralcio fruttifero migliore. In vigna, come in cantina, adottiamo un’agricoltura etica, intelligente e consapevole. Utilizziamo solo zolfo e rame e un sistema di irrigazione che ci permette di non stressare la pianta ed evitare eventuali malattie della vite“.

Dal momento che, negli ultimi tre anni, la superficie vitata di Frappato in Sicilia è cresciuta quasi del quaranta per cento passando da 683 a 964 ettari, l’azienda ha deciso di scommettere proprio su questo vitigno autoctono che nell’aria del sud est dell’isola trova la sua zona d’elezione. “Il Frappato – continua – è uno dei vitigni protagonisti della nostra produzione. Abbiamo puntato su quest’uva sia perché è profondamente legata al nostro territorio, alla doc Vittoria, e perché è adatto a un pubblico giovane”.

Di seguito alcuni dei vini aziendali degustati in occasione dell’evento “Frappato e Pizza”.

Frabianco da Frappato vinificato in bianco

Color giallo paglierino con riflessi brillanti. Al naso offre fiori bianchi e frutta a polpa gialla. Il vitigno a bacca rossa da cui proviene gli regala una consistenza “succosa”, tipica espressione del frutto. La sapidità finale consente una lunga e piacevole permanenza del sorso al palato. 

Frarosa, Frappato vinificato in rosato mosso

Colore rosa buccia di cipolla. Naso di melograno e piccoli frutti di bosco. In bocca ritorna il frutto ed esplode una sapidità che permea il palato a cui resta piacevolmente impresso a lungo. L’azienda produce anche Rose di Fata  un vino fermo da Frappato vinificato in rosa. 

Frappato Vittoria, Frappato in purezza

Rosso granato con riflessi brillanti. Al naso rosa e  ciliegia marasca sotto spirito e spezie pungenti come il pepe nero appena macinato. In bocca il tannino è presente ma docile e aggraziato. Il sorso permea il palato con discreta persistenza.

Azienda Firriato

L’azienda Firriato, a conduzione familiare, che ha mosso i primi passi nel 1984 nel trapanese per volontà di Salvatore Di Gaetano e della moglie Vinzia, oggi presenta un melting pot di vigneti che racchiudono tutta la grandezza enologica della Sicilia che, a pieno titolo, si può definire un vero e proprio continente enologico.

I possedimenti abbracciano, infatti, anche  la viticoltura montana etnea e quella marina dell’isola di Favignana da cui provengono produzioni limitate e di nicchia. Filo conduttore di tutte le etichette prodotte dai vigneti di pertinenza della cantina è la valorizzazione  degli autoctoni, Nero d’Avola, Perricone e Nerello Mascalese per i vitigni a bacca rossa, Zibibbo, Grillo e Catarratto per quelli a bacca bianca distribuiti in sei tenute per un totale di 470 ettari di vigneti suddivisi in tre contesti produttivi eterogenei fra l’agro di Trapani, le diverse contrade nel versante Nord, Nord-Est dell’Etna e l’Isola di Favignana.  

Una filosofia aziendale quella di Firriato che risulta essere vincente innanzitutto all’estero dal momento che il 43% della produzione è destinata a 48 Paesi distribuiti tra cui  Usa, Germania, Svizzera e Giappone mentre la restante parte resta in Sicilia. 

Il segreto del successo potrebbe essere immediatamente riconducibile allo stile produttivo moderno e seducente che rappresenta il filo conduttore di tutti i vini che riescono a interpretare la Sicilia nelle sue infinite sfaccettature.  

Ma non si tratta solo di questo. Tra gli elementi distintivi che rendono Firriato una delle aziende più note e apprezzate del panorama siciliano c’è, sicuramente, l’attenzione riservata alla tutela dell’ecosistema isolano. La dedizione “maniacale” alla viticoltura di precisione, che punta alla valorizzazione di ogni singola pianta in base alle diverse sfumature che può rivelare a seconda delle condizioni pedoclimatiche in cui cresce e il regime di agricoltura biologica certificata che rendono l’azienda una profonda sostenitrice della sostenibilità ambientale rappresentano, a oggi, i tratti salienti della filosofia aziendale.

A  testimonianza di questo l’ottenimento della certificazione “Carbon Neutral”, nel 2019, che attesta l’annullamento totale e definitivo da parte di tutta la sua produzione della cantina dell’emissione dei gas serra sull’ambiente. Si tratta di un traguardo che non è che la “punta dell’iceberg” dell’impegno e della dedizione profusi nel raggiungimento dell’obiettivo di ricercare l’eccellenza in materia di ambiente. 

Si tratta di un percorso difficile che ha comportato un grande dispendio di energie fisiche, prima ancora che economiche, che può essere perseguito solo con grande impegno e caparbietà che hanno fatto degli alti standard qualitativi e della green attitude qualcosa di tangibile con i fatti più che con le parole” ci spiega Federico Lombardo, responsabile marketing e qualità dell’azienda”. 

Non a caso, dunque, di recente è giunto un altro  traguardo davvero positivo per Firriato e per l’intera filiera del vino di qualità della Sicilia.  Aver ottenuto, per il 2021, il podio più alto del Gambero Rosso per la viticoltura sostenibile.

Un traguardo importante quello del Gambero Rosso, coerente con il nostro sentire intimo e la nostra storia –  ha commentato Salvatore Di Gaetano, presidente della storica cantina siciliana. – Siamo stati i primi in Italia ad aver ottenuto la certificazione Carbon Neutral, portando l’azienda su terre inesplorate, dove la nostra viticoltura di prossimità ha raggiunto standard di efficienza e di tutela, un tempo inimmaginabili, attraverso una serie di azioni coordinate e virtuose. Una politica aziendale nel segno di una forte responsabilità sociale, ma – al di là di carte, certificazioni e sigle – portata avanti assecondando principalmente il profondo sentimento di rispetto e vicinanza alla natura, condiviso e vissuto da tutti noi di Firriato”. 

Per questo –  ha concluso, Federico Lombardo  – ci poniamo come obiettivo quello di innalzare la qualità dei risultati delle nostre prestazioni, per ridurre la nostra impronta sull’ambiente; ci impegniamo a mantenere lo stato di Carbon Neutrality, proseguendo nella ricerca di tutte le soluzioni volte alla riduzione delle emissioni di gas serra. Il nostro obiettivo per il 2025 è arrivare ad avere un bilancio delle emissioni positivo”.

Oltre all’aspetto enologico l’azienda Firriato si è spinta ancora oltre. Ha, infatti, compreso, che un lavoro ben fatto in cantina non può prescindere da un’offerta enoturistica che lo comunichi, evidenzi, mostri e, soprattutto, lo faccia vivere, in prima persona ai sempre più numerosi enoappassionati che desiderano compiere esperienze complete all’interno di strutture ricettive, come Baglio Sorìa a Trapani, Cavanera Etnea sull’Etna – dove di recente il ristorante “La Riserva Bistrot” è stato affidato alla gestione  esperta della famiglia Pennisi  (link) –  e Calamoni a Favignana  in cui vivere una “wine esperience” a tutto tondo.

Consapevoli che, al momento, non sarà immediata la possibilità di tornare al tanto agognato turismo esperienziale di cui l’enoturismo rappresenta una delle branche più fervide,  nell’attesa di poter tornare a vivere in prima persona l’emozione che solo le esperienze dirette riescono a trasmettere, in occasione della degustazione on line organizzata dall’azienda, lo scorso 8 aprile abbiamo avuto l’opportunità di assaggiare le ultime annate dei vini che l’azienda produce sul Vulcano. 

Il nostro percorso ha avuto inizio con Le Sabbie dell’Etna Etna Bianco Doc 2020 che subito ci ha immersi nell’Universo dei bianchi etnei, a volte un po’ scomposti come uno scolaro discolo ma che, una volta richiamati all’ordine,  mostrano la loro spiccata personalità che inizia con un naso intensamente lavico e prosegue con un palato di grande freschezza, ampiezza, sapidità, acidità e persistenza.

A seguire, a far da contraltare, il Cavanera Ripa di Scorciavacca Etna Bianco Doc 2018, un vino centrato, freschissimo al palato e perfettamente in linea con il carattere che ci si attende da un bianco etneo. Un classico esempio di ciò che dovrebbe far comprendere che i bianchi dell’Etna sono vocati alla longevità e che trovare annate precedenti a quelle in corso non dovrebbe far storcere il naso ai consumatori, ma, al contrario, far spuntare loro un sorriso.

In ultimo abbiamo degustato Le Sabbie dell’Etna – Etna rosato Doc 2020, in cui un bel colore rosa buccia di cipolla che vira verso il rosa provenza, cela un naso fragrante di fragoline di bosco e melograno con sbuffi di vaniglia bourbon e fava tonka, per poi sorprendere il palato con una spiccata freschezza e sapidità che rendono il sorso armonico ed equilibrato.