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Cantine da scoprireVino

Langhe: storie, paesaggi e vini di un territorio che incanta il Mondo

Un tour nelle Langhe tra paesaggi autunnali, vini di prestigio e una cucina tra tradizione e voglia di spingersi più in là.

La cantina del primo Presidente della Repubblica e un territorio quasi fiabesco tra vigne, colline, boschi e vini che si fanno apprezzare in ogni angolo del mondo. Siamo nelle Langhe, in Piemonte, tra Asti e Cuneo, una delle zone più vocate e famose in Italia per la viticoltura e diventata patrimonio dell’Unesco nel 2014. Sono i colli e i paesi raccontati nei libri di Cesare Pavese e Beppe Fenoglio e percorsi da Mario Soldati che a loro dedicò diversi capitoli del suo libro “Vino al vino”. Paesaggi che sfumano dal verde intenso della primavera ai mille morbidi colori dell’autunno e dove il tempo sembra essersi fermato: qui è ancora possibile, nei piccoli borghi lontani dalle grandi città, pensare a una vita che proceda seguendo il ritmo delle stagioni in piena armonia con la terra e con ciò che essa offre. Come le viti dalle quali si produce Barolo, Dolcetto, Barbera, Barbaresco e Moscato d’Asti, mentre nei boschi che circondano Alba si può trovare il pregiato tartufo bianco, a cui nella cittadina è dedicata una fiera annuale allestita in pieno centro nel cortile della Maddalena.

Poderi Luigi Enaudi: vino e soggiorno nell’azienda agricola fondata dal primo Presidente della Repubblica

Un territorio che vale sicuramente il viaggio, tra offerte culinarie, contatto con la natura e storiche aziende vinicole. E per unire al piacere della gita il fascino della storia si può iniziare da Dogliani, dove Luigi Einaudi che poi diventò il primo Presidente della Repubblica, dopo essere stato ministro e Governatore della Banca d’Italia, nel 1897 fondò la cantina che ancora oggi porta il suo nome, acquistando 8 ettari di vigneti nella frazione San Luigi, una delle zone dove il Dolcetto esprime più forte le sue qualità. “Davanti a un ritratto incorniciato del Presidente – scrive Mario Soldati della sua visita all’azienda nel 1975 – studio la sua espressione insieme ingenua e profonda e intanto indugio bell’assaggio e replico i sorsi, insaziabilmente curioso…”

Negli anni la famiglia comprò altri terreni per la produzione del barolo nelle zone limitrofe – Novello, Monforte d’Alba, Barolo, Verduno, Neive, Castiglione Falletto – fino ad arrivare alle 13 cascine che compongono i Poderi Luigi Einaudi (complessivamente circa 70 ettari vitati) storicamente riconosciuti come i migliori della Langa per esposizione, posizione e qualità dei terreni.

Oggi alla guida dell’azienda c’è Matteo Sardagna Einaudi, figlio di Paola, la nipote del fondatore, che apre la cantina per visite nelle vigne e degustazioni. E per assaggiare, oltre a Barolo, Barbaresco e Moscato d’Asti, il vino che è rimasto nel “cuore” della famiglia, il Dogliani Docg, quello da cui tutto ha avuto inizio, non per niente scelto per festeggiare i 125 anni dell’azienda.

Abbiamo assaggiato il 2024 (Dolcetto 100%, 10,50 euro) con un bel colore rosso rubino, subito stuzzicante al naso tra profumi di mora e di ciliegia che poi si ritrovano anche al sorso, molto godibile e con un finale leggermente ammandorlato che lascia bocca e palato in perfetto equilibrio. Invitando a un altro sorso. Un vino incredibilmente moderno, agile, che non disdegna piatti elaborati ma che può allegramente accompagnare anche uno spuntino veloce. E infatti il suo abbinamento è a tutto campo, potendo sposarsi con salumi, affettati e formaggi (magari per un aperitivo) carni arrosto o carni bianche.

Ma ai Poderi Luigi Einaudi si può anche soggiornare nel relais, l’edificio che un tempo era la cascina di famiglia, con le camere che affacciano sul panorama delle colline e sulle distese di vigne.

Mangiare a Dogliani: Cucina Decanto

E da qui si può partire, oltre che per boschi, paesi e vigneti, anche per escursioni “culinarie”. Proprio a Dogliani c’è “Cucina Decanto”, ristorante che propone una sintesi fra tradizione e la voglia di spingersi più in là con ricette innovative, sempre partendo dalle materie prime locali.

Si cena (o si pranza) in una sala moderna ed elegante, scegliendo tra un menù degustazione (39 euro bevande escluse) che comprende quattro portate tra le quali gli immancabili ravioli del plin e una battuta di fassona, oppure alla carta. Tra le proposte spicca il vitello tonnato (15 euro) una vera e propria istituzione in Piemonte (qui viene servito come antipasto) la barbabietola arrosto con lampone, mandorla e acetosella (15 euro) i Tajarin (15 euro), anche questi un must da queste parti, mentre fra i dolci da provare la torta di nocciole (8 euro), uno dei frutti tipici della zona, e la zucca candita (8 euro).

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