Cucina fusion asiatica, listening bar e cultura del vinile: Mihao è un nuovo progetto tra gastronomia, musica e ospitalità alle pendici del Vesuvio.
A Portici, a pochi chilometri da Napoli, c’è un luogo che racconta l’Asia attraverso cucina, musica e ospitalità. Si chiama Mihao ed è un progetto nato poco più di un anno fa con un’impronta precisa: un locale dalla vocazione fusion asiatica, dove il sushi è solo una parte del percorso e dove cucina, musica e ambiente si intrecciano secondo una logica di contaminazione che guarda anche al modello dei Jazz Kissa giapponesi.
Nati tra gli anni Cinquanta e Settanta intorno alla cultura dell’ascolto del vinile, questi locali hanno costruito la propria identità sulla centralità della musica, considerata parte integrante dell’esperienza. L’idea è quella di costruire un’esperienza in cui ogni elemento abbia un ruolo: la cucina, il beverage, l’ambiente e la musica. Gli spazi interni, con più sale e banconi pensati per il rapporto diretto con gli ospiti, precedono il Mihao Garden, lo spazio estivo ospitato nel giardino storico di Villa Pagliano, dimora settecentesca di Portici.


Dietro Mihao c’è una squadra di professionisti con percorsi diversi ma competenze complementari. Il progetto nasce da Emanuele Raniello e Antonio Luigi Improta, co-founder del locale, insieme a Valerio Cozzolino, con un’esperienza maturata nella ristorazione giapponese internazionale, Carmine D’Orsi, sommelier e responsabile della cantina, Alessio Olivieri, bar manager, e Davide Totaro, in arte Dat Boi Dee, produttore musicale che ha contribuito a definire l’identità sonora del locale. Un insieme di esperienze che attraversano ristorazione, mixology, musica e mondo dell’intrattenimento.
A tavola e al banco
La proposta gastronomica parte dalla cucina giapponese e si apre alle contaminazioni nikkei e allo street food asiatico. Il crudo è in primo piano, insieme a preparazioni calde ispirate agli izakaya, i luoghi della convivialità giapponese dove cucina e ospite sono tradizionalmente vicini, il bancone diventa uno spazio di incontro e il cibo accompagna la conversazione.
Tra i nostri assaggi, il Gyoza Wagyu, raviolo giapponese ripieno di wagyu con erba cipollina, sake, mirin, kombu dashi, riduzione di soia e porro croccante, racconta bene la ricerca di equilibrio della cucina. Il Tiradito Nikkei, con pesce crudo, salsa tiradito e ají amarillo, è invece l’espressione più evidente dell’incontro tra Giappone e Perù: una preparazione fresca e leggermente piccante, costruita tra acidità, aromaticità e delicatezza del pesce. A differenza del ceviche, il pesce viene lavorato poco prima del servizio, così da preservarne consistenza e naturalezza.




Abbiamo assaggiato l’Onigiri con cuore di ricciola, generoso e appagante, porta con sé anche un aspetto più giocoso, immediatamente riconducibile a quell’immaginario giapponese che abbiamo imparato a conoscere attraverso manga e anime. La selezione di nigiri conferma invece l’attenzione riservata alla materia prima: già conditi con un tocco di salsa di soia, sono pensati secondo l’uso tradizionale per essere mangiati con le mani e in un solo morso, così che riso, pesce e condimento arrivino insieme al palato. Ogni preparazione viene inoltre realizzata al momento, così da preservare le corrette temperature di servizio, un dettaglio essenziale per valorizzare consistenza del riso e del pesce. Il caviale Mihao, servito separatamente, ci ha lasciato la possibilità di dosarlo secondo il nostro gusto.
«Quando si lavora con solo due ingredienti, come nel sushi, la precisione deve essere massima: non puoi barare», ci racconta Emanuele, mentre accompagna il nostro percorso nel locale. Una frase che sintetizza bene la filosofia di Mihao: pochi elementi e una meticolosa visione d’insieme.
Un altro riferimento importante per il progetto è quello dei Jazz Kissa, i locali giapponesi dedicati all’ascolto del jazz e del vinile, dove la musica non è un semplice accompagnamento ma parte della relazione con lo spazio. Come nel jazz, dove elementi lontani trovano una forma nuova senza perdere riconoscibilità, anche Mihao mette in dialogo culture, sapori e suggestioni differenti. Una contaminazione che passa dalla cucina alla musica, fino alla proposta dei cocktail.
La drink list utilizza ingredienti come yuzu, shiso, tè orientali, miso e lychee per reinterpretare grandi classici attraverso cocktail signature dal carattere asiatico. La selezione dei sakè accompagna il percorso gastronomico con etichette provenienti da diverse prefetture giapponesi, mentre Champagne, spumanti, vini fermi e distillati completano una carta personale, trasversale e capace di incuriosire anche gli appassionati più esigenti.
Il suono di Mihao
Mihao nasce anche come listening bar, con un impianto Hi-Fi progettato per l’ascolto del vinile e una programmazione che non considera il suono un semplice sottofondo. Nel Mihao Garden questo approccio trova una nuova dimensione attraverso le vinyl session: selezioni dedicate a jazz, soul, funk, house e disco affidate a dj e musicisti ospiti, tra gli alberi del giardino settecentesco.
Tra orto e territorio



Lo spazio esterno ospita anche un orto realizzato in collaborazione con Slow Food Vesuvio e con la comunità Agricoltura Sociale del Vesuvio. Pomodori, erbe aromatiche, ortaggi stagionali e agrumi vengono coltivati con pratiche di lotta biologica integrata e utilizzati in cucina e al banco bar. Un progetto che lega Mihao al territorio attraverso una filiera corta e un rapporto diretto con le produzioni locali.
Da dove nasce Mihao
Un’insegna che passa anche da una vicenda personale. Dopo un problema di salute fortunatamente superato, Emanuele affronta un viaggio in Giappone che diventa un momento di riflessione e cambiamento. Durante una visita a un tempio dedicato al Maneki-neko, il gatto portafortuna della tradizione nipponica raffigurato anche all’interno del locale, consegna un’immagine destinata a rimanere: quella di chi ha attraversato una tempesta.
Un simbolo che diventa parte dell’identità di Mihao e riferimento a un percorso umano prima ancora che imprenditoriale. Emanuele lo racconta accompagnando gli ospiti tra cucina, spazi e dettagli del progetto, con una partecipazione che rende evidente quanto il locale rappresenti un passaggio importante della sua storia.
Restare a Portici
Città ad un passo da Napoli, abituata agli incontri tra culture e innovazioni. Qui Carlo III di Borbone volle la sua residenza estiva, oggi uno dei luoghi simbolo della città e sede del Dipartimento di Agraria dell’Università degli Studi di Napoli Federico II. Qui si trovano anche l’Orto Botanico, le ville vesuviane e il Museo Nazionale Ferroviario di Pietrarsa, nato negli spazi delle antiche officine borboniche. Nel 1839 proprio da Portici partì la prima ferrovia italiana, il collegamento con Napoli che segnò l’ingresso del Paese nella modernità dei trasporti.
In questa città, capace di custodire la storia e generare nuove energie, Mihao ha trovato il proprio spazio. Un progetto dalla vocazione internazionale nato però da una squadra profondamente legata al territorio: quasi tutti i soci sono porticesi e hanno scelto di costruire qui il proprio futuro, portando in città un format contemporaneo invece di cercarlo altrove. È forse questo uno degli aspetti più interessanti del progetto: la capacità di guardare lontano senza perdere il rapporto con il luogo d’origine. A volte l’innovazione nasce proprio dalla scelta di restare, investire e immaginare nuove possibilità per il posto in cui si è cresciuti.
Info utili
Mihao
Via Salvatore Pagliano, 5 – Portici (NA)
Tel. +39 081 775 2502
Aperto a cena dal martedì alla domenica
Chiuso il lunedì
