Montefalco e Spoleto: viaggio nelle denominazioni che raccontano l’anima vitivinicola dell’Umbria.
L’edizione 2026 di “A Montefalco”, manifestazione organizzata dal Consorzio Tutela Vini Montefalco, ha offerto l’occasione per approfondire alcune delle denominazioni più rappresentative dell’enologia umbra: Montefalco Sagrantino DOCG, Montefalco DOC e Spoleto DOC. Più che una semplice anteprima delle nuove annate, l’evento ha confermato il ruolo centrale di un territorio che ha costruito la propria identità vitivinicola su vitigni autoctoni, storia, biodiversità e una crescente attenzione alla qualità.
Le peculiarità delle denominazioni

Nel cuore dell’Umbria, tra Montefalco, Bevagna, Gualdo Cattaneo, Castel Ritaldi e Giano dell’Umbria, si estende uno dei territori viticoli più affascinanti del Centro Italia. Qui la vite è parte integrante del paesaggio e della cultura locale da oltre mille anni. Già nel 1088 documenti storici attestavano la presenza di terreni coltivati a vigneto, mentre nel Medioevo abbazie e monasteri contribuirono alla diffusione della viticoltura come risorsa economica e culturale.
A testimoniare questo legame profondo resta ancora oggi il suggestivo circuito delle viti storiche all’interno delle mura di Montefalco. Tra vicoli e antiche abitazioni sopravvivono infatti viti di Sagrantino ultracentenarie, dichiarate monumento vegetale e custodite da alcune cantine del territorio che ne preservano il valore storico e simbolico.
Dal punto di vista pedoclimatico, l’areale si sviluppa tra i 220 e i 472 metri di altitudine su terreni prevalentemente argilloso-calcarei. L’alternanza di suoli, esposizioni e microclimi contribuisce alla straordinaria varietà espressiva dei vini, rendendo Montefalco una delle zone più vocate dell’Umbria.
Montefalco Sagrantino DOCG, il simbolo dell’Umbria del vino
Pochi vini riescono a rappresentare il concetto di terroir come il Montefalco Sagrantino DOCG, prodotto esclusivamente nel territorio di Montefalco e in parte dei comuni di Bevagna, Castel Ritaldi, Giano dell’Umbria e Gualdo Cattaneo.
Vitigno autoctono coltivato fin dal Medioevo, il Sagrantino è una delle varietà più identitarie del panorama viticolo italiano. Per secoli fu vinificato principalmente nella versione passita e utilizzato durante le festività religiose; solo nel Novecento si è affermata la versione secca che oggi rappresenta il volto più conosciuto della denominazione.
Attorno al Sagrantino ruota anche una suggestiva leggenda. Nel 1240 alcuni falchi “sagri” dell’imperatore Federico II si ammalarono gravemente e furono curati dal medico Teodoro di Antiochia con il vino dolce locale aromatizzato ai petali di violetta. Da qui deriverebbe il nome Sagrantino e, secondo la tradizione, anche quello dell’antico borgo di Coccorone, divenuto Montefalco, il “monte del falco”.
Oggi il Montefalco Sagrantino DOCG si distingue per struttura, longevità e complessità aromatica, con note di mora, prugna, spezie ed erbe officinali. Negli ultimi anni i produttori hanno avviato un percorso evolutivo che punta a valorizzarne eleganza, equilibrio e precisione stilistica, senza rinunciare alla sua identità.

Montefalco DOC, l’espressione più versatile del territorio
Accanto al Sagrantino trova spazio il Montefalco DOC, denominazione che comprende Montefalco Rosso, Rosso Riserva, Bianco e Grechetto.
In particolare il Montefalco Rosso DOC, ottenuto principalmente da Sangiovese con una quota di Sagrantino, rappresenta una sintesi efficace dell’identità locale: freschezza e bevibilità si uniscono a struttura e profondità, dando vita a vini capaci di accompagnare sia il consumo quotidiano sia lunghi affinamenti.
Anche le produzioni bianche, basate soprattutto sul Grechetto, contribuiscono ad arricchire il patrimonio enologico della zona con vini caratterizzati da freschezza, sapidità e profumi floreali.

Spoleto DOC e il rinascimento del Trebbiano Spoletino
Tra le denominazioni umbre più dinamiche spicca la Spoleto DOC, che negli ultimi anni ha riportato al centro dell’attenzione il Trebbiano Spoletino, uno dei vitigni bianchi più interessanti del panorama italiano.
Storicamente coltivato tra Spoleto, Montefalco, Bevagna e i comuni limitrofi, il Trebbiano Spoletino conserva ancora oggi testimonianze di antiche vigne maritate agli alberi e di impianti ultracentenari. Dal punto di vista enologico si distingue per freschezza, tensione acida, sapidità e una notevole capacità evolutiva, qualità che gli consentono di esprimersi efficacemente sia in acciaio sia attraverso affinamenti più complessi.
La sua versatilità trova espressione in vini fermi, spumanti e passiti, contribuendo alla crescente reputazione della denominazione.
L’ampliamento della Spoleto DOC
Tra i temi strategici emersi durante “A Montefalco” vi è il progetto di ampliamento della Spoleto DOC ai cinque territori storicamente legati alla coltivazione del Trebbiano Spoletino: Spoleto, Montefalco, Bevagna, Gualdo Cattaneo e Giano dell’Umbria.
L’obiettivo è valorizzare un’area produttiva omogenea per storia, tradizione e vocazione viticola, rafforzando ulteriormente il ruolo del Trebbiano Spoletino come uno dei grandi bianchi identitari dell’Umbria.

L’annata 2022: eleganza e armonia
La vendemmia 2022 è stata caratterizzata da un inverno poco piovoso e da un’estate segnata dalla siccità. Le precipitazioni arrivate tra agosto e settembre hanno però consentito alle vigne di recuperare equilibrio vegetativo e completare al meglio la maturazione delle uve.
Il Montefalco Sagrantino DOCG 2022 ha ottenuto 4 stelle e una valutazione di 92/100. I vini si presentano già espressivi, profondi ed equilibrati, con una struttura importante ma più armonica rispetto al passato. Intensità, freschezza e precisione aromatica convivono in un profilo che conferma l’evoluzione stilistica della denominazione verso una maggiore eleganza.
Un territorio che guarda al futuro
Le degustazioni e gli incontri di “A Montefalco” hanno evidenziato una direzione chiara: i vini del territorio stanno evolvendo verso una ricerca sempre più consapevole di equilibrio, identità e finezza espressiva.
Montefalco Sagrantino DOCG, Montefalco DOC e Spoleto DOC rappresentano oggi tre anime complementari di uno stesso territorio, capace di custodire le proprie radici e, al tempo stesso, dialogare con il mondo attraverso vini sempre più riconoscibili, autentici e contemporanei.
