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Nobu Matsuhisa: la Costa Smeralda e il futuro della cucina semplice

All’Hotel Cala di Volpe, nel cuore della Costa Smeralda, Nobu Matsuhisa racconta il suo dialogo con i prodotti locali, dalla qualità del mare alla tradizione pastorale dell’isola. E conferma: l’alta cucina oggi è parte essenziale dell’identità di una destinazione internazionale.

Nobu Matsuhisa è uno degli chef più influenti al mondo. La sua cucina, capace di fondere tradizione giapponese, influenze peruviane e ingredienti locali, ha conquistato negli anni le principali capitali internazionali. Eppure, davanti alle eccellenze della Sardegna, il celebre chef continua a mostrarsi curioso come un esploratore gastronomico.

Lo fa nello straordinario scenario dell’Hotel Cala di Volpe, icona dell’ospitalità internazionale in Costa Smeralda, dove lo sguardo corre verso il mare cristallino e le sfumature turchesi che hanno reso celebre questa parte di Sardegna nel mondo. È qui, nell’iconico pontile dell’hotel progettato negli anni Sessanta da Jacques Couëlle, che prende vita l’esperienza gastronomica del Matsuhisa at Cala di Volpe, il ristorante firmato dallo chef giapponese.

Un progetto nato da una collaborazione avviata nel 2018 attraverso un pop-up temporaneo e consolidatasi nel 2019 con l’apertura del ristorante. Da allora, la filosofia Nobu incontra la destinazione Costa Smeralda in un dialogo continuo tra cucina internazionale, ingredienti locali e ospitalità di alto livello.

“Quando arrivo in un posto nuovo cerco sempre di capire quali siano i prodotti che raccontano davvero quel territorio”, spiega chef Nobu Matsuhisa. “In Sardegna ho chiesto spesso alle persone del posto quale fosse il segreto della longevità di questa terra, visto che l’isola è conosciuta anche come una delle Blue Zone. Pensavo che la risposta sarebbe stata il pesce. Invece molti mi hanno parlato della carne, soprattutto del maiale, dell’agnello e di altre preparazioni legate alla tradizione pastorale”.

Una scoperta che racconta bene la complessità gastronomica dell’isola, sospesa tra mare e interno, tra costa e cultura agropastorale. Ma il mare resta, per Nobu, un punto di riferimento imprescindibile.

“In questi giorni ho trovato tonno eccellente, spigole di grande qualità, gamberi freschissimi e altri ingredienti straordinari”, racconta. “Mi piace utilizzare il più possibile prodotti locali e combinarli con le tecniche e i sapori della cucina Nobu”.

Una cucina che non si limita alla tecnica, ma costruisce ponti tra culture diverse. La Sardegna, con la sua materia prima identitaria, diventa così terreno fertile per nuove interpretazioni. Lo chef immagina già piatti capaci di unire ingredienti locali e impronta internazionale: “Proprio ieri stavo pensando a un piatto con melanzane locali grigliate, gamberi freschi e capesante, completato dalle nostre salse caratteristiche. Credo che la Sardegna offra ingredienti eccezionali e sono sempre alla ricerca di nuovi prodotti da valorizzare”.

La forza della cucina Nobu sta proprio in questa capacità di adattarsi ai luoghi senza perdere la propria identità. Non una cucina replicata in modo identico ovunque, ma una filosofia capace di dialogare con i territori, assorbendone sapori, prodotti e suggestioni.

In Costa Smeralda questo dialogo assume un valore ancora più forte. Perché qui l’alta ristorazione non è soltanto esperienza gastronomica, ma parte integrante dell’identità della destinazione.

“Conta moltissimo”, sottolinea Matsuhisa. “Già ieri, a pranzo e a cena, ho incontrato persone provenienti da tutto il mondo: New York, Miami, Dallas, Bahamas e molte altre destinazioni internazionali. Questo dimostra che la Costa Smeralda è un luogo speciale, caratterizzato da hotel di altissimo livello e da un’offerta turistica di qualità. Chi arriva qui cerca esperienze eccellenti e naturalmente anche la gastronomia fa parte di questa esperienza”.

Il cibo, dunque, come memoria del viaggio. Come dettaglio capace di trasformare una destinazione in un’esperienza da ricordare e, soprattutto, da rivivere.

“Per me il vero successo è quando un ospite torna”, aggiunge Nobu. “Vedo spesso gli stessi clienti anno dopo anno e questo significa che si sentono accolti, quasi come a casa. È proprio questa sensazione che rende una destinazione memorabile per un viaggiatore internazionale. Nell’ospitalità è fondamentale far sentire bene le persone. Se gli ospiti sono felici, torneranno”.

Una visione che si lega perfettamente alla storia del Cala di Volpe, albergo simbolo della Costa Smeralda e punto di riferimento dell’ospitalità internazionale da oltre mezzo secolo. Il Matsuhisa at Cala di Volpe occupa oggi gli spazi dello storico Bar Pontile, luogo reso celebre anche dalle scene di “007 – La spia che mi amava”, e porta in questo scenario una cucina riconoscibile, contemporanea e profondamente legata all’esperienza dell’ospite.

Ma se il presente è fatto di successi, riconoscimenti internazionali e destinazioni iconiche, il futuro della gastronomia, secondo Nobu Matsuhisa, dovrà tornare all’essenziale.

“Credo che il futuro sia nella semplicità”, afferma. “Non penso a una cucina complicata, ma a una cucina semplice, pulita e salutare. Le persone oggi sono molto attente a ciò che mangiano. Anch’io, con il passare degli anni, cerco sempre più alimenti sani, ingredienti freschi e preparazioni leggere. Non sono attratto da piatti troppo pesanti”.

Una filosofia che richiama da vicino anche ciò che lo chef ama della cucina italiana: la capacità di valorizzare gli ingredienti senza eccessi, rispettandone identità, freschezza e sapore. Un principio che trova terreno naturale anche in Sardegna, terra di biodiversità, tradizioni antiche e prodotti fortemente riconoscibili.

“Penso che la cucina debba essere accessibile, piacevole e capace di far stare bene le persone”, continua Matsuhisa. “Quando gli ospiti vivono una bella esperienza, tornano volentieri. Mi auguro che le nuove generazioni continuino a cucinare con passione e rispetto per gli ingredienti”.

Alla fine, per lo chef giapponese, gli elementi fondamentali restano sempre gli stessi: buon cibo, buon servizio e la capacità di far sentire gli ospiti a proprio agio.

“Quando queste componenti si combinano nel modo giusto”, conclude, “le persone ricordano l’esperienza e desiderano tornare”.

Ed è forse proprio qui che la filosofia Nobu incontra più profondamente la Sardegna: nella semplicità apparente di un ingrediente autentico, nella forza di un’accoglienza sincera, nella capacità di trasformare una cena in un ricordo destinato a restare.

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