Dal dolce tipico Fuaset agli altri sapori locali e dove trovarli, agli appuntamenti della Settimana Santa, le esperienze da vivere nel cuore delle soavi colline piemontesi Patrimonio dell’Umanità UNESCO.
Al Nord, tra i suggestivi declivi di Langhe, Roero e Monferrato, le soavi colline piemontesi Patrimonio dell’Umanità UNESCO, la Pasqua, che ricorre domenica 5 aprile 2026, è la fuga ideale per assaporare autenticità conviviale in salsa agri-chic: la Quaresima è un tempo condiviso, non soltanto un percorso liturgico, ma un patrimonio culturale vivo, dove spiritualità, mondo agricolo, sapori tipici e memoria popolare si intrecciano senza forzature. Le celebrazioni diventano così un racconto corale fatto di riti tramandati e di riscoperta di una comunità che continua a riconoscersi, anno dopo anno, negli stessi appuntamenti e ad accogliere i turisti affamati di folclore e di sapori. In questo periodo dell’anno, infatti, è protagonista della tavola un piccolo tesoro da forno di origine contadina: il Fuaset, che torna nelle panetterie della frazione Bandito di Bra e di Sanfrè: un panino dolce dorato, profumato di burro e limone, dalla caratteristica forma a cinque punte. Nata a fine ‘700 utilizzando la pasta del pane “avanzata”, la specialità è sempre stata il dessert sobrio dei giorni di penitenza, arricchito con pochi ingredienti essenziali.
Gli indirizzi gastronomici di Langhe, Roero e Monferrato e cosa mangiare




Partendo da Bra (Cuneo), il Ristorante Battaglino è l’osteria della Cantina Ascheri in cui assaggiare, tra i muri di mattoni con volte a botte, le specialità locali, come la Salsiccia di Bra, ma non solo, trovandosi in una località rinomata per essere un importante centro di affinamento e commercio di formaggi. Ancora, dal 1984, l’Osteria Boccondivino porta in tavola i sapori autentici delle Langhe e del Roero, come il tonno di galletto, ancora la salsiccia di Bra e gli gnocchi di patate al Raschera, seguendo la filosofia del buon cibo promossa da Slow Food. Nel Roero, DiVin a Vezza d’Alba è situato invece in un palazzo storico dove lasciarsi conquistare dalla migliore carne accompagnata dai Roero DOCG, mentre la Cantina dei Cacciatori a Monte Roero è un indirizzo da non perdere per provare la tradizione, tra Tajarin al ragù di salsiccia di Bra e coniglio grigio di Carmagnola con pomodorini e olive taggiasche. A Castagnito, l’Osteria delle aie è un format insolito (vino direttamente nel formato magnum da 1,5 litri e diverse etichette da degustare) per un’osteria unica nel suo genere.
A Belvedere Langhe, la Trattoria del peso è un’insegna storica con un ottimo rapporto qualità-prezzo, ideale per il pranzo della domenica in Langa. Spostandosi a Dogliani, l’Osteria Vineria il Torchio è il regno della lady chef (“chisinera” in dialetto piemontese) Ginetta Manissero. È lei a preparare, nella struttura settecentesca, i piatti della tradizione piemontese con qualche tocco moderno o ispirati ai sapori di altre regioni. Nel menu invitano lo sformatino caldo agli asparagi con crema di Raschera D.O.P., gli arrosticini di agnello alla piastra e l’insolito carpaccio di ananas con granita al Moscato. Il vicino locale Il verso del ghiottone, nella parte più storica, quella di Borgo Castello, è d’impostazione moderna con proposte di pesce (già a Dogliani si può sentire l’aria del mare della Liguria) e pasta fresca fatta in casa con pietanze originali e contemporanee tra calamari alla piastra, cous cous di verdure e menta, gambero rosso né cotto né crudo e caramello al maracuja, gnocchi di patate e ricotta, bottarga di tonno e carciofi.


Ancora: in zona Antignano, il Ristorante Mariuccia (a Tigliole d’Asti) è “the place to be” tra le colline Alfieri, dove da oltre 40 anni si mangia la cucina di territorio, dal coniglio all’astigiana ai ravioli al sugo d’arrosto, dai peperoni con bagna cauda al risotto al Barolo. Infine, a Govone, Le scuderie del Castello di Govone, proprio sotto il maniero già residenza sabauda e patrimonio Unesco, è la struttura ricavata dagli antichi alloggi per i cavalli della famiglia reale, dove assaporare in un ambiente moderno, le tipicità del Roero, come la Fassona o l’agnello al Vermouth.
Nel Roero per il Canté j’Euv e la Suonata delle Conchiglie
Tra le espressioni più caratteristiche del Roero si distingue il Canté j’Euv, antica questua primaverile che affonda le sue radici nella civiltà contadina. Gruppi di cantori percorrono cascine e centri storici intonando brani di buon auspicio e ricevendo in dono uova, simbolo universale di rinascita e fertilità. Un rito sociale che rimette in moto il paese, con le voci che si intrecciano, le porte che si aprono e un augurio condiviso. L’appuntamento è il 21 marzo a Monticello d’Alba e il 28 a Montaldo Roero. Nel cuore della Settimana Santa, invece, quando secondo la liturgia le campane “tacciono”, nel Roero succede qualcosa che spiazza anche chi crede di conoscere queste terre: a richiamare i fedeli è la suggestiva Suonata delle Conchiglie (marine), in contemporanea nei vari comuni Sabato santo (4 aprile) alle ore 12. Il timbro profondo e solenne di questi strumenti sostituisce il rintocco delle campane, attraversando le colline con un’eco arcaica. Un gesto antico, carico di simbolismo, che restituisce un’atmosfera di raccoglimento e attesa.

Ad Antignano, la Via Crucis con 150 figuranti
A due passi dal Roero, Antignano mette in scena dal 1989 una Via Crucis in cui l’intero paese è coinvolto – tra comparse e maestranze artigiane – in una rappresentazione teatrale itinerante, dal valore storico-religioso e di forte intensità scenica, per rievocare la Gerusalemme di oltre 2000 anni fa, con il Cristo che trascina una possente croce di legno di 80 chili. Ogni anno migliaia di persone raggiungono la località per immergersi in questa speciale kermesse animata da circa 150 figuranti e attesa tradizionalmente il Venerdì Santo (3 aprile), alle ore 21.
A Bra per la Pasquetta: la festa che sa di primavera
Dopo il raccoglimento, arriva la convivialità: lunedì 6 aprile, giorno di Pasquetta, Bra celebra la ricorrenza con una fiera storica, tra le più amate dalla comunità locale. Senza dimenticare che nella stessa data si tiene anche la Fiera Zootecnica (alla 150esima edizione), in collaborazione con Campagna Amica e Slow Food, dove non mancano i Tre Lilu in concerto e tante iniziative per le famiglie. Il mercato dei contadini e i sapori del territorio sono protagonisti della giornata che unisce tradizione agricola e spirito festoso. Protagonista indiscussa della tavola è la Salsiccia di Bra, eccellenza gastronomica simbolo di queste colline.
A Belvedere Langhe la benedizione del Micun
Si tiene la seconda domenica dopo Pasqua uno dei riti più identitari dell’Alta Langa: la Festa dei Micùn, i grandi pani benedetti. A Belvedere Langhe, nell’Oratorio di San Sebastiano, sede della Confraternita dei “Battuti Bianchi”, la celebrazione culmina nel pomeriggio, con la processione per le vie del paese della statua lignea di San Sebastiano portata dai confratelli e con la successiva benedizione e distribuzione dei pani ai membri della compagnia. Un tempo al micùn si attribuivano virtù protettive e curative: i contadini ne conservavano un pezzo e lo usavano durante l’anno nei momenti di bisogno, come gesto di fede e buon auspicio.
