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Pietra Piana, a Praiano una cucina tra mare, territorio e nuove idee

petra piana

Nel nuovo ristorante all’interno del Piccolo Sant’Andrea, lo chef Pietro Rossi racconta la Campania con uno sguardo preciso e scanzonato insieme, tra tecnica, memoria e un’intima terrazza sul mare.

La Costiera Amalfitana è un luogo in cui tutti desiderano arrivare, ma dove trovare il tempo per fermarsi diventa sempre più raro. Il movimento continuo, la strada, la ricerca del panorama perfetto rischiano a volte di spostare l’attenzione dal piacere del sedersi a tavola e godersi una serata. A Praiano abbiamo trovato un luogo che si muove in una direzione diversa: Pietra Piana, il nuovo ristorante del Piccolo Sant’Andrea, costruisce il proprio carattere nel rapporto tra la forza del luogo e una cucina capace di stare in primo piano. Il ristorante è aperto a cena, dal lunedì alla domenica, anche agli ospiti esterni, un dettaglio importante per chi vuole vivere una cena in Costiera senza soggiornare in hotel. Si arriva comodamente in auto, si parcheggia internamente e, lasciata alle spalle la strada, ci si ritrova sulla terrazza affacciata verso Positano. 

La prima impressione che lascia Pietra Piana è la capacità di stare nella Costiera senza inseguire continuamente l’immagine che il mondo si aspetta da lei. La stessa sensazione ritorna nel servizio. La sala è affidata a una squadra giovane e affiatata, capace di trasmettere energia senza trasformarla in frenesia. I gesti sono sicuri, l’attenzione è presente ma mai invadente. Si percepisce la voglia di costruire qualcosa insieme, con l’ambizione necessaria per crescere e la serenità di chi sa che ogni dettaglio contribuisce al risultato finale.

Lo chef

La cucina è guidata da Pietro Rossi, chef che ha maturato una profonda conoscenza della Costiera Amalfitana, anche grazie alle esperienze vissute in ristoranti stellati del territorio. Un percorso che oggi gli permette di guardare alla tradizione campana con personalità, scegliendo cosa mantenere e dove invece spostare il punto di vista. Tra le sue proposte ci siamo divertiti a seguire una traiettoria fatta di sorprese e deviazioni: dalla tecnica della Finta provola servita tra le entrée, da mangiare in un boccone, ai richiami alla cucina francese, fino al dessert che gioca con la memoria del Liuk, il ghiacciolo degli anni Ottanta. Se un filo conduttore deve esserci, forse è proprio la libertà. Rossi lavora su ingredienti familiari con curiosità, lasciando spazio a una lettura personale, precisa e capace di sorprendere.

I nostri assaggi

Tra menu degustazione e proposte alla carta, c’è un gruppo di professionisti che si diverte e vuol far divertire, lo abbiamo capito già dall’inizio del percorso. Bruschetta, un gesto semplice e quotidiano, diventa un piccolo esercizio di tecnica: i sapori restano quelli della memoria, mentre il pane si trasforma in uno sfogliato grazie alla maestria di Carlo Nastro, pastry chef di Pietra Piana, e al lavoro di una brigata capace di portare precisione anche dove ci si aspetterebbe solo immediatezza.

Pesce frit e baccalà racconta bene il modo in cui Rossi guarda alla tradizione: il fritto, nella sua dimensione più immediata e conviviale, incontra la morbidezza della quenelle di baccalà mantecato. Il pesce bianco e il pescato minuto da frittura richiamano una memoria profondamente mediterranea, mentre il baccalà aggiunge profondità e una consistenza diversa.

Nel Fusillone con ragù di seppia e olio al limone ritroviamo un altro tratto della cucina di Rossi: partire da elementi riconoscibili e modificarne la prospettiva. La pasta di Gragnano in un condimento marino di succulenta profondità, mentre la nota agrumata dell’olio al limone aggiunge freschezza e slancio.

Il Rombo alla meunière, nella nostra serata interpretato con l’orata, porta invece il racconto verso una dimensione più classica. La cottura del pesce incontra una salsa a base di burro, limone, salsa Worcester e brodo di manzo, con un’intensità che resta ben bilanciata dalla delicatezza della materia prima. La chiusura arriva con Liuk al limone, un dessert che sblocca un ricordo generazionale senza trasformarlo in nostalgia. Il gelato al limone, servito con un liquore alla liquirizia fatto in casa, richiama quel celebre ghiacciolo che ha accompagnato le estati di molti italiani tra gli anni Settanta e Ottanta. Un finale ironico e preciso, capace soprattutto di strappare un sorriso. Ci siamo fermati volentieri anche sulla piccola pasticceria, dove ha lasciato il segno il cioccolatino ripieno di curd al limone: un concentrato di intensità agrumata, perfetto per chiudere il percorso con una firma netta e luminosa. 

Una voce propria

Lasciando Praiano ci siamo portati via la sensazione di un progetto che sta maturando con convinzione e senza fretta. Pietra Piana ha trovato un equilibrio tra una cucina che conosce profondamente la propria terra e la libertà di attraversarla con uno sguardo personale, sostenuta da una squadra giovane che lavora con naturalezza e partecipazione. È un indirizzo da tenere in agenda per chi vive o attraversa la Costiera Amalfitana: una cena a cui arrivare anche solo per il piacere di fermarsi qualche ora, con la comodità del parcheggio, il silenzio di Praiano e una cucina capace di sorprendere senza perdere il legame con le proprie origini.

A rendere il progetto ancora più interessante è anche il rapporto tra ciò che viene proposto e il conto finale: considerando il luogo, il servizio e il lavoro della cucina, Pietra Piana mantiene una collocazione equilibrata, capace di restituire valore senza inseguire gli eccessi che talvolta accompagnano gli indirizzi più panoramici della Costiera.

Info utili

Pietra Piana Restaurant
Via Campo, 15 – Praiano (SA)
c/o Hotel Piccolo Sant’Andrea
Tel. +39 089 813087
Cena tutti i giorni

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