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Pino Cuttaia: un viaggio gastronomico tra radici e visione contemporanea

Con Pino Cuttaia, l’altra gastronomia diventa racconto umano e, piatto dopo piatto, si trasforma in esperienza collettiva tra emozioni, memorie e nuove forme di gusto.

Ci sono serate in cui la cucina smette di essere semplice esperienza gastronomica e diventa racconto, evocazione, quasi un ritorno emotivo a luoghi che appartengono più alla memoria che alla geografia. Le cene tematiche organizzate da Identità Golose Milano nascono proprio con questa intenzione: portare grandi interpreti della cucina italiana fuori dal loro contesto abituale e permettere agli ospiti di entrare nel loro universo creativo.

La storia di Pino Cuttaia

L’incontro con Pino Cuttaia assume immediatamente questa dimensione. Lo chef del ristorante La Madia di Licata – insignito nel 2006 della prima stella Michelin, seguita nel 2009 dalla seconda – non costruisce una cena pensata per stupire, ma per raccontare. La sua cucina procede per sottrazione, per ricordi che riaffiorano con naturalezza, per gesti che sembrano appartenere a un tempo domestico e familiare.

Nato a Licata e cresciuto lontano dalla Sicilia, Cuttaia ha trasformato il ritorno nella propria terra in un atto creativo: recuperare emozioni, profumi e immagini dell’infanzia e tradurli in un linguaggio gastronomico contemporaneo, dove la tecnica resta discreta e l’emozione diventa protagonista.

I ricordi come elemento centrale della sua cucina

Il legame con la memoria non è solo un ricordo nostalgico, ma una fonte di ispirazione per custodire e trasmettere usanze e tradizioni radicate nel tessuto culturale siciliano. La sua modernità nasce dal recupero del gesto antico, nel plasmare e trasformare gli ingredienti con una maestria tramandata e rinnovata nel tempo. Questi gesti, appresi dalla madre e dalla nonna attraverso le attività domestiche, portano con sé una conoscenza profonda degli ingredienti, dei sapori e della stagionalità, riflettendo l’antica consuetudine dell’ortolano che bussava alla porta di casa con i suoi prodotti freschi.

Up side down: si inizia da un dolce salato

La cena si apre con una Creme Brûlée di polpo che gioca con le aspettative fin dal primo sguardo. La superficie caramellata richiama un dessert classico, ma sotto il cucchiaio emerge una consistenza morbida e marina, in cui la dolcezza naturale del polpo incontra una sapidità elegante e misurata. È un inizio quasi disorientante, capace di rompere immediatamente gli schemi e predisporre il palato a una narrazione diversa, più intima che spettacolare, accompagnata da un calice scelto con precisione per sostenere senza mai sovrastare.

I momenti cult

Il momento centrale della degustazione arriva con Ipogeo Terramare, introdotto da un testo poetico che invita a scendere sotto la superficie, là dove vivono radici, sabbia e mare. Nel piatto la bietola restituisce il sapore dell’humus, il cavolo rapa porta freschezza e struttura, mentre il cannolicchio introduce un richiamo iodato che attraversa la composizione con delicatezza. La dolcezza vegetale si intreccia alla salinità marina in una progressione lenta e quasi meditativa, dove croccantezza e succosità dialogano in equilibrio continuo. Non è un piatto che cerca l’immediatezza: chiede attenzione, silenzio, partecipazione emotiva.

La Scampagnata di una Cernia prosegue il racconto riportando tutto all’essenza della materia prima. Il nome suggerisce natura e libertà, e nel piatto emerge una leggerezza sorprendente, fatta di cotture precise e di una costruzione apparentemente semplice che rivela grande tecnica. Qui lo chef dimostra come l’alta cucina possa essere rassicurante e accessibile, capace di evocare un pranzo all’aria aperta pur restando ancorata all’eleganza del fine dining. I vini accompagnano la progressione gastronomica con coerenza narrativa, seguendo l’evoluzione dei sapori e contribuendo a creare un dialogo armonico tra cucina e calice.

La grande pasticceria siciliana

Il finale riporta inevitabilmente alla Sicilia, ma senza nostalgia. La nuova Cassata all’olio EVO alleggerisce uno dei dolci simbolo dell’isola mantenendone intatta l’identità: meno opulenza, più profondità aromatica, un equilibrio che rende il dessert contemporaneo senza tradirne l’anima. A chiudere la degustazione arriva la straordinaria Torta Sfogliata con zabaione al Vecchio Samperi, calda e avvolgente,  capace di lasciare al palato una persistenza elegante e quasi affettiva, come il ricordo di un sapore familiare che riaffiora improvvisamente.

Ciò che resta, al termine della serata, non è la successione dei piatti ma la sensazione di aver attraversato una storia personale trasformata in esperienza collettiva. La cucina di Pino Cuttaia possiede questa rara capacità: rendere l’alta gastronomia profondamente umana, costruendo emozioni che emergono lentamente e continuano a vivere anche dopo aver lasciato il tavolo. La cena firmata Identità Golose Milano si rivela così un viaggio nella terra di Sicilia tra passato e presente, dove ogni assaggio diventa memoria e ogni ricordo trova una nuova forma attraverso il gusto.

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