Magazine di ristorazione e itinerari enogastronomici • Mercoledì 21 Ottobre 2020

Risorgiamo Italia, la protesta dei ristoratori

Incertezze per la fase 2, non ci sono ancora regole chiare e codificate per la riapertura ed è protesta dei ristoratori

Il 28 aprile 2020 sarà ricordato nella storia come un giorno di protesta. Quella dei ristoratori che non hanno ancora regole chiare per la riapertura dei loro ristoranti, che si è detto (ma non è ancora stato dichiarato ufficialmente) dovrebbe essere a un mese da tale data, il 28 maggio.

Quindi alle 21 del 28 aprile i ristoranti riaprono simbolicamente: su le saracinesche per questo flash mob organizzato spontaneamente su Fb dal gruppo Risorgiamo Italia- Horeca Unica per attirare l’attenzione del governo che sembra essersi dimenticato del settore.

Tutto è partito da David Ranucci, imprenditore romano a Milano che ha recentemente aperto Pizzottella (ve ne avevamo parlato qui), Paolo Bianchini di Al Vecchio Orologio nel viterbese e Mirko Zuffi di EGO service. I ristoranti alzeranno le saracinesche dopo due mesi di forzata chiusura, accenderanno le luci e apparecchieranno un tavolo di fronte alle loro insegne, simbolo sacrificale di questa guerra contro la pandemia.

“Invece di abbassare le saracinesche come avviene nelle proteste dei commercianti, noi apriremo, come protesta per chi non potrà più alzarle perché falliti, se il governo non si prende cura del comparto” ha dichiarato Bianchini. L’attività non sarà facilmente certificabile, ma i ristoratori hanno deciso di correre il rischio. “E il giorno dopo i ristoratori andranno a consegnare le chiavi dei ristoranti ai rispettivi sindaci, in segno di richiesta di aiuto e sostegno, perché l’accensione delle luci del giorno prima non sia stata l’ultima”.

protesta dei ristoratori

Nel giro di poche ore le adesioni alla protesta dei ristoratori sono state a migliaia, in tutta la penisola, ad oggi arrivate a circa 75.000 imprese. È nata quindi con lo scopo di aggregare tutti i gruppi di protesta nati sui social la federazione M.I.O.- Movimento Imprese Ospitalità (ovvero, in ordine geografico da nord a sud, Treviso Imprese Unite, il Comitato Ho.re.ca Milano, Rinascita Pubblici Esercizi Rimini, Ristoratori Emilia Romagna, Allarme Italia Liguria, Ristoratori Toscana, Ho.re.ca Umbria Uniti, Consorzio Foligno InCentro, RistorItalia Marche, Associazione Pizzaiuoli Napoletani, BPU Brand Partenopi Uniti con IoNonApro, Associazione Commercianti Salerno, Gruppo Avellino, Movimento Impresa Pugli, Associazione operatori turistici Porto Cesareo, A.R.T. Associazione Ristoratori Trapanesi, Carboni Attivi Sicilia, Comitato Ho.re.ca Nord Sardegna-Alghero, Gruppo nazionale di Ho.re.ca Unita, Associazione GPN) che dichiara: “Sia chiaro che non cerchiamo assistenzialismo: le misure previste per l’eventuale riapertura di maggio, se non collegate a tutele economiche, quali cassa integrazione fino a Dicembre 2020 e moratoria sugli affitti e sulle utenze, ci costringeranno a licenziare, se non a chiudere del tutto, le nostre attività. Come possiamo mantenere gli stessi costi di una situazione di normalità sapendo che i nostri locali saranno a produttivi al massimo al 30%?”.

E  il M.I.O. sta studiando un protocollo Haccp da proporre al Presidente Conte, in assenza di ulteriori disposizioni da parte del governo e chiede che nella task force dell’emergenza governativa ci sia una delegazione del Movimento per illustrare le reali necessità e incongruenze che ci sono nei decreti attuali.

Una necessità dato che il mondo Ho.re.ca, si stima secondo gli ultimi dati, conti un fatturato di 87 miliardi con circa 500.000 attività commerciali che impiegano 1.500.000 dipendenti incluso l’indotto di forniture e servizi e si teme che un locale su due dovrà chiudere o dovrà essere ceduto a poco prezzo.

La protesta è sostenuta anche da Fipe-Confcommercio e dal presidente Lino Enrico Stoppani: “questa è una iniziativa che accompagna l’attività istituzionale della Federazione nel rappresentare i danni, i bisogni, le aspettative e le drammatiche prospettive di un settore tra i più danneggiati, visto che è stato il primo costretto a chiudere e sarà l’ultimo (purtroppo) a riaprire. Si tratta di un segno inequivocabile della disperazione che interessa gli imprenditori, che vedono messo a rischio il progetto della loro vita lavorativa, senza che le politiche economiche, lente, dilatorie e poco incisive, riescano metterli in sicurezza”.

La Ristorazione italiana – prosegue Stoppani – rischia altissimi tassi di mortalità, la dispersione di professionalità faticosamente costruite, nuove infiltrazioni malavitose, e va aiutata con urgenti interventi che prevedano indennizzi a fondo perduto per chi è stato obbligato a chiudere o ha subito forti cali di fatturato, con congrue moratorie fiscali, procedure di accesso semplici e veloci agli strumenti della, interventi normativi sulle locazioni commerciali, proroghe e rafforzamento delle misure di protezioni sociali per i lavoratori”.

La Federazione – conclude il presidente – chiede un’anticipazione della data per la ripartenza, certa che i severi protocolli sanitari messi a disposizione delle aziende, che hanno imposto pesanti adattamenti organizzativi ed operativi, garantiranno la sicurezza sanitaria di clienti e lavoratori. Altrimenti rischiamo, tra qualche settimana, di trovare solo le macerie di un settore, importante per i grandi numeri che esprime, ma anche per i grandi valori sociali, storici, culturali ed antropologici che porta, elemento fondamentale della filiera turistica ed agro-alimentare del nostro Paese”.