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Rocha, nel Castello di Rocca Cilento una fuga tra storia e gusto

La cucina di Salvatore Notaro, una cantina di circa 200 referenze e il cocktail bar accompagnano la visita al castello, dove è possibile fermarsi anche per la notte.

Tra le mura recuperate e gli spazi restituiti all’ospitalità si trova Rocha, il ristorante guidato dallo chef Salvatore Notaro. La sua cucina ci ha convinto fin dai primi assaggi, gli amuse-bouche, piccoli bocconi in cui precisione tecnica e intensità gustativa emergono con particolare evidenza. Anticipano il carattere della proposta, sostenuta da una solida padronanza delle tecniche contemporanee e da un entusiasmo giovanile che porta talvolta a osare, spingendosi appena oltre il segno. È anche in questa inclinazione che si riconosce una cucina in cui la competenza non spegne la voglia di sperimentare.

Cosa ci è piaciuto di più

Onigiri con tonno, anguilla, salsa teriyaki e alga wakame lavora sulla ricchezza dei pesci, bilanciandola con sapidità e acidità. La componente grassa resta percepibile, ma il contrasto tra le diverse componenti rende il finale più netto. Ostrica Gillardeau alla brace, con dashi all’alga kombu, salicornia e ricotta di mandorla, porta il gusto marino a una concentrazione notevole. L’assaggio è incisivo, ma non stanca e lascia, al contrario, la voglia di ripeterlo subito. Roti canai, pane sfogliato della tradizione malese legato alle cucine dell’Asia meridionale, viene servito con burro montato al miso e cipolla di Vatolla arrostita. La dolcezza della cipolla incontra la sapidità del miso, in un equilibrio in cui i due elementi si mitigano e si valorizzano a vicenda. Il pane, con la sua consistenza stratificata, offre una base tutt’altro che neutra: per questo ne nasce un’idea originale, in cui tre preparazioni distinte si arricchiscono reciprocamente, dando vita a qualcosa di più della somma delle singole parti.

Carota e senape ci porta subito a una domanda: quanto può diventare articolata la lettura di un ingrediente così semplice e comune? Fermentata, preparata in agrodolce e conservata sott’olio, la carota è accompagnata da una salsa e da una maionese entrambe ai semi di senape. La varietà delle preparazioni rivela il lavoro della cucina, ma il risultato è un assaggio giocoso, che invita a riscoprire un vegetale quotidiano attraverso forme diverse.

Tra le portate più convincenti c’è Vongole fujute e ritrovate, che richiama la tradizione napoletana delle vongole «fuggite», una preparazione della cucina popolare nata per evocare il sapore del mare anche quando non ci si poteva permettere di acquistare il pesce. La versione di Rocha affida il compito alla colatura di alici, al concentrato di pomodoro e alla salsa di prezzemolo. Il richiamo alla cucina marinara resta riconoscibile, ma prende forma attraverso ingredienti diversi da quelli suggeriti dal nome del piatto.

Agnello con animella e sedano rapa è tra i piatti che, prima di altri, lasciano emergere la maturità tecnica di Notaro. Legato alla cultura pastorale cilentana, l’agnello viene presentato in una composizione essenziale, in cui la cottura ha un ruolo decisivo. L’abbinamento con l’animella potrebbe facilmente condurre a un risultato opulento, ma la ricchezza degli ingredienti viene ricondotta a una forma pulita ed equilibrata.  

In chiusura, assaggiamo Anacaprese. Un dolce che rilegge in versione al piatto la famosa torta da credenza. Servita con crema, gel e polvere di limone primofiore, gelato al latte di bufala e, naturalmente, mandorle. Goloso e sontuoso.

Al Rocha, accanto a Salvatore Notaro c’è il maître Davide Sessa. Il loro lavoro procede allo stesso passo. È una sintonia che si misura nella gestione dei tempi, nella presentazione delle portate e nella capacità di capire quando intervenire e quando lasciare spazio al piatto. Lo stesso equilibrio si ritrova nella squadra, giovane e partecipe, che sostiene il servizio con visibile entusiasmo. Il ristorante propone due menu degustazione, da cinque e sette portate, oltre a Visione, un percorso di otto portate affidato alla scelta dello chef. È possibile anche ordinare à la carte, scegliendo tra un itinerario definito e i singoli piatti.

Bar, aperitivo e mixology

La serata può cominciare al bancone oppure, quando il tempo lo permette, in terrazza. Qui Manuel Ferrazzano cura una proposta che affianca grandi classici e cocktail signature. Il bar trova spazio anche durante la cena, con interventi pensati per accompagnare il percorso. Tra questi, l’acqua di cedro e limone, leggermente alcolica, proposta per pulire il palato e rinnovare la percezione dei sapori.

Dormire al castello

Rocha si inserisce nell’offerta del Castello di Rocca Cilento, dove è possibile anche pernottare. Fermarsi per la notte permette di concedere alla visita tempi diversi, lasciando spazio al castello e al paesaggio circostante. Anche la prima colazione, nel silenzio del mattino cilentano, contribuisce a dare senso a questa scelta. La cena non resta un episodio isolato, ma diventa parte di una parentesi da vivere senza fretta. Il piacere della tavola si prolunga così fino al mattino, quando il paesaggio invita a riprendere la visita con un altro ritmo.

Info utili

Rocha

Castello di Rocca Cilento

Via Castello 1, Rocca Cilento (SA)

+39 3335877468
+39 0974832392
info@castellodiroccacilento.it

Per il ristorante: il sito

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