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Senzafine, la Costiera ha un nuovo indirizzo gastronomico

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Il ristorante del Santa Caterina di Amalfi racconta la nuova vocazione gastronomica degli hotel, tra cucina di condivisione, grill e influenze giapponesi.

C’è una nuova abitudine che sta cambiando il modo di vivere la ristorazione: sempre più spesso si va a cena in un grande hotel anche senza soggiornarvi. A richiamare il pubblico non è più soltanto il fascino del luogo, ma la possibilità di trovare una proposta gastronomica con una propria identità, inserita in un contesto di ospitalità più ampio. È in questo scenario che nasce Senzafine, il ristorante e cocktail bar dell’Hotel Santa Caterina di Amalfi, un progetto contemporaneo che segna un nuovo capitolo nella storia gastronomica della dimora.

Il ristorante si apre così anche a chi sceglie il Santa Caterina come destinazione gastronomica sulla Costiera, intercettando una tendenza sempre più evidente nell’hôtellerie di alta gamma, capaci di attrarre un pubblico locale e internazionale grazie a cucine, bar e ristoranti con un’impronta riconoscibile.

Il Santa Caterina, del resto, ha costruito la sua storia proprio sulla capacità di unire ospitalità e personalità. La villa liberty, nata nel 1904 come piccolo albergo-casa con appena sei camere, conserva ancora oggi quella dimensione familiare e intima che l’ha resa un luogo unico ad Amalfi. Alla guida c’è la famiglia Gambardella, oggi alla terza generazione, che continua a custodire un’idea di lusso fatta di attenzione ai dettagli, conoscenza del territorio e un rapporto diretto con gli ospiti. Senzafine nasce da questa eredità, ma guarda al futuro.

Il format del Senzafine 

A vista non basta. È una cucina aperta, integrata tra sala e terrazza, e ci siamo divertiti a osservare il lavoro della brigata: le preparazioni, i gesti della cucina, gli ultimi passaggi prima del servizio. La proposta ruota attorno al binomio “crudo e fuoco”: da una parte sushi, tartare, carpacci e pescato del giorno. Dall’altra il grill, dedicato a carni selezionate, pesce e verdure. Anche a tavola l’atmosfera resta molto distesa, abbiamo condiviso diversi piatti — king crab roll, ceviche mediterranea e la focaccia di patate ripassata sulla griglia e servita con wagyū, carote in agrodolce, latticello e wasabi — alternando assaggi diversi senza una successione rigida, in una cena spontanea e piacevole.

A guidare il progetto gastronomico del Santa Caterina è Giuseppe Stanzione, executive chef dell’intero comparto food dell’hotel dal 2019. È lui a coordinare gli outlet ristorativi della struttura, dopo aver portato il ristorante Glicine al riconoscimento della stella Michelin nel 2020.

Senzafine rappresenta un nuovo capitolo del suo lavoro, con una proposta più contemporanea e trasversale affidata in cucina allo chef Andrea Pelo e al sushi chef Vagner Antunes Furtado. In sala il progetto è seguito da Domenico Mansi e Francesco Faiella, insieme al sommelier Luca Amato e al barman Luigi Gambardella. 

E se ad Amalfi volessimo proprio cercare un difetto, forse sarebbe quello di non poter regalare il tramonto per la particolare posizione della costa. Ma anche questa piccola imperfezione appartiene al fascino del luogo. Come dice Ninni Gambardella della proprietà, “è l’imperfezione che ci rende perfetti”: una frase che racconta un modo di intendere l’ospitalità, costruito nel tempo attraverso il lavoro delle persone, le scelte quotidiane e l’attenzione ai dettagli. Lo stesso spirito si ritrova in Senzafine, un progetto contemporaneo e dinamico, capace di unire cucina, servizio e un modo più libero di vivere il ristorante.

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