In Toscana, tra città d’arte, mare, colline e boschi, c’è una zona vitata poco nota ma che per qualità delle proprie uve e della proposta gastronomica, merita la giusta attenzione: Terre di Pisa.
Esiste anche un’altra Toscana del vino, lontana dalla luce dei riflettori del Brunello di Montalcino, dei supertuscan di Bolgheri, del Chianti e del Morellino, ma non per questo meno intrigante e interessante. Basta lasciare le vie più note e già battute e spostarsi in un’altra magnifica area, la zona della provincia di Pisa, tra città d’arte, mare colline e boschi, da percorrere in bici o facendo trekking, e dove, nel 2011 è nata, raggruppando una serie di zone dove la vite si coltiva fin dai tempi degli Etruschi, la doc Terre di Pisa.
Sette anni dopo è nato il Consorzio, che oggi raggruppa 16 aziende in un lembo di terra delimitato a nord dall’Arno e a sud dal fiume Cecina e che beneficia anche delle brezze che arrivano dal vicino Tirreno. Un debutto non troppo fortunato, nel 2018, visto che poco dopo ci sono state le restrizioni dovute al Covid. Per questo il nuovo progetto è partito a pieno regime solo un paio di anni fa. Qui il collante lo fa il terroir, cioè l’insieme, unico, di clima, terreno e paesaggio, addomesticato dalla mano dell’uomo da oltre duemila anni e con una grande varietà di vigneti che rendono variegata e più complessa l’offerta delle aziende.
Nelle vigne si coltiva Sangiovese, dal quale nasce Il Terre di Pisa Sangiovese e il rosato (in percentuale del 50% in assemblaggio con altre uve a bacca rossa), ma anche vitigni internazionali: per il Terre di Pisa Rosso e Rosso Riserva si utilizzano Sangiovese, Cabernet Sauvignon, Merlot, Sirah e, in percentuale minore, altre uve a bacca rossa come il Tempranillo. Vini che si sposano con la cucina di terra di queste parti, arrosti oppure cinghiale e lepre o ancora un pecorino toscano stagionato. Per i bianchi si produce il Terre di Pisa Vermentino e il Terre di Pisa Bianco, blend di Vermentino e Trebbiano, ottimi su piatti pesce (la costa di Pisa e Livorno è vicinissima) oppure carni bianche.
Tra le cantine più convincenti c’è la Fattoria di Fibbiano, a Terricciola, una delle aree più antiche e famose per la produzione del vino. Il loro Ceppatella Terre di Pisa Sangiovese doc 2019 (Sangiovese in purezza, 55 euro), nasce addirittura da vigne centenarie prefillossera su un terreno composto da coralli e fossili marini, dal colore quasi bianco. E andar per filari vuol dire magari trovare, tra le zolle, anche conchiglie risalenti al periodo del Pliocene. Il vino al naso è morbido, con appena qualche accenno di cioccolato, un sorso intrigante, leggermente speziato e con tannini gentili ma che possono evolvere ancora a lungo.


Tra queste colline ha trovato “casa” anche lo chef Antonino Cannavacciuolo che nel borgo di Casanova di Terricciola ha aperto una delle sue cinque Laqua Vineyard sparse per l’Italia, con possibilità di soggiornare e regalarsi un’esperienza gourmet con la sua raffinatissima cucina.
Sempre a Terricciola altra cantina dove fare una sosta è Badia di Morrona per assaggiare Il VignaAlta Terre di Pisa Sangiovese doc 2021 (Sangiovese in purezza, 14.5°, 30 euro) un vino molto intrigante. Nel bicchiere si notano subito spezie dolci con leggerissimi accenni di elicriso, mentre in bocca è morbido e seducente per poi finire con note fresche e sapide che mettono tutto il sorso in equilibrio.
Spostandoci verso est si arriva a Peccioli, che accoglie i visitatori con il profilo del campanile della Pieve di San Verano. Il centro storico, accessibile anche tramite ascensore, è caratterizzato dai “chiassi”, strette vie che si aprono anche sullo sfondo del paesaggio collinare, e da installazioni di arte contemporanea. E per una sosta ci si può affacciare dalla grande terrazza sospesa realizzata dall’amministrazione comunale con vista su tutta la vallata. Vale sicuramente la pena di visitare il ristorante pasticceria Ferretti, con una tradizione alle spalle di quasi cento anni dove si possono gustare dolci locali ormai quasi introvabili.
Poco distante, nel borgo di Ghizzano che merita una visita per le sue case dipinte di mille colori, si trova la cantina Tenute di Ghizzano. Nella degustazione delle varie aziende fatta dal Consorzio, spicca il loro Veneroso Terre di Pisa Doc 2021, un vino che l’azienda produce dall’85 (blend Sangiovese e Cabernet Sauvignon, 13,5°, 25 euro) con belle note speziate sia al naso che in bocca, note di frutta rossa e accenni minerali.
A poca distanza si trova il borgo medievale di Palaia, con la Pieve Romanica di San Martino e poi Montefoscoli che vanta il misterioso Tempio di Minerva Medica ricco di simboli esoterici e massonici che pare abbia ispirato Mary Shelley, e il Museo della Civiltà Contadina che valorizza le tradizioni delle generazioni passate. Da qui si prosegue per San Miniato, altra cittadina medievale e luogo di eccellenza del tartufo bianco oltre che per il vino. Merita una visita l’Azienda agricola Pietro Beconcini e un assaggio il suo Reciso Sangiovese Rosso Toscano doc (14,5°, 27 euro). Il nome deriva dal fatto che 15 giorni prima della raccolta viene tagliato il capo della pianta in modo da bloccare gli zuccheri nel grappolo. Ha un bel naso di spezie e frutti rossi, tannini molto evidenti ma non spiacevoli e una bella freschezza finale.
Risalendo verso Sud si arriva a Ponsacco dove ha le vigne la cantina Podere Spazzavento. Da assaggiare il Grano delle Formiche Terre di Pisa Rosso Doc 2019 (Sangiovese e Colorino, 22 euro, 15°) che, nelle intenzioni dei produttori, dovrà diventare una Riserva. Nel bicchiere il naso percepisce subito uno spunto di pere nero, ribes e liquirizia, in bocca arriva prima morbido e poi chiude con tannini importanti.


Poco distante, per una cena gourmet, ci si ferma a Cascina (da vedere il suo piccolo centro storico) al ristorante La Dea Partenope (via Nazario Sauro) dove il napoletano chef Emanuele Montella propone la sua cucina di mare innovativa. Nel menu da assaggiare il Polpo fritto alla paprika, salsa alla luciana, polvere di olive nere, capperi croccanti e maionese di acqua di polpo (24 euro), il riso Acquerello maturato un anno, cotto con ristretto di pescato ad amo e bisque di crostacei, frutti di mare, polpo, seppia e crostacei e le loro polveri, mantecato al burro di Normandia (25 euro), o il Branzino con croccante alle nocciole timo e prezzemolo, peperone arrosto, pak Choi e finger lime (33 euro).
