Magazine di ristorazione e itinerari enogastronomici • Mercoledì 28 Settembre 2022

“The Best of” Pantelleria, la splendida figlia del vento ammaliatrice di cuori

pantelleria

Ci sono luoghi talmente ricchi da lasciare ogni volta un’emozione diversa in chi li visita come se fosse la prima volta. Così Pantelleria, splendida figlia del Vento, come ogni grande amore che si rispetti, riesce a fare innamorare ogni volta per un motivo diverso. Noi abbiamo quindi stilato una piccola lista di cose da fare, vedere e mangiare per guidarvi alla scoperta delle “chicche” dell’isola.

Che vogliate chiamarla Venere Nera, Perla del Mediterraneo o Isola del Vento, Pantelleria è un’isola dai mille volti, che muta in base a come la si vuole vivere, per età, condizione personale (single o coppia), interessi e desideri.​

Ecco perché ogni volta – e vi assicuro che non sono poche – che vado a Pantelleria mi capita di guardarla da un punto di vista diverso che​ la illumina di una luce totalmente nuova. Così la​ movida notturna (per vivere​ la quale​ si puntava la sveglia a mezzanotte per poi tirare fino all’alba)​ ricordo delle inquiete estati adolescenziali, ha lasciato posto, nel tempo, a una visione più matura di un’isola che, come una bella donna, non ha età e che, maturando, diventa, ancora più affascinante.

Dal mare alla montagna, dal cibo al vino, dall’estate all’inverno, non esiste un unico motivo per considerare Pantelleria, a pieno titolo, la perla nera del Mediterraneo. Tuttavia, si deve sottolineare innanzitutto che Pantelleria non è un’isola adatta a tutti. Tanto per cominciare, contrariamente a ciò che si possa pensare, non è principalmente un’isola di mare. Il mare c’è ed è bellissimo e la circonda come una collana di pietre preziose rendendola più elegante. Ma se pensate di sfoggiare il vostro nuovo costume intero da copertina comodamente sdraiati sui lettini degustando un cocktail avete sbagliato isola.

Qui il posto più facile da raggiungere a mare prevede comunque che abbiate scarpe da trekking e zaino in spalla per non perdere l’equilibrio durante le discese ripide e le salite impervie. Quanto ai cocktail, a meno che non vi dotiate di un termos con annesso calice, dovrete accontentarvi di acqua o birra da aprire sulla nuda roccia dal momento che non esistono bar (e servizi igienici) nelle vicinanze dei luoghi di mare più gettonati (e neanche quelli che lo sono meno).

La vera indole dell’isola è fatta di una natura incontaminata e lussureggiante, indomabile ed ostica per molti versi, che si concede solo a chi è in grado di apprezzarne anche questa apparente ruvidità. Pantelleria è terra di sacrifici e di speranze, di successi e delusioni, di tutti e di nessuno. Sacrifici degli abitanti che da secoli hanno imparato ad adattarsi a terreni scoscesi, al clima inospitale e a riconoscere il vento chiamandolo per nome. Di speranze, di tutti coloro che sono stati accolti in questa terra portando con sé il dolore della fuga dalla propria terra e, in molti casi, la tragedia della morte. Un’isola che accoglie tutti ma che, in realtà, non appartiene a nessuno. In questa terra la vite, i capperi, gli ortaggi trovano terreno adatto per esprimersi al meglio.

Noi siamo andati in giro per voi a scoprire le specialità più autentiche della tradizione locale e ve le sveliamo come preziosi segreti da custodire con cura. Ecco le tappe imperdibili che non dovete proprio saltare quando sarete sull’isola. 

Cosa fare a Pantelleria

Il bagno nelle vasche di Gadir

Gadir è un piccolo villaggio sul mare con un porticciolo e la presenza di vasche termali scavate nelle rocce, le temperature oscillano tra i 40 e i 60 gradi. In queste acque sorgive calde e rilassanti è possibile fare il calidarium e frigidarium: antico bagno rituale dei Romani, con effetti rigeneranti e tonificanti. Il risultato è un rilassante bagno termale. Consigliatissimo in notturna così da ammirare il fantastico cielo stellato.

La sauna alla grotta di Benikulà a Sibà

La grotta si trova su un costone della Montagna Grande ed è raggiungibile dalla contrada di Sibà in località Benikulà, (sud ovest dell’isola). Si lascia la macchina in un piccolo parcheggio, da qui parte un piacevole sentiero, ben segnalato, che si percorre in circa 15 minuti. Lungo il sentiero la vista è spettacolare si intravede da una parte la costa africana, dall’altra si ha un’ampia vista sulla piana del Monastero.

La grotta è considerata una vera e propria sauna naturale o bagno di vapore. Composta da due vani: il frigidarium, parte esterna, dove vi si trovano sedili in pietra e dalla parte interna, dalla quale attraverso una spaccatura nella roccia, ad intermittenza, fuoriesce vapore acqueo ad una temperatura di circa 40 gradi.

Durante il periodo estivo la visita alla grotta e la relativa sauna è consigliata verso tardo pomeriggio, in inverno qualsiasi ora della giornata va bene, non dimenticatevi di portare uno zaino con il kit di sopravvivenza; un paio di bottiglie d’acqua, asciugamano, ciabatte, torcia e costume da bagno.

Il bagno al lago di Venere al tramonto

Il bacino lacustre è situato sul versante nord-orientale dell’isola.  Il lago è alimentato da sorgenti termali e dalle piogge ha un livello medio di profondità pari a 2 metri. La  melma fangosa di colore scura mista a zolfo che si trova sul fondo  viene utilizzata ad uso terapeutico, cospargendola sul corpo e lasciandola essiccare.

La passeggiata a Montagna Grande

Il percorso è caratterizzato da una ricca vegetazione: il classico mantello forestale si rileva ai margini delle fasce taglia fuoco; macchia-boscaglia, corbezzolo, pino marittimo, l’orchidea di Pantelleria serapide maggiore il particolarissimo caprifoglio mediterraneo (locera implexa), la dittinella (Daphne gnidium). Questa passeggiata offre una visita dell’isola che permette di coglierne molte delle sue peculiarità.

Il sentiero è tracciato da gradoni in salita. Camminando possiamo godere di una straordinaria visuale e di una vegetazione rigogliosa. In prossimità di questo bosco è presente la Grotta dei Briganti il cui  nome deriva da un episodio avvenuto durante l’Unità d’Italia in occasione del quale alcuni  giovani, dopo essersi rifiutati di prestare servizio miliare, si nascosero proprio all’interno di questa grotta. Trattasi di un’antica grotta di scorrimento lavico di particolare interesse biospeleologico in quanto è situata nelle antiche lave datate tra i 29-35 mila anni fa. Dopo aver apprezzato i colori e gli odori di un bosco, verde e rigoglioso, anche nel periodo estivo, e dopo aver avuto una visuale dall’alto dell’intera Isola si torna al punto di partenza con la sorpresa di aver scoperto “Il bosco che non ti aspetti”.

Cosa bere

Abbazia San Giorgio

L’Abbazia San Giorgio è una realtà enologica che merita una visita. Andateci nel tardo pomeriggio in modo da godere della luce del tramonto mentre Battista Belvisi, coltivatore, viticoltore, cantiniere ed enologo vi racconterà i suoi vini abbinati alle delizie gastronomiche dell’amico Beppe Fontana, chef itinerante.

L’ Abbazia nasce nel 2016: una piccolissima realtà i cui vigneti (tre e ettari e mezzo situati a Khamma), si trovano nella parte sud orientale dell’isola, spezzettati in minuscoli corpi, a circa 300 metri sul livello del mare, dall’età media di 60 anni: sono allevati a Zibibbo per i due terzi della superficie, mentre la restante parte è coltivata a​ Pignatello​ (qui conosciuto con il nome di​“Nostrale”),​ Carignano e Nerello Mascalese.​ Nel 2015 Battista e Beppe producono 1.000 bottiglie di Passito di Pantelleria, 2.000 bottiglie di uno Zibibbo secco e 1.000 bottiglie rosse.​ ​

L’ Orange​ è uno Zibibbo secco lavorato in acciaio e affinato in botti di castagno per 6 mesi. Il colore è giallo carico tendente all’oro-arancio. Il naso è potente, esplosivo, sontuoso, barocco in ogni sua voluta. Profumi di agrumi canditi, erbe mediterranee con note floreali e di frutta tropicale. In bocca è fresco, agile, snello reso persistente da una importante sapidità aromatica intensa”, il tempo medio nel quale le sensazioni del vino permangono sulle papille gustative.

Interessante anche ​il​ rosato Cloè,​ una bella interpretazione di​ Nerello mascalese in abito rosa intenso, dal naso elegante di melagrana, more e violetta e dal sorso pieno e avvolgente sorretto da una spiccata mineralità. Ultimo nato di casa è il Garofalo, un blend di Nerello Mascalese e Nerello Cappuccio, dal bel colore rosso intenso con sentori di frutti rossi e spezie dolci e sorso agile e armonico dalla piacevole persistenza.

Infine, il​ Passito di Pantelleria, Magico, prodotto in sole 1.000 bottiglie. Giallo dorato nel calice, al naso fichi secchi, confettura di albicocche e miele d’acacia. In bocca è caldo, armonico, mai stucchevole, dal sorso equilibrato tra la dolcezza e acidità, in un continuo gioco di rimandi. È un Passito teso e fragrante, agile, diverso rispetto alle più comuni etichette pantesche. Da provare anche altri​ due macerati​ neonati,​ il​ “Canto del grillo”, Grillo in purezza, e​ “Lustro”​ da Catarratto.

Una volta qui non pensate di rimanere digiuni. Tra bruschette con “l’ammogghiu di Pina”, peperonata, frittelle, melanzane, formaggi e, persino un primo, preparato da chef Beppe Fontana, tornerete a casa sazi e soddisfatti. Prenotate la visita il martedi o il giovedi e su richiesta il sabato.

Salvatore Ferrandes

Se poi voleste assaggiare un passito prodotto da una piccola realtà agricola a conduzione familiare dovete assolutamente provare quello di​ Salvatore Ferrandes, la cui azienda, sita anch’essa a ​Khamma, è a coltivazione biologica dei terreni terrazzati nei quali la famiglia, di origine spagnola, è presente da oltre seicento anni. Il clima favorevole, la generosa fertilità della terra vulcanica e la cura artigianale nelle trasformazioni permettono di ottenere prodotti di altissima qualità come i capperi, l’uva passa e il​ Passito di Pantelleria, caratterizzato da spiccati sentori di albicocca, dattero e arancia candita mitigati da una persistente acidità che ne impedisce la stucchevolezza rendendo ogni sorso un autentico inno alla gioia.

Sangue d’Oro, prodotto da Carole Bouquet è la cuvee d’eccezione, che viene da settori di basso rendimento, di colore giallo dorato, presenta un profumo ricco, intenso, marcato di note di scorze d’agrumi candite, albicocche mature, mango. Al palato si presenta vellutato e opulento, equilibrato da una eccezionale mineralità, il finale si prolunga su fiori d’arancio e  di gelsomino. Vino da tenere 20-30 anni.

Cosa mangiare a Pantelleria

La Casa dei Fiori

Oltre al consigliatissimo giro per cantine, altrettanto raccomandato, è quello tra​ ristoranti​ panteschi a caccia delle tipicità locali. Se avete voglia di una cucina tipicamente pantesca, da gustare in un’ambiente suggestivo, dovete assolutamente recarvi alla ​Casa dei Fiori,​ in località​ Tracino, dove sarete accolti calorosamente dalla signora ​Maria Concetta. Si tratta di Resort con piscina​ in cui gli alloggi sono costituiti da singoli​ dammusi​ indipendenti i cui ospiti ogni mattina si deliziano grazie ad un’opulenta colazione a base di torte, crostate, biscotti e marmellate, tutti rigorosamente preparati dalla instancabile Maria Concetta che è davvero un prezioso punto di riferimento per una perfetta vacanza pantesca.

Aperitivo al Sesi Venti

Se poi siete a caccia di luoghi chic e trendy, infine, da non perdere ​l’aperitivo “sui tetti”​ del​ Sesi Venti​ da cui, potrete ammirare uno splendido tramonto.  Il consiglio è di recarsi sul posto verso le 18.30 in modo da ottenere ì posti migliori per guardare il tramonto. Quanto all’aspetto enogastronomico, a meno che non vogliate proseguire con la cena, non pensiate di alzarvi con la pancia piena. Tuttavia la spelndida vista vi ripagherà di tutto e una volta lì capirete perchè “il posto vale il viaggio”.

I Giardini dei Rodo

Se volete gustare una cucina raffinata, contrassegnata dall’imperdibile impronta pantesca da non perdere i Giardini dei Rodo. Il ristorante sorge in località Rekale e, grazie alla costanza e lungimiranza del proprietario Mariano Rodo, rappresenta una struttura accogliente e ricercata, seppur perfettamente inserita in un contesto che è rimasto inalterato. Mariano, insieme alla moglie Giuseppina Blanda, coautrice del libro“ La cucina delle contrade”, gestisce un luogo che sembra essersi fermato nel tempo.
In cucina la brigata, guidata quest’anno da Fabio Armanno dell’ Associazione Italiana Cuochi e Pasticceri, prepara piatti geniali come gli spaghetti alla crema di limone e tartare di gamberi e tradizionali come ì ravioli panteschi con ricotta e mentuccia (solo per citarne alcuni) Tra i dessert non perdete il bacio pantesco con coulisse di frutti di bosco, il semifreddo ai capperi con colata di cioccolata e il gelo di anguria.

La pizzetta pantesca

Ma non c’è Pantelleria senza pizzetta pantesca, quella che un po’ unta piena di capperi e olive porti al mare, e ad ora di pranzo scarti come un trofeo e  gusti orgogliosamente ammirando lo spettacolo che solo un’isola così selvaggia e indomabile è in grado di regalarti. Per essere certi che sia all’altezza del panorama che ammirerete mentre la gustate, prendetela al “Panificio Terremoto” a Khamma, o da “Pinuzzu u Palermitano”al porto o, ancora, al panificio “Marrone” di Scauri, un po’ nascosto ma che tutti vi sapranno indicare e, una volta là, capirete perché questa tappa  proprio non vi  poteva mancare, non solo per la bontà dei prodotti da forno ma, anche e soprattutto, per la ineguagliabile vista di cui godrete una volta giunti a destinazione.

L’importante è che, dopo aver fatto tutte queste cose (sempre che ci riusciate o che ne abbiate voglia) vi ricordiate di prendervi almeno un momento tutto per voi. Sarà quel​ momento in cui,​ fra un bicchiere di Zibibbo e uno di Passito,  tra una pizzetta ai capperi e un bacio pantesco fra un tuffo in mare e una passeggiata in montagna, in un tempo fuori dal tempo, prometterete a “Bent-el-rhià”,​ la splendida ​“Figlia del Vento”, che tornerete presto a trovarla.

credit photo Rosario Pusateri