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Tintilia: a Campobasso il rinascimento del vino molisano

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Passato, presente e futuro della Tintilia, un’antica uva molisana oggi protagonista di un vero e proprio Rinascimento grazie alla caparbietà di una famiglia di viticoltori.

Un vitigno ritrovato, una scommessa vinta e un successo inseguito con caparbietà. È la storia della Tintilia, una vite antica probabilmente portata in Italia dalla Spagna e che aveva trovato il suo habitat naturale in Molise. Poi negli anni ’70 e ’80 la sua coltivazione è stata abbandonata, come è successo con tante altre varietà italiane, per motivi di produzione.

In un periodo in cui si privilegiava la quantità e la facilità della raccolta la Tintilia era assolutamente fuori dagli schemi: è un’uva che non concede scorciatoie, poco produttiva, chiede una maturazione completa, gestione attenta dei tannini e delle rese, e una scelta precisa di suoli ed esposizioni.

Però, quando è coltivata bene, restituisce un profilo inconfondibile: un colore profondo, bei tannini, profumi di spezie e frutti scuri, ma anche una vena fresca e territoriale che la rende adatta al gusto contemporaneo.

Tintilia, dagli anni ’90 a oggi

Fortunatamente, nei primissimi anni ’90, qualche vignaiolo più caparbio ha  pensato di provare di nuovo a coltivare questo vitigno e produrre un vino che ormai viveva quasi esclusivamente nel ricordo degli anziani. Il pioniere di un gruppetto di viticoltori che adesso vanta anche un Consorzio con una ventina di iscritti, disseminati nelle campagne tra Isernia e Campobasso, è stato il fondatore di quelle che oggi sono le Cantine Catabbo, Vincenzo, che all’epoca lavorava nel commercio all’ingrosso di cereali. Nel ’92, quasi per scommessa, compra dei terreni nelle colline del suo paese, San Martino in Pensilis, vicino a Ferrazzano, in provincia di Campobasso.

Queste sono zone con una natura ancora incontaminata, selvagge ma incantevoli, attraversate da cammini e itinerari che anno dopo anno attirano sempre più turisti. Il nome dell’appezzamento acquistato non è certo incoraggiante: Contrada Petriera, per i suoli ripidi e pieni di pietre. Ma è proprio questo l’habitat che ama la Tintilia. Trovare le barbatelle di quell’uva, negli anni ’90, non era però cosa facile: se ne parlava ma restava quasi soltanto il ricordo. Finché, per caso, Vincenzo Catabbo trovò un contadino che conservava gelosamente alcuni esemplari che furono impiantati in quei terreni così ostici.

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Un viaggio in Francia – Bordeaux e Borgogna – completa l’illuminazione: niente vitigni “internazionali”, ma una produzione propria, territoriale, riscoprendo le uve autoctone ma cercando anche di avvicinarsi ad un gusto più moderno. Una vera e propria rivoluzione che sarà la base di un “rinascimento” di questo vino molisano che, negli anni, ha conquistato altri viticoltori ma soprattutto l’apprezzamento di critici e appassionati.

Nel 2004 la famiglia Catabbo decide di vinificare e imbottigliare in proprio: nasce una cantina moderna e, con l’ingresso dei figli Sara, Carla e Pasquale, il progetto diventa un’azienda strutturata, orientata alla qualità e alla valorizzazione della Tintilia. E nel 2023, il riconoscimento di tanta fatica: l’ingresso di una Tintilia (Catabbo Colle Cervino 2019) nella Top 100 di Wine Spectator. Oggi gli ettari destinati a questa antica uva molisana sono 18 su un totale di 52, nei quali vengono coltivate anche Falanghina del Molise, Montepulciano e Trebbiano, divise nei tre appezzamenti: Contrada Petriera, Tenute al Calvario, Tenute al Convento.

Ma il vino al quale la famiglia resta più legata è sicuramente la Tintilia. Quattro le bottiglie portate in degustazione dall’azienda. La prima è la Tintilia 2024 (diventerà Al Convento, 34 euro, 13,5 gradi) che ha la particolarità di essere affinata in anfore di cocciopesto per otto mesi.  Un vino che convince, seducente al naso con profumi di frutta rossa, quasi amarena sotto spirito e poi un sorso caldo, con note sapide, dei bei tannini levigati e un sentore di liquerizia che emerge ogni tanto. Da provare su piatti di carne, anche arrosti importanti, perché la struttura del vino regge bene il matrimonio con il cibo. Più profondo e con note più scure il Tintilia Colle Cervino 2024 (13,5 gradi, 25 euro) dove i sentori speziati sono più intensi insieme a profumo di cuoio e tannini importanti. Un finale molto persistente e lungo gli permette di abbinarsi a piatti carne più elaborati, magari accompagnati a una preparazione classica del Molise e dell’Abruzzo, il “cacio e ova”.

Terzo assaggio per la Tintilia al Calvario 2024 (26 euro, 14,5 gradi) che ha toni e profumi più morbidi e accattivanti per le folate di spezie che nascono nel bicchiere. La particolarità è che il 30% del vino viene affinato in tonneau per 12/14 mesi. E’ il vino ideale da stappare accanto a un piatto di formaggi stagionati. Quarta bottiglia, la migliore a nostro avviso, è la Tintilia 2022 Riserva Vince’, dedicata al fondatore della cantina e prodotta in una particella della prima vigna da lui acquistata. La raccolta dell’uva è tardiva, lasciando i grappoli sulla vite una ventina di giorni in più, e questo gli fa acquistare note molto più intense di frutta matura, intriganti e mai sgradevoli. Il naso è ampio di spezie dolci, violette, ciliegie sotto spirito, il sorso ha una bella acidità e dei tannini non invadenti, in un equilibrio perfetto. Vino che si sposa con piatti autunnali, brasati, castagne e funghi porcini.

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