Un locale storico che oggi, sotto la guida di Pierluigi Vozzi e dello chef-deejay Andrea Misseri, vira convintamente su una linea concreta, fra cotture classiche, influenze internazionali e vitigni costieri.
La cucina marinara ha il suo porto sicuro, lontano dalle rotte commerciali e dalle mode passeggere della ristorazione romana. Nel cuore del quartiere Parioli, Trattoria Fauro 1937 propone un cambio di prospettiva radicale, puntando su piatti concreti, porzioni generose e una totale assenza di virtuosismi fini a se stessi.

Attiva (come suggerisce il nome) dal 1937 come celebre dopoteatro, l’insegna di via Ruggero Fauro vive oggi una nuova stagione sotto la guida del titolare Pierluigi Vozzi, affiancato dal responsabile di sala Luca De Leo e dallo chef Andrea Misseri. L’ambiente, che annovera sessanta coperti complessivi tra l’interno e il dehors, conserva l’autenticità delle osterie di un tempo, esibendo un prezioso Dinghy in legno sul soffitto della sala principale, arricchito da remi, lanterne e bussole. Elementi che definiscono una linea contemporanea, cornice di una proposta gastronomica intensa.

Dai piatti della consolle ai fuochi della trattoria
Il menu porta la firma di Andrea Misseri, cuoco romano dal percorso atipico, diviso per anni tra le cucine professionali e le consolle dei club di Ibiza, Dubai e Goa, dove ha lavorato anche come private chef per il gruppo rock degli Oasis. Un background internazionale che si traduce naturalmente in un’idea di ristorazione che rifiuta la cucina rigenerata e le moderne cotture a bassa temperatura, preferendo la reazione diretta del calore e l’uso rigoroso dei fondi classici.

Lo chef costruisce le basi delle sue salse estraendo gli umori profondi del pescato tramite lunghe ebollizioni di lische e carcasse per i brodi ristretti, affiancate da bisque concentrate dove i gusci dei crostacei vengono tostati per liberare i composti aromatici e le frazioni grasse. Il pesce impiegato proviene quasi interamente dalle aste più importanti, valorizzando le mazzancolle siciliane e i gamberi di Porto Santo Stefano, con l’unica concessione estera riservata al baccalà d’importazione norvegese.

Un viaggio nei sapori del Mediterraneo
La carta si sviluppa come una cronaca di viaggio che contamina la tradizione romana con ingredienti tipici del Maghreb, del Medio Oriente, e qualche incursione asiatica. Tra gli antipasti, i calamari grigliati si uniscono all’hummus di ceci e alla concia di zucchine romanesche, mentre il coccetto di polpo all’ibizenca inserisce l’affumicatura del pimentón spagnolo in una struttura che richiama il classico pollo con i peperoni. Il fiore di zucca viene farcito di baccalà mantecato e fritto in una tempura leggera, la cui escursione termica tra la pastella ghiacciata e l’olio bollente garantisce una croccantezza immediata senza impregnare il vegetale.

I primi piatti includono una rivisitazione stagionale del risotto alla pescatora, eseguita utilizzando la fregola sarda tostata, e le busiate fatte in casa, condite con pesto di pistacchi siciliani, scampetti, calamari e olio agrumato al trombolotto. Per i secondi, lo chef propone il suo Fish & Cheaps, un cestino di frittelle di baccalà con salsa tartara, servito con il pane del panificio Grande Impero, per una spesa media che si attesta intorno ai 45 euro a persona.

Vitigni marittimi e il calendario delle degustazioni
La coerenza del progetto si estende alla selezione della cantina, curata personalmente da Pierluigi Vozzi, che ha scelto di inserire in carta esclusivamente etichette prodotte da vitigni coltivati sulle coste e sulle isole italiane, dove l’azione del vento salmastro e la vicinanza del mare marcano i vini con spiccate note di sapidità e freschezza minerale. Questa filosofia produttiva è al centro del ciclo di cene degustazione “Mediterraneo vivo tra vento, fuoco e sale”, strutturato in un calendario di serate che nel mese di giugno prevede due appuntamenti (giovedì 4 e giovedì 18) focalizzati sui vini sapidi del Cilento e sulle piccole produzioni insulari di Pantelleria e Ventotene.
E infine degno di nota, e perfetta conclusione della propria serata, Pierluigi presenta una vera peculiarità, l’amaro “Ti prometto il mare” di Almarea, un brand di liquori e spirits ispirato al mare. Questo prodotto è stato concepito proprio per suggellare una cena a base di pesce. Un amaro gastronomico, che con le sue note sapide, balsamiche, agrumate e amaricanti, crea un’affinità naturale con piatti di mare ed esalta l’esperienza culinaria.
Trattoria Fauro 1937 è un’insegna che regala sorprese, come il mare. Un ristorante sincero nel cuore di Parioli, che guida in un viaggio genuino e intenso tra le suggestioni del Mediterraneo.
Trattoria Fauro 1937, via Ruggero Fauro 42, tel. 06 8070 500. Aperto a pranzo e cena; chiuso il lunedì e la domenica sera. Instagram
