I Vesuviani riscrivono le regole dei lievitati a Pomigliano e Casoria, partendo con orgoglio da zero generazioni.
Nessun albero genealogico da esibire, niente fronzoli o magnificazioni. I fratelli De Maria, in modo semplice e diretto, sono entrati nel mondo dell’arte bianca e stanno scrivendo il loro capitolo di questa storia. E, infatti, si definiscono pizzaioli “da zero generazioni”, con un claim che è un po’ una provocazione, ma è anche una chiara rappresentazione della realtà. Il progetto I Vesuviani – che si sviluppa tra la sede storica di Pomigliano e il più recente avamposto di Casoria – non cerca consensi facili, anzi, questi due ragazzi lavorano sui lievitati ribaltando le abitudini di chi cerca solo la rassicurazione. Testa bassa e mani in pasta. E un approccio che esplora tecniche e idratazioni del tutto estranee alla massa. Un lavoro di pura sostanza, una trincea contro il conformismo gastronomico, in cui conta unicamente ciò che si sente a ogni morso.

La visione de I Vesuviani: oltre la ruota di carro
“La nostra storia è breve ma intensa, perché crediamo che la passione e la dedizione emergano dai risultati” dichiarano fieri i due fratelli, Federico e Francesco De Maria. Un’avventura iniziata nel 2018 a Castello di Cisterna, a pochi passi da Pomigliano D’Arco. È qui che hanno dato vita al loro sogno, partendo da zero, senza ereditare locali o tradizioni. E che nel corso degli anni gli è valso già diversi riconoscimenti importanti, dai 3 spicchi del Gambero Rosso alla 21esima posizione nella guida 50 Top Pizza Italia e la 42esima nella 50 Top Pizza World. Ad oggi I Vesuviani è tra i riferimenti più innovativi nel panorama della pizza campana, riconosciuto e apprezzato da tutto il pubblico, con un format che punta tutto sulla qualità del prodotto e su un’offerta ricca, con un netto distacco dalle liturgie partenopee.

Concretezza e gusto, nel menu così come negli ambienti, dove il design è vivace, moderno, e invita alla convivialità. E non manca anche la nota social, a dispetto dell’indole dei due proprietari, che invece rifuggono i lustrini digitali per concentrarsi su ciò che sanno fare meglio: la pizza. E la carta lo dimostra, con un’offerta che spazia dalla verace margherita “San Gennaro” a ruota di carro, cotta su forno a legna, alla pizza in teglia. Questa proposta è un omaggio al maestro e mentore Gabriele Bonci, con una base croccante e alveolata grazie all’impasto a lunga maturazione con farina di tipo 2 e farro, e una farcitura che fonde lardo casertano, pomodorini del Piennolo e pecorino bagnolese. Allo stesso modo, la pala romana svela abbinamenti di grande spessore. Degna di nota è la carbonara con guanciale di Mangalica, pecorino e fior di latte.

Il fascino nudo del padellino
Il rifiuto del compiacimento si manifesta con evidenza nei formati alternativi. I due fratelli sviluppano un tracciato indipendente, come dimostra la pizza croccante al padellino. Omaggiano senza mezzi termini Simone Padoan, maestro veronese dell’arte bianca, con una proposta con stracciata di bufala, crudo di Parma e granella di nocciole. Il formato doppio crunch è perfetto per esaltare la pancia di maiale abbinata a friarielli napoletani, e spinge forte con i sapori intensi della provola di Bufala e della polvere di ‘nduja. La mattonella romana, invece, trae chiara ispirazione dal lavoro di Sancho (celebre indirizzo di Fiumicino), e viene servita con porchetta, provola di Napoli, patate d’Avezzano e maionese. L’approccio, dunque, evita devozioni e bada solo alla forza del palato. Il morso genera un contraccolpo acustico fragrante. Niente perfezione plastica, qui c’è solo la ruvida verità del forno.

Fritti veri e memorie di strada
Prima dei lievitati, la sezione dedicata agli antipasti inquadra il nervo del locale. I classici fritti racchiudono materie prime assolute, scelte senza compromessi. Assaggiamo, per esempio, la frittatina con bucatini, besciamella artigianale e piselli del Vesuvio. Carne marchigiana e fior di latte completano questa architettura sapida. Il crocchè ripieno di patate di Avezzano, prosciutto cotto di Parma e provola, è un esplosione di gusto. Nell’arancino il riso Carnaroli si sposa con la passata di antichi pomodori, e accoglie trito di Marchigiana e provola di bufala. Ogni singolo boccone risulta asciutto e parecchio incisivo. Anche negli antipasti i fratelli De Maria dimostrano il loro talento, affrontando l’olio bollente con estremo rigore tecnico, per garantire un impatto gustativo frontale.

Carni pregiate e fiammate iberiche
L’offerta fuori dagli schemi comprende, sempre negli antipasti, anche dei soffici lievitati. Il bun della casa ospita una tartare di piemontese e stracciata di bufala, con pomodorini semi dry e rucola selvatica che vanno a guarnire questo panino audace. Chi preferisce altri sapori può optare per il butter burger di manzetta prussiana. Questa variante, difatti, fonde il cheddar giovane ed è accompagnata da patate fritte. Il menu sfoggia persino hot dog territoriali con würstel artigianale campano, con maionese al bergamotto, ketchup e paprika piccante. Spicca, infine, il bao farcito con pancia di maiale cotta a bassa temperatura, dove la scarola napoletana fa da sponda amara al provolone del Monaco.
I Vesuviani è la dimostrazione che un’altra storia è possibile. Che il talento, la volontà e la passione reggono il confronto con storia e tradizione, per definire nuove rotte. Nelle due sedi di Pomigliano e Casoria, i fratelli De Maria ogni giorno sfornano la loro idea di pizza, e la loro visione. Un progetto che non vende cartoline, ma serve impasti strutturati e tenaci, un’evoluzione che dimostra come il futuro dei lievitati è scritto nell’attrito quotidiano e nelle mani sporche di farina, non in un trend che scrolla via sullo schermo di uno smartphone.
I Vesuviani, via Madonnelle 65, Castello di Cisterna (NA), tel. 081 329 6996, aperto a cena (tranne il lunedì); strada Statale Sannitica 87, Casoria (NA), tel. 331 785 5598, aperto a cena.
