A Sciacca non solo il Carnevale: cosa fare, vedere e mangiare nel borgo marinaro devoto alla Madonna del Soccorso
In occasione del quattrocentesimo anniversario della celebrazione di Maria Santissima del Soccorso, patrona di Sciacca, che ricorre ogni anno il 2 febbraio, noi siamo andati alla scoperta del borgo marinaro, famoso in Sicilia e in Italia per il suo Carnevale, per scoprire che, in realtà, esistono tanti altri motivi per visitarlo. Dalla cucina, all’arte e artigianato locale ecco cosa dovete assolutamente vedere una volta qui.
Sciacca e Il suo Carnevale
Il Carnevale di Sciacca, in provincia di Agrigento, è tra i più antichi e rinomati d’Italia, vanta oltre 400 anni di storia, con radici che affondano probabilmente nel 1616, quando il viceré spagnolo impose il travestimento collettivo. Nata come festa popolare e gastronomica, si è evoluta in una spettacolare sfilata di carri allegorici in cartapesta, satira e gruppi mascherati guidati dalla maschera simbolo, Peppe Nappa.

Sebbene dal punto di vista storico si tratti di un evento degno di nota per la sua bellezza e magnificenza, non si deve commettere l’errore di credere che sia l’unico motivo per visitare la cittadina agrigentina. Innanzitutto poiché, in realtà, il fascino del Carnevale saccense in realtà consiste anche (e soprattutto) nella preparazione dei carri a cui contribuisce tutta la comunità e poi perché c’è anche un altro evento, forse meno noto, ma altrettanto sentito che coinvolge tutti gli abitanti.
La Festa della Madonna del Soccorso
Il 2 febbraio a Sciacca, infatti, è festa grande. La comunità saccense ricorda, infatti, quando, nel 1626, il borgo marinaro, duramente colpito dalla peste, si affidò alla protezione della Vergine chiedendo la liberazione dal flagello che avvenne, proprio in questa data.

Una processione intensa e profondamente partecipata attraversa il centro storico, richiamando migliaia di fedeli provenienti da Sciacca, dai comuni limitrofi e numerosi emigrati rientrati dall’estero, in particolare dagli Stati Uniti, per prendere parte a uno degli appuntamenti più identitari della comunità saccense. Il momento culminante delle celebrazioni si svolge nel pomeriggio, quando oltre cento pescatori, come vuole la tradizione, portano a spalla e a piedi scalzi la statua in marmo bianco di Carrara di Maria Santissima del Soccorso, opera degli scultori Giuliano Mancino e Bartolomeo Birrittaro, giunta a Sciacca via mare nel 1503.
Si tratta di una devozione documentata da numerose fonti storiche, che nel tempo ha generato un patrimonio artistico e votivo di straordinario valore: circa 1.500 oggetti preziosi, donati dai fedeli dalla metà del Seicento a oggi, oggi in parte custoditi al Museo Diocesano e in parte collocati attorno al fercolo.
L’artigianato saccense
La maestria dei ceramisti saccensi trova la sua massima espressione proprio in corrispondenza degli eventi più sentiti e coinvolgenti della comunità. Un esempio è offerto da Xacca Maioliche di Giovanni Muscarnera, nel centro di Sciacca, dove l’amore per la città e per la ceramica si uniscono dando vita a creazioni uniche e fortemente identitarie. In occasione del Carnevale, infatti le maschere e i carri diventano parte integrante delle creazioni su piatti, vasi, tazze e ogni altro oggetto. Altrettanto dicasi per le statuette dedicate alla santa patrona, la Santissima Madonna del Soccorso che viene realizzata in un mix rinfrescante di arte tradizionale e contemporanea.


Il Corallo di Sciacca e il Museo Nocito
Il corallo rappresenta il vero fiore all’occhiello di Sciacca. Si tratta di una varietà di eccezionale valore, rinomato per le sue tonalità uniche che variano dall’arancio intenso al salmone-rosa pallido, spesso caratterizzato da macchie brunastre o nere. Scoperto alla fine del XIX secolo nei banchi vulcanici di fronte a Sciacca si distingue per la sua natura sub-fossile, formatasi a causa di antiche eruzioni sottomarine, e per l’elevata durezza. Si presenta solitamente con rami affusolati e spessore medio di circa 7 mm. La lavorazione del corallo di Sciacca è una tradizione artigianale locale di grande pregio, che trasforma questa gemma in monili, amuleti e oggetti preziosi.


Il corallo di Sciacca trova nel Museo Nocito la sua massima espressione. Il Museo del Corallo Nocito nasce nel 2018 grazie alla volontà di Peppino Di Giovanna, papà di Laura e Nipote di Concetta Nocito. Dopo trenta anni di ricerche sono state allestite le prime due sale del Museo che raccoglie una messe grandissima di stampe, strumenti di pesca e navigazione, gioielli antichi e, soprattutto, storie di quegli uomini e donne che hanno scoperto un tesoro incredibile sepolto in mezzo al mare.
Tipicità locali
Se a Sciacca decidete di ordinare una pizza vi serviranno una gustosa “tabisca“, una tipicità del territorio agrigentino che merita di essere annoverata tra i must imperdibili della gastronomia siciliana. Il termine “tabisca” deriva dall’ antico arabo “tabisc” e indica un pezzo di impasto a lievitazione naturale con l’aggiunta di olio d’oliva, salato in superficie e schiacciato con le dita come una focaccia. Si tratta di una sorta di via di mezzo tra la pizza e il pane a cui viene data la tipica forma appiattita e allungata che, anticamente, veniva preparato nelle famiglie contadine e condito con semplici ingredienti come pomodoro, cipolla, acciughe, pecorino e olive nere.

Con il tempo, a quello classico, si sono aggiunti anche altri condimenti preparati con ingredienti il cui filo conduttore è sempre rappresentato dai gusti mediterranei anche se la tabisca originale prevede gli ingredienti sopra citati. Comune denominatore delle tabische resta sempre la base croccante che racchiude al suo interno un impasto morbido: vera delizia per il palato grazie alla cottura che deve avvenire rigorosamente con forno a legna, così come di legno è di solito la tavoletta su cui viene servita a tranci.
I Cucchiteddi (Il termine deriva dalla loro caratteristica forma, che ricorda quella del dorso di un cucchiaio) sono un antico e pregiato dolce tipico della tradizione conventuale di Sciacca. Si tratta di piccoli pasticcini di pasta di mandorla con un cuore di “zuccata” (confettura di zucca), il tutto ricoperto da una lucida glassa di zucchero.

L’Ova Murina è un dolce tipico della tradizione saccense che si trova solo in alcune pasticcerie di Sciacca mentre è ancora molto preparato, secondo tradizione, in casa. Secondo i racconti tramandati da generazione in generazione, anche questo dolce, come tanti siciliani sembra aver visto la luce per la prima volta nel 1600 all’interno di un convento, in questo caso quello delle monache della Badia Grande. La caratteristica di questo dolce è che sembra sia nato come sostituito estivo del cannolo siciliano dal momento che nei mesi caldi anticamente non c’era la ricotta fresca ( che oggi viene lavorata, conservata mediante il metodo del congelamento).

Ecco perché all’interno dell’ova murina, infatti, c’è il biancomangiare, una crema di latte e cannella spesso utilizzata nella farcitura di molti dolci conventuali, ottima anche da mangiare come dessert al cucchiaio. Quanto all’origine del nome, quella più accreditata la farebbe risalire alle Uova Moresche perché alcuni ingredienti, come il cacao, la cannella e la vaniglia, essenziali per dare il sapore al dolce, furono importati dai Mori. Secondo altri, invece, il nome murina è mutuato dalla colorazione della pelle del pesce murena a cui la crepe al cacao e mandorle che costituisce la “scorza” del cannolo. La ricetta originale prevede l’aggiunta anche di zuccata come farcitura o, un’ altra variante, prevede le scaglie o gocce di cioccolato all’interno della crema.
Indirizzi consigliati
Bar Nuovo Fiore
Via Incisa, 37
92019 Sciacca AG
0925/84218
Ristorante Osteria Cappellino
Via Cappellino, 24
92019 Sciacca AG
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Foto copertina: sciacca5sensi.it
