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Singapore per foodies, i consigli di viaggio per gli appuntamenti a tavola

Cosa e dove mangiare nella “città del leone” tra street food, ristoranti della tradizione e inaspettati locali dove la cucina asiatica incontra quella del Sud Italia.

È la destinazione per eccellenza dove fare scalo qualche giorno, prima di volare verso la meta finale della vacanza in Oriente. Singapore, piccola città-stato asiatica che si proietta verso il futuro, restando ben salda alle sue tradizioni multiculturali, offre un’immersione autentica nel suo passato, tra musei e distretti etnici retaggio di quando era una colonia britannica, e regala stupore quando ci si rifugia nella zona della sua maestosa e scintillante Marina Bay, con una vista mozzafiato dall’alto. Senza dimenticare, le tante altre esperienze da vivere, a partire dalla tavola, per assaggiare le diverse cucine del mondo presenti in questa meta, che tenta a suon di street food, piatti della tradizione e inaspettati percorsi gastronomici a metà tra Oriente e Occidente, grazie a un talentuoso chef del Sud Italia che ha scommesso su questa parte di mondo dove non si è mai sentito straniero. 

Nella colorata Chinatown, la tappa da non perdere, per la sua popolarità, è dal primo hawker (venditore ambulante di cibo) che ha ricevuto per il suo street food di qualità, la stella Michelin nel 2016. Ma Hawker Chan, tappezzata di articoli di giornali per il prestigioso riconoscimento, è solo una delle tante insegne della Food court frequentata dai cinesi di Singapore e dai turisti che visitano la città-stato. Pochi passi da lì, Ya Kun Kaya Toast è invece il locale per provare una colazione tradizionale: un panino grigliato ricolmo di marmellata di cocco, con uova al tegamino, sale e salsa di soia. Sempre qui si può ordinare il caffè cinese Kopi, che si beve con latte condensato, se non si ama il sapore amaro. 

Nella altrettanto vivace Little India, la food court è un trionfo di piatti tipici indiani e malesi, come il Rojak, una pietanza con tanti ingredienti mescolati assieme, nonché parola usata proprio per definire l’identità multiculturale della nazione asiatica. Tra i grattacieli del distretto finanziario, in quella che in passato era una stazione ferroviaria, oggi Lau Pa Sat – Hawker pullula di buongustai per la tappa gastronomica più in voga: gli stand dei deliziosi spiedini alla griglia di Satay street, mentre all’interno si propongono l’iconico chicken rice, la carrot cake e i noodles con i gamberi.   

La tanto ricercata cucina Peranakan, dal nome della comunità locale che discende da antichi matrimoni tra nativi malesi e altre etnie, come la cinese, si apprezza nel distretto malese Kampong Glam dove si trova “Belimbing”, regno di Marcus Leow, della nuova generazione di chef del luogo. Dalla cucina escono piatti creati con le ricette familiari a base di cipolla, aglio e salse, reinventate in modo speciale. Ad andare per la maggiore ai fornelli è il Chinchalok, un condimento fermentato per il pesce che qui si mette nella wagyu. Per chi visita è immerso nella cultura tra le sale del Museo nazionale di Singapore, il vicino Dame è dove concedersi un brunch con Smashed Avocado & mushroom toast, Bacon & sausage rosti, Lemon dill fish and chips, Green curry salmon rice bowl e, da bere, uno smoothie al mango e curcuma o un succo di acqua di cocco. Gran finale con una torta al tè, un “must” a Singapore. In centro, nel distretto europeo, il Ristorante Ureshii è il fusion giapponese e coreano d’atmosfera, con poster di manga, tendine di pizzo nero e dai colori pastello, una cassettiera di smalto e madreperla e delle luci soffuse a forma di sfera. Un locale ospitato nella antica Casa del Parlamento, per ordinare pollo fritto con cavolo a insalata e salsa, maiale o pesce, proposti con piccole porzioni di riso e zuppa di accompagnamento. Il tutto, sorseggiandoci assieme il Barley tea, bevanda rinfrescante ma mai dolce.

L’esperienza a tavola che non ci si aspetta è da Mirko Febbrile, chef di Bitonto in provincia di Bari, che nella città-stato ha aperto due indirizzi: Fico, la sua masseria by the beach con anche panzerotti, gelato alla burrata, focacce e sgagliozze, i cubetti di polenta fritta che si vendono sul lungomare di Bari; poi, nel 2024, Somma, un fine dining di cucina povera pugliese mescolata ai sapori asiatici, dove si respira l’aria di casa, tra materiali e colori dei décor artigianali della sua terra, mentre si viene conquistati dal dinamico e interessante percorso gastronomico. A partire dal pane, con una salsa di olio extravergine di coratina emulsionato con acqua di miso, del lievito arrostito e, sopra, del radicchio, della cima di rapa e della cicoria. Una raffinata rivisitazione del più rustico fave e cicoria, ricetta regionale nostrana. Al piano inferiore, il cocktail bar Somma è il posto ideale, infine, per un ottimo drink. Come quello già iconico nella miniatura del bustier a coni disegnato da Jean Paul Gaultier per Madonna.

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