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Varvaglione, una famiglia con il vino nel sangue

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Racconto di un fantastico wine tour trascorso tra il resort di Borgo Egnazia e Leporano, sede dell’azienda vinicola pugliese

Nei pressi del sito archeologico di Egnazia, tra gli uliveti secolari della Valle d’Itria e l’azzurro Mar Adriatico di Savelletri, sorge imponente Borgo Egnazia, resort di lusso ispirato all’architettura delle masserie e dei villaggi rurali pugliesi.

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Costruita interamente in tufo, la tipica pietra locale, Borgo Egnazia fonde tradizione e innovazione, contemporaneità e autenticità, in un armonioso equilibrio. E dal 2010, anno della sua inaugurazione, questa magnifica struttura della famiglia Melpignano, è ormai un punto di riferimento nell’ambito dei resort di lusso, tanto da esser stata scelta da Justin Timberlake e Jessica Biel per il loro matrimonio e da Madonna per festeggiare il suo compleanno.

È qui, in questo posto magico, che un’altra Famiglia Pugliese – con le iniziali maiuscole – ha voluto ricevere giornalisti del settore e clienti internazionali per un piacevolissimo week end durante il quale far visitare l’azienda, raccontare la propria storia, far assaggiare i propri vini e, perché no, svelare le strategie di oggi e i progetti di domani.

I Varvaglione sono originari di Leporano, comune di 8.000 abitanti in provincia di Taranto. Siamo nel territorio di Manduria, non lontani dal Salento, tra antiche masserie e vigneti ricchi di storia, dove la famiglia produce vino fin dal 1921, quasi cento anni. Un luogo in cui i vini sono espressione del tempo, tra antiche tradizioni e valori autentici, come la Famiglia e le sue radici.

Il nostro fantastico wine tour inizia con un pranzetto rigorosamente a base di prodotti locali, consumato nel ristorante antistante la grande piscina centrale di Borgo Egnazia.

A fare gli onori di casa e ad annunciare il programma che ci aspetta ci pensa Marzia Varvaglione, primogenita di Cosimo Varvaglione e Maria Teresa Basile e responsabile della comunicazione del marketing dell’azienda. Marzia è “l’anima” della famiglia e con la sua verve e il suo entusiasmo trascina gli ospiti. Annuncia, racconta, spiega, traduce in inglese, instancabile. E gira il mondo 300 giorni all’anno su 365.

Alle 15 saliamo tutti sui pullman, direzione Leporano, sede della Varvaglione 1921, azienda da 18 milioni di fatturato, 4 milioni di bottiglie e un mare di vino sfuso – buona parte conferito da 300 viticoltori associati – che rappresenta il 50% della produzione. Qui troviamo ad attenderci Cosimo che, da bravo padrone di casa, ci guida alla scoperta della sua azienda vinicola, dai grandi silos in acciaio passando per la magnifica bottaia dove viene affinato il primitivo di Manduria.

È qui che si scandisce il tempo e la vita di un vino – recita emozionata Marzia – dove puoi osservarlo e coccolarlo nella sua evoluzione fino a quando non è finalmente pronto per stupire”.

Ci spostiamo poi in contrada Papale, nei terreni della Masseria Carducci, appartenuti all’unico papa pugliese della storia, Benedetto XIII. È il vigneto più “antico” della Varvaglione, alberelli che vantano un’età tra i 60 e gli 80 anni. Siamo nel cuore della DOP del Primitivo di Manduria, dove si produce il Papale Linea Oro, punta di diamante dell’azienda, passato dalle iniziali 20 mila bottiglie alle attuali 200 mila.

Una nuova breve tratta in pullman ed eccoci alla Masseria Pizzariello, la “nuova casa” dei Varvaglione. Una lunga trattativa durata due anni, conclusasi proprio alla vigilia del Vinitaly.

Si tratta di una masseria del 1600 con ben 16 ettari di vigne – precisa fiero Cosimo – appartenuta a una nobile famiglia romana. Non volevano vendermela per ragioni affettive ma poi, visto che non ci venivano più, hanno ceduto colpiti dalla mia determinazione e perché convinti che fossi stata io la persona giusta a cui lasciarla”.

Qui viene servita la cena, all’insegna della tradizionale. Una cucina fatta di sapori antichi, tra burratine e mozzarelle filanti, i gustosi panzerotti pugliesi e le immancabili orecchiette.

E poi i vini Varvaglione. Ci sono tutti. Cosimo ne ha dedicato uno a ogni componente della famiglia: il Primadonna, Chardonnay in purezza barricato, in onore della moglie Maria Teresa; il Marfi, Chardonnay Sauvignon Puglia IGP, per la primogenita Marzia; il Tatu, Primitivo del Tarantino con un 10 % di Aglianico, per il secondogenito Angelo, che si occupa del commerciale; infine il Chicca, Primitivo di Manduria dedicato alla terzogenita Francesca, studente di enologia in quel di Udine, che affiancherà presto Salvatore Di Giacomo, enologo della Varvaglione 1921.

 

Da citare inoltre Primo, lo Spumante Brut della casa, Falanghina 100% e due vini della linea 12 e Mezzo: il Negroamaro e la Malvasia Bianca del Salento. Vini ideali per la stagione estiva, sia per l’aperitivo che per piatti di pesce.

Appagati e soddisfatti facciamo il nostro rientro a Borgo Egnazia.

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Il secondo giorno si apre con una ricchissima colazione che precede, a metà mattinata, una degustazione di quattro vini.

Ad aprirla è ovviamente Marzia: “I nostri sono vini che raccontano, di noi, della nostra vita, della nostra passione”.

La passione è il “fil rouge” che lega tutti i componenti della famiglia Varvaglione, puoi leggergliela negli occhi.

In quelli di Marzia quando parla dell’azienda di famiglia, in quelli di Cosimo quando si commuove nel ricordo di suo padre, che lo portava fin da piccolo nelle vigne. Ma anche in quelli di Maria Teresa – presidente del Movimento Turistico del Vino Puglia – quando racconta i sacrifici fatti insieme al marito per far crescere la loro attività. Del resto il detto “dietro ad un grande uomo c’è sempre una grande donna” non è solo una frase fatta.

A presentare i vini è stato chiamato Giuseppe Cupertino, sommelier manager di Borgo Egnazia. Francesca Varvaglione, la più piccola di casa, ha licenza di intervenire per aggiungere i suoi “appunti personali”, per il compiacimento di papà Cosimo (detto Mimmo), che presiede il tavolo dei relatori.

Si parte con il già citato Marfi, Chardonnay Sauvignon Puglia IGP. Color giallo paglierino con riflessi verdolini, ha una bassa gradazione alcolica (12% vol.) e presenta le sfumature aromatiche del Sauvignon e il fruttato tipico dello Chardonnay coltivato nella Valle d’Itria. Un gusto equilibrato, dall’ottima acidità e persistenza.

Segue il Salice, Salice Salentino DOP (14% vol.), un bel rosso deciso con intense note fruttate e sentori di cacao, vaniglia e caffè. Al palato, si presenta armonioso, equilibrato ed elegante, con un lungo retrogusto speziato e fruttato.

Infine due etichette della “Collezione Privata Cosimo Varvaglione”:

Negroamaro del Salento IGP (15% vol.), nasce dall’attenta selezione di uve Negroamaro al 100% e rivela al naso l’elegante connubio tra note di frutta rossa, pepe nero, cannella, tabacco e distinti sentori di liquirizia rilasciati dall’affinamento in legno, sia francese che americano. Sul finale, lascia al palato una lunga e persistente complessità balsamica.

Primitivo di Manduria DOP (15% vol.), rosso intenso con profondi riflessi violacei, profumi che ricordano la confettura di frutti rossi e un gusto avvolgente.

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Il pranzo della domenica viene servito nella caratteristica e assolata piazzetta di Borgo Egnazia, colma di tavolini e circondata da carretti che servono esclusivamente piatti tradizionali pugliesi. Per proteggerci dai primi intensi raggi solari della bella stagione ci vengono forniti dei cappelli in paglia.

Dopo qualche ora di relax a bordo piscina è il momento della verticale di Papale Linea Oro. La prima mai fatta dalla Varvaglione, un vero evento.

Abbiamo atteso di avere a disposizione almeno cinque annate di livello prima di fare una verticale. Appena ci siamo sentiti pronti vi abbiamo invitati”, precisa soddisfatta Marzia.

Il Papale è un primitivo in purezza di colore rosso rubino, gusto rotondo e morbido che richiama profumi di confettura e frutti di bosco. Un vino che identifica egregiamente il suo territorio con una struttura importante, rispettando tuttavia l’eleganza che lo contraddistingue. Il processo di vinificazione è molto lento ed è caratterizzato da una delicata fase di affinamento in botte francese e barrique americana per almeno 10 mesi.

Cinque le annate degustate, dal 2014 al 2010, ognuna delle quali con una sua caratteristica, un suo sapore e un suo odore. Alcune ancora in fase di evoluzione e maturazione.

Le mie preferite? La 2011 e la 2012, con leggera preferenza per la seconda, più fresca e sapida, rispetto alla prima, più polposa ma elegante.

Il buon Cosimo non è d’accordissimo e mi invita ad assaggiare di nuovo la 2014, l’annata più giovane, facendo attenzione alle differenze rispetto al primo assaggio. In effetti il Papale Oro è un vino in continua evoluzione, che da il meglio di se nel corso degli anni.

I riconoscimenti ottenuti sono la prova tangibile di un impegno serio e costante che oggi è sotto gli occhi attenti di estimatori affascinati dall’essenza dei nostri vini”, precisa orgogliosa Marzietta.

La verticale si chiude con l’intervento del prof. Roberto ZIroni, docente in viticultura ed enologia all’Università di Udine, amico di lunga data di Cosimo Varvaglione.

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“Fui io a convincere Cosimo a imbottigliare i suoi vini – rivela Zironi – gli feci notare che i pur grandi numeri che aveva messo insieme nella produzione del vino sfuso non dovevano precludergli la possibilità di imbottigliare il proprio vino. La sua paura era quella di perdere i grossi clienti che gli avevano permesso di crescere. Fortunatamente mi ascoltò e ora siamo qui a brindare a quella scelta”.

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Arriviamo alla cena di gala. Marzia ci ha raccomandato di indossare lo smoking o un abito scuro, io ho optato per il secondo. All’ingresso del ristorante di Borgo le foto di rito,  prima di accomodarci ai tavoli. Bellissima sala, luci soffuse, orchestrina al centro con voce femminile ad accompagnare la serata.

Il menu prevede il gazpacho pugliese con verdure croccanti e tarallo abbinato al Marfi, un risotto con pesto di rucola e burrata abbinato al Mar Grande, Fiano del Salento, a seguire manzo podolico con brasato al Primitivo di Manduria, abbinato ovviamente al Papale Oro. A chiudere il dolce, limone e liquirizia, abbinato al Chicca, Primitivo di Manduria dolce naturale.

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Ma non è finita qui perché terminata la cena si passa alla sala adiacente, adibita a discoteca, per concludere la serata.

La domenica mattina, dopo una rapida colazione, una puntata veloce alla vicina Cala Masciola, piccola parentesi sabbiosa incastrata tra gli scogli di quel tratto di costa.

Il nostro wine tour finisce purtroppo qui. Non ci resta che salire sulla navetta che ci porterà in aeroporto.

Le cose belle, si sa, finiscono troppo presto.

Info Utili

Varvaglione 1921
Contrada Santa Lucia – 74020 Leporano (TA)
Tel 099.5315370

Sito.

info@varvaglione.com