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Donne del Vino 2026: intervista a Gilda Guida e Renata Garofano

Nuovi assetti territoriali per l’associazione enologica al femminile: tra governance regionale, rappresentanza della filiera e visioni strategiche nel Sud Italia. Abbiamo intervistato Gilda Guida per la Campania e Renata Garofano per la Puglia.

Fondata nel 1988, Le Donne del Vino è la più grande associazione mondiale dell’enologia al femminile, con 1.250 professioniste della filiera vitivinicola. Promuove cultura, formazione e sostenibilità attraverso progetti come D-Vino, dedicato agli studenti. In Campania, l’elezione di Gilda Guida segna l’avvio di una nuova fase per la delegazione regionale. L’abbiamo incontrata per delineare le priorità del suo mandato. 

Dopo il lavoro svolto da Valentina Carputo, quali progetti o linee strategiche desidera consolidare e quali ambiti intende sviluppare ulteriormente?

Innanzitutto, vivo la mia nomina come un passaggio di testimone di un patrimonio di relazioni, competenze e metodo costruito negli anni, che va preservato e ulteriormente rafforzato. Il cambio di passo riguarda invece la necessità di rendere l’Associazione ancora più permeabile: più ascolto dei territori per favorire un maggiore coinvolgimento delle socie e un’attenzione più strutturata alle competenze, oltre che alle rappresentanze.

Delegazione regionale e nazionale, relazioni internazionali. In che modo questa stratificazione di esperienze inciderà sul suo modo di guidare oggi la Delegazione Campania? 

Ho vissuto la Delegazione fin dai suoi inizi, quando era composta da poche socie e operava in un contesto completamente diverso per strumenti, linguaggi e dinamiche. Attraversare l’evoluzione dell’Associazione, dai livelli regionali a quelli nazionali e internazionali, mi ha permesso di comprenderne a fondo i meccanismi e le interconnessioni. Oggi questa esperienza si traduce in un approccio pragmatico: tentare di portare sul territorio campano visioni più ampie e, allo stesso tempo, valorizzare e rappresentare senza filtri le specificità della Campania nei contesti nazionali e, ove possibile, internazionali. La mia gestione sarà ispirata da queste esperienze di sintesi e mediazione. 

La Campania del vino è plurale per vitigni, territori, modelli produttivi e dimensioni aziendali. Quali strumenti associativi ritiene più efficaci per rappresentare questa complessità senza appiattirla? 

La complessità del comparto vitivinicolo campano è il nostro asset più grande. I consorzi di tutela rappresentano strumenti associativi fondamentali di valorizzazione e tutela dei territori, incidono concretamente sulla legislazione, sulla definizione e la realizzazione di progetti strategici a tutela e sviluppo delle denominazioni. In aggiunta: possono offrire competenze manageriali, strumenti di lettura dei mercati e visione strategica difficilmente acquisibili da chi, pur producendo eccellenza, è assorbito dalla gestione quotidiana della vigna e della cantina, spesso con team di lavoro a carattere familiare. Accanto ai consorzi, sono essenziali tutti quegli strumenti associativi che favoriscono il confronto tematico e territoriale: momenti di ascolto strutturato, tavoli di lavoro e progettualità flessibili. Le Associazioni devono essere uno spazio in cui le differenze dialogano e generano valore, non una voce unica che le uniforma. 

Quando si parla di promozione del vino, spesso si insiste sul racconto identitario. Quanto è ancora centrale la narrazione e quanto, invece, diventa decisivo lavorare su posizionamento, mercato e competenze manageriali? 

La narrazione resta centrale, ma da sola non è più sufficiente. Oggi il racconto dell’identità deve poggiare su un posizionamento chiaro e su una reale conoscenza dei mercati. Identità e strategia non sono alternative: la prima dà senso, la seconda garantisce sostenibilità nel tempo. Per esempio, daremo grande centralità anche alle reti internazionali, in quanto piattaforme operative, non solo simboliche. Per le produttrici campane possono significare scambi di buone pratiche, accesso a mercati, visibilità qualificata. L’ideale sarebbe tradurre le relazioni in progetti concreti: formazione, incoming mirati, collaborazioni strutturate. 

Il progetto D-Vino guarda ai giovani che si affacciano al settore. Quali competenze reputa oggi imprescindibili per chi vuole lavorare nel vino, al di là della formazione tecnica tradizionale? 

Oggi il vino è un settore complesso è globale, oltre alla competenza tecnica, sono imprescindibili capacità trasversali: lettura dei mercati, comunicazione consapevole, alfabetizzazione economica, ma anche flessibilità e pensiero critico. Di base e nuove generazioni sono più inclini all’innovazione, all’uso delle tecnologie, sono più formate e sensibili ai temi ambientali e sociali, hanno un alto potenziale ad esser agenti di sviluppo di eccellenze delle aree interne e di diversificazione delle fonti di reddito. 

Cose succede in Puglia, tra continuità e visione per il nuovo triennio de Le Donne del Vino

Mentre in Campania si apre una nuova fase all’insegna del dialogo tra territori e competenze, la Puglia conferma una linea di continuità consapevole. Le Donne del Vino – Delegazione Puglia hanno infatti rinnovato la fiducia a Renata Garofano, rafforzando così le basi per progetti futuri e iniziative condivise.

La sua è una solida riconferma. Cosa ha funzionato e cosa si può migliorare?

Continuità per noi significa consolidare quanto costruito e aprirci a nuove prospettive. A fare la differenza è stato lo spirito di squadra: la capacità di lavorare insieme per valorizzare il territorio e promuovere una cultura del bere consapevole, inclusiva e contemporanea. Da oltre trentacinque anni l’empowerment femminile è il cuore della nostra Associazione Le Donne del Vino, presente in tutta Italia e con una visione internazionale grazie al dialogo con altre realtà del vino al femminile.

La delegazione Puglia de Le Donne del Vino rappresenta il volto manageriale e creativo di una regione che ha trasformato il vino in eccellenza culturale e turistica. È una visione condivisa, che supera i singoli ruoli: professionalità diverse unite per creare valore diffuso.

Il miglioramento è un percorso continuo. Rafforzeremo le collaborazioni con gli attori locali, perché fare rete è la chiave per una crescita solida e duratura. E continueremo a investire in progetti capaci di coinvolgere esperti, appassionati e soprattutto giovani.

Perché sono centrali e quali sfide li attendono?

La formazione è una priorità. Negli Istituti Alberghieri e Turistici promuoviamo, attraverso il progetto D-Vino, un approccio esperienziale che trasmette non solo competenze tecniche ma anche il valore culturale del vino. Conoscere significa scegliere con maggiore consapevolezza, anche dal punto di vista professionale. Le sfide? Integrare tradizione e innovazione, affrontare mercati internazionali sempre più competitivi e adottare un modello produttivo sostenibile. Formare oggi significa dare strumenti concreti per trasformare una passione in professione e promuovere un approccio al vino colto e moderato.Per noi il vino è un’eredità culturale e identitaria che va trasmessa alle nuove generazioni con responsabilità e visione.

Come promuovere il vino pugliese in Italia e nel mondo?

Il vino deve liberarsi dall’etichetta di prodotto d’élite e parlare un linguaggio più semplice e diretto, capace di coinvolgere anche i giovani. La Puglia ha già consolidato la propria reputazione qualitativa: ora deve raccontare le storie che rendono ogni bottiglia unica. Valorizzare vitigni, territori e biodiversità è fondamentale, ma lo è altrettanto costruire uno storytelling forte e riconoscibile.

Digital e social media sono strumenti decisivi per mostrare al mondo il legame profondo tra paesaggio, cultura e vino. Parliamo di turismo esperienziale?

Certamente, il tema sarà sempre più centrale: il vino non è solo un prodotto, ma il fulcro di un’esperienza immersiva che racconta uno stile di vita fatto di bellezza, ospitalità e radici autentiche.

Al fianco di Renata Garofano, nel ruolo di vice delegate, sono state riconfermate Anna Gennari, PR Eventi e Hospitality Manager di Produttori di Manduria, e Titti Dell’Erba, sommelier e degustatrice AIS Lecce: una squadra che rafforza il dialogo tra produzione, comunicazione e cultura del vino. 

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