Magazine di ristorazione e itinerari enogastronomici • Martedì 20 Ottobre 2020

Jerò Restaurant, il Mediterraneo a Ponte Milvio

jerò

Tra paella, cocktail e pata negra il 23 settembre è iniziata l’avventura ispanico-fusion di Jerò

Jerò è il nuovo ristorante fusion dal cuore iberico, che ha inaugurato il 23 settembre a Ponte Milvio a Roma, proprio nel cuore della movida capitolina. Al civico 22 di via Torrita Tiberina, dentro agli spazi di un ex capannone industriale, è nato oggi questo nuovo locale trendy dalle dimensioni imponenti: due piani e 900 mq tra interno ed esterno, che ospitano fino a 250 coperti (ora leggermente ridotti a causa delle precazioni anti-covid).

Jerò è un progetto ambizioso che vuole racchiudere in unico grande spazio un cocktailbar, una tapaseria e un ristorante fusion.

Nato dallo stesso team di proprietari di Nojo, ristorante fusion asiatico di successo già aperto da alcuni anni a Ponte Milvio, ha dietro 5 soci con diverse esperienze: Pietro Lococo, Stefania Vacca, Federico Rosati, Fabrizio Ravo, Valerio “ESSE” Sinti, chef di entrambi i locali. Il locale avrebbe dovuto aprire all’inizio del 2020, ma a causa dell’emergenza coronavirus l’apertura è slittata fino a settembre.

jerò -ingresso

Jerò è stato progettato come uno spin off di Nojo, e nelle intenzioni dei suoi proprietari si tratta ancora una volta di un ristorante fusion, ma stavolta di stampo mediterraneo, che fatte salve le forti radici nella cucina spagnola, vuole realizzare una sorta di “crossover culinario”: da Gibilterra a Tel Aviv, passando per Spagna, Francia, Italia, e Grecia.

Abbiamo incontrato Valerio ESSE, proprietario e chef che ci ha raccontato questa nuova avventura.

Il locale

All’esterno Jerò si presenta come una grande edificio dalle pareti vetro, con il tetto spiovente e ampie vetrate al posto delle pareti, che rendono lo spazio molto luminoso. Vi si accede aldilà di una parete color bronzo, che separa il cortile interno dalla strada. Sulla parete campeggia il logo del locale, affiancato da una scultura che ritrae il “retrotreno” di un enorme toro dorato: un elemento provocatorio, di forte impatto, che però fa subito pensare alla Spagna.

La corte interna racchiude una serie di tavolini di legno dalla superficie in maiolica multicolor, ed è resa più accogliente da comodi divanetti color corda, piante di banano, luci calde e poltroncine di rattan e metallo, su cui è facile immaginare di intrattenersi per due chiacchere e un drink.

Proseguendo lungo il vialetto che conduce alla porta d’ingresso ci si imbatte in una grandissima cucina a vista, affiancata da un laboratorio di pasticceria e panetteria, in cui è possibile sbirciare lo staff a lavoro da un oblò in vetro sulla parete. All’interno lo spazio è molto luminoso e si articola in 4 zone: all’entrata davanti alla cucina ecco la “Botega” un grande bancone in legno dedicato alla prosciutteria e gastronomia, poi un’ampia sala principale per la cena alla carta, e sulla destra una sala più intima, che secondo i progetti dei proprietari sarà dedicata in futuro ad una proposta di fine dining, infine al piano di sopra vi è uno spazio destinato ad eventi privati.

Un’allure jungle-chic pervade tutto il locale, decorato com’è da piante tropicali e murales variopinti a tema vegetale che proiettano l’ospite in terre lontane. La sala principale è uno spazio multifunzionale, dal gusto contemporaneo ed esotico: il soffitto altissimo rivestito in legno è punteggiato da maestosi lampadari cilindrici intrecciati con liane vegetali da cui emana una luce calda, a terra pavimenti che simulano la pietra e tavolini scuri, circondati da leziose sedute di velluto nei toni del senape e dell’ottanio. Al centro della sala ecco invece l’area dedicata alle tapas, che saranno servite in una sinuosa isola rialzata, attrezzata con tavolini più piccoli e poltroncine color porpora, dove ci si accomoda per l’aperitivo o una cena leggera.

Infine lo sguardo va sulla parete di fondo impreziosita da una rastrelliera per gli alcolici illuminata ad effetto che occupa tutta la parete e funge da quinta per il lunghissimo bancone bar, da cui si domina tutto il locale. Il progetto del locale è firmato dall’architetto Gabriele Grasso.

La cucina di Jerò

“Una cucina senza confini”: così vuole essere la cucina di Jerò, secondo Valerio “ESSE” Sinti, trentenne chef di Nojo e ora anche dietro ai fornelli di questo nuovo ristorante, dove guida una brigata di 11 persone. Valerio è uno chef romano dall’animo cosmopolita, che nonostante la giovane età può vantare già un’esperienza ultradecennale, in diversi ristoranti in giro per il mondo, anche alla corte di nomi prestigiosi come Alain Ducasse e Giorgio Locatelli.

La cucina di Jerò guarda al mondo culinario spagnolo senza imitarlo, ma con influenze da tutti i Paesi che si affacciano sul Mare Nostrum, e mira a creare una propria idea di cucina mediterranea, attraverso un mix di creatività, sapori e materie prime d’eccellenza. Una cucina di essenza, che punta tutto sulla sostanza e sulla riscoperta dei sapori autentici dei cibi, usando materie prime di qualità ma accessibili, focalizzandosi principalmente sulle eccellenze spagnole ed italiane.

In particolare qui si impiegano carni selezionate provenienti direttamente dalla Spagna (DiscarLux noto fornitore per la vaca gallega), ma anche dal Nord Europa, poiché qui trovate la Sashi Beef dalla Finlandia e la scottona da piccoli allevatori del nord Polonia.

Lo stesso accade per la prosciutteria con arrivi da fornitori spagnoli come Jamon Aljomar, cui si affiancano affettati nostrani d’eccellenza, formaggi francesi e italiani. I pani e la pasticceria sono tutti fatti in casa, e le farine sono quelle italianissime macinate a pietra del Mulino Bongiovanni. Il pesce è fornito dal gruppo “Del Pesce” e le verdure vengono da colture biodinamiche italiane ( L’Orto di Clapi).

Chef  Valerio”ESSE” inoltre ci confida che l’obiettivo per 2021, è quello di riuscire a produrre internamente i propri salumi, tanto che hanno già preso una cantina di affinamento ed un gastronomo di grandissima esperienza che sta lavorando a questo progetto.

Cosa si mangia da Jerò

La proposta di Jerò si articola principalmente tra paella, tapas e carne alla griglia.

Valerio  “ESSE”, senza alcuna pretesa di replicare perfettamente l’originale paella iberica, propone qui una sua valida interpretazione del tipico piatto spagnolo, con il riso gradevolmente caramellato sul fondo della paellera, e declinato in queste 4 versioni: “Mar” Mazzancolle, cozze sarde, vongole veraci, polpo e calamari, “A Banda” Riso ai sapori di mare e astice blu cotta su brace, “Pollo” Aletta di pollo alla brace, funghi finferli, piquillos e aioli al rosmarino, “Orto” Verdure di stagione. I prezzi della paella vanno (dai 20 ai 35 euro a porzione). Qui a mio avviso l’abbinamento con la loro sangria (bianca o rossa) è d’obbligo.

Grande attenzione anche al pane, cui viene dedicata una carta apposita, da cui il cliente sceglie il suo pane preferito (dai 3 ai 5 euro), questo poi verrà servito caldo appena sfornato, avvolto in un sacchetto di carta e poi spezzato a tavola tra i commensali come per riappropriarsi di questo semplice gesto di convivialità. Da provare, secondo noi, la sfiziosa focaccia con lievito madre, e i deliziosi parker roll .

Aperto dalle 12.30 del mattino fino al dopocena, Jerò ha un’offerta culinaria che si differenzia a seconda del momento della giornata. La carta a pranzo è più snella e ci parla di insalate e sandwich, accompagnati sempre da un contorno verde o di patate a sfoglia. Si può scegliere tra sei panini diversi, tutti con pane fatto in casa: si va ad esempio dal sapore tipicamente iberico del Bocadillo (Demi Baguette fatta in casa, Paleta Ibérica 100% Puro Bellota), alle contaminazioni del “Robbie’s Favourite” (Demi Baguette fatta in casa, roast beef di manzo, cipolla caramellata, dijonnaise Inglese e rucola)  fino al gusto decisamente più italiano dell’Obrero (Pane “Nanterre” fatto in casa, mortadella “La Rocca”, acciughe del Cantabrico, stracciatella di bufala).

5 diverse e invitanti le tipologie d’insalata: come la California, con Lattughino dolce, “Mustard leaf”, avocado, salmone affumicato in casa, mela verde e citronette ai semi di chia, o quella a base di Carpaccio di Cecina de León, misticanza e rucola di campo, queso Manchego e salsa miele e limone. Immancabile anche a pranzo la Paella, disponibile in tre versioni diverse.

Tapas

Per chi vuole solo mangiucchiare qualcosa di stuzzicante ci sono poi sempre le Tapas (5 euro), che non ricalcano necessariamente quelle della tradizione, ma ne mantengono vivo lo spirito di condivisione, e il piacere della tavola imbandita con tanti piccoli assaggi. La Tapaseria ha un suo menù dedicato (che varierà frequentemente in base al mercato e alle stagioni) con 8 tapas, tra cui spiccano tre dei signature dish del ristorante: la squisita Crocchetta di patate ripiena di carne, aioli e salsa brava, con ragù di quinto quarto; Melanzana appesa, pomodorino confit e crostino alle erbe dal gusto affumicato, e il Datterino giallo marinato, olive Nizzarde e olio itrano, un “super-pomodoro” secondo lo chef Sinti, perchè tramite una particolare preparazione se ne esalta il sapore, e ci restituisce l’essenza autentica dell’ortaggio.

La griglia e la botega

Menzione a parte merita la “Botega” (prezzi dai 5 ai 24 euro), che a pranzo e a cena delizierà i palati con la sua ampia scelta di chicche gastronomiche, soprattutto spagnole ma anche nostrane, che spaziano dal Patanegra, al chorizo, al Jamon Serrano per giungere fino al salame Piacentino DOP, alla soppressata toscana, al lardo e tanto altro.

jerò
Botega

 A cena si accende la griglia e si possono gustare le carni (anche crude). La scelta in questo caso va dal Midollo alla brace(10 euro), alla Tartare al coltello, al Carpaccio di picanha di vacca galiziana dry age 60 giorni (16 euro), passando per la Tbone di Sashi finalndese (9 euro all’ etto), vari tagli di filetto di Manzetta baltica, per finire con il Jerò Signature cheeseburger con bun fatto in casa, doppia patty da 100g di vacca, cheddar, bacon di maiale Ibérico(14 euro).

Mentre dalla cucina arrivano altri secondi di carne e di pesce quali la Pluma Ibérica Cavolo nero, mandarino e carota; la Sogliola di Dover, beurre noisette alle mandorle; e il Polpo di scoglio alla brace, cous cous di cavolfiore e harissa crème fraîche.

Completano l’offerta i dessert che in maniera un po’ retrò, potranno essere scelti anche dal carrello dei dolci, portato al tavolo dal pastry chef, che aiuterà il cliente a personalizzare con creme e guarnizioni la propria monoporzione. Tra i dessert à la carte ci segnalano: la Tarta de queso a la San Sebastián, una cheesecake a base di brie dal cuore liquido, su una base di biscotto d’avena; e la Curstad Pie, una tortina di biscotto salato. e crema al caffè al sifone.

Ampia e ben fornita la carta dei vini che conta 260 etichette tra cantine italiane e straniere.

Il Cocktail Bar

Last but not least l’offerta beverage del Cocktail bar, nelle mani di Danny Alessio Petrosanti, preparatissimo e giovane bartender, che ha in serbo per voi una serie di rivisitazioni di drink classici, come il Margarita affumicato, perfetto anche in abbinamento con le carni alla brace, o l’Americano con spuma all’amaretto, proposto in abbinamento a la creme brulè. Uno dei signature cocktail da scoprire è l’emozionante “Beso”: un cocktail unico, che tra profumi e sapori, promette di riprodurre le conturbanti sensazioni del primo bacio.

Info utili

Jero’ Restaurant

Via Torrita Tiberina, 22, 00191 Roma RM

Tel: 06 3972 0966

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