Magazine di ristorazione e itinerari enogastronomici • Mercoledì 30 Settembre 2020

Michele Massari, la situazione dei ristoranti italiani a NY

ristoranti italiani a NY

Ristoranti italiani a New York City: l’intervista a Michele Massari, padron di Lucciola e Piccolo Caffè

I ristoranti italiani a New York City e in America se la stanno cavando? Stanno risentendo più dei nostrani di questa crisi post pandemia? Abbiamo intervistato Michele Massari che, insieme a Alberto Ghezzi, entrambi originari di Bologna, gestisce Lucciola e Piccolo Caffè.

Raccontaci come è nato Lucciola?

“Lucciola è un omaggio sentito alla nostra città natale, Bologna – con la sua cucina, la sua storia cinematografica, una città da sogno riportata alla vita qui a New York City. Si trova nell’Upper West Side a Manhattan. I piatti, l’atmosfera e il concept si ispirano in particolare al film “Festa di Laurea”, diretto da Pupi Avati. Lucciola perché il locale si trova lungo la strada che porta a Central Park, dove si trova la più alta concentrazione di lucciole della città.

Si tratta di un nuovo spazio d’espressione per artisti italiani: Marco Gallotta è il creatore e designer della carta da parati e delle opere d’arte; Marina Vanni e Cristina Guidoni di StudioEmporioHome hanno disegnato la lampada “Madre Lucciola” ispirata e in ricordo di Nik Novecento. Il menu presenta una replica della prima pagina del Corriere della Sera del 1 febbraio 1975, in cui il leggendario regista Pier Paolo Pasolini ha pubblicato uno dei suoi ultimi pezzi, pochi mesi prima che venisse assassinato. Pasolini utilizzava le “lucciole” come simbolo e metafora di una parte della nostra società”.

Lucciola durante il lockdown

E Piccolo Caffè?

“Piccolo Caffè è di fronte al Beacon Theater, a pochi passi dal Dakota Building dove abitava John Lennon, nella vibrante Upper West Side. Una piccola trattoria bolognese, dove il piatto principe è la pasta e il vino per una cena o uno spuntino veloce pre o dopo teatro. Una collezione di giornali dal 1920 a oggi adornano le pareti e si sposano ad un arredo rustico costruito con il recupero di materiali provenienti dalla New York graffiante degli anni ’70 e con accenni urban post crisi 2008.

Il 17 marzo, giorno del lockdown negli Stati Uniti ho postato questo video che è diventato subito virale”.

Com’è la situazione nei tuoi ristoranti? E rispetto alla media americana?

“Mi considero molto fortunato, in primis perché anche se in formula ridotta tutti i ristoranti ci sono ancora. In questi mesi sono stati fondamentali il caloroso supporto dei miei clienti storici e la proposta di collaborazioni con aziende del Made in Italy. Rispetto alla media dei ristoranti americani stiamo sicuramente bene,a ma viviamo al minuto, cerchiamo di cogliere ogni segnale e sensazione possibile, viviamo in un momento in cui i secondi si sono sostituiti ai giorni e dove un soffio, un respiro, un alito di vento fanno la differenza nel bene e nel male.

Mi sento avvantaggiato rispetto alla media degli chef americani per creatività e tempi di reazione più rapidi ma fortemente svantaggiato per accesso alla finanza e incentivi, destinati ai cittadini. Posseggo solo un visto e oggi sono impossibilitato a lasciare il Paese a meno che non voglia rimanere fuori, forse per sempre. I miei familiari sono tornati a vivere in italia ma io non posso lasciare i nostri locali”.

NY è sempre una città a parte? Si risolleverà prima o dopo il resto dell’America?

“Ti confermo, New York è un mondo a parte, un mondo potentissimo e instabile da sempre, una culla di cultura e al contempo un posto di desolazione e solitudine. Per me New York è la più grande possibilità mai offerta, anche se ho vissuto anche a Bali e in Giappone.

Ma New York si è già risollevata, mi feriscono molto i connazionali che la dipingono come una città pezzi e in ginocchio. New York si sta svestendo con senso pratico, per alleggerirsi di quello che è insostenibile: qui vige la legge della giungla e i più deboli sono destinati a soccombere, più che in altre città”.

Michele Massari

Secondo te le restrizioni attuate sono state adeguate? Cosa faresti di diverso rispetto magari quanto fatto in Italia?

“Mi sono sentito dal primo minuto al sicuro e in pieno accordo con tutte le iniziative prese anche se qui spesso si lamentano del ritardo nel far riaprire l’indoor dining. Anzi a posteriori avrei velocizzato la chiusura dei locali dando però davvero dei supporti economici concreti che al momento non sono stati dati”.

La situazione è migliore o peggiore rispetto all’Italia e perché?

“Peggiore, decisamente peggiore, perché manca un sistema sociale, intellettuale e assistenziale e scolastico al pari dell’ Italia”.

Che cambiamenti hai fatto post pandemia?

“Ho deciso di puntare ancora di più sulla qualità e su materie prime d’eccellenza italiane, anche lavorando con meno coperti: voglio offrire il miglior rapporto qualità prezzo di Manhattan senza sconti su qualità e sevizio. Non ho intenzione di abbassare i prezzi anzi semmai non escludo di alzarsi per offrire maggiore qualità. Ho deciso di comprare solo da piccole aziende italiane, sto sfoltendo la scelta dei piatti in menu per poter usare sempre ingredienti freschi”.