Magazine di ristorazione e itinerari enogastronomici • Sabato 18 Settembre 2021

Io non ci sto. Natale Giunta racconta la propria lotta alla mafia in un libro: “Voglio vivere, non sopravvivere!”

io non ci sto

Nel suo nuovo libro lo chef siciliano ripercorre il suo percorso umano e lavorativo fino a oggi ricco di  successi e soddisfazioni e anche di tanto coraggio.

Prima della pandemia, gravissima piaga che da più di un anno affligge il mondo intero, il nemico numero uno per la ristorazione siciliana (e non solo) da sempre è rappresentato dalla richiesta di “pizzo” da parte della mafia in cambio del diritto, inviolabile, di esercitare la professione di ristoratore con serenità e, soprattutto, senza rischiare quotidianamente la vita propria e quella dei propri cari. 

Tra coloro che si sono opposti a questa vile prepotenza Natale Giunta, lo chef patròn del ristorante “ Castello a mare” di Palermo ha iniziato circa dieci anni fa con coraggio e senza mai arrendersi una vera e propria lotta che oggi è stata raccontata in un libro in cui lo chef siciliano narra la propria storia.

Chef e ristoratore di fama internazionale, Giunta ha aperto il suo primo ristorante di alta cucina a 21 anni, e ne sono seguiti molti altri. Ha partecipato, guadagnando numerosi premi, a diversi campionati di cucina e dal 2005 ha iniziato a collaborare con la Rai, come ospite fisso della “Prova del Cuoco”. Alcune delle sue più caratteristiche ricette sono comprese nel volume Buonissimo! (Rai Libri, 2019), del quale è coautore. Per la stagione 2020/2021 fa parte del cast di “Detto Fatto” su Rai2.

Io non ci sto

Nel libro “Io non ci sto”, edito da Rai Libri, in vendita nelle librerie e negli store digitali, Natale Giunta con la giornalista Angelica Amodei racconta il suo percorso umano e lavorativo fino a oggi ricco di tanti successi e soddisfazioni nonostante le difficoltà incontrate fin dagli inizi della sua carriera. A cominciare dal  2012, quando ha denunciato i mafiosi che erano venuti a chiedergli il pizzo che rifiutò di pagare, “perché il permesso di aprire un ristorante va chiesto allo Stato e non alla mafia”, ed è andato a denunciarli.

Alla denuncia sono seguite quindi le intimidazioni, e anche quando i suoi estorsori sono stati arrestati, le minacce non si sono esaurite, tanto che Giunta è stato messo sotto scorta. La sua storia è quella di un uomo che ha reagito, che non si è arreso al ricatto della malavita e ha continuato a fare il suo lavoro, nella sua terra, una terra difficile, che solo grazie a persone che come lui non chinano il capo di fronte alle ingiustizie può nutrire la speranza di sconfiggere la mafia.

Io dovevo fare il mio dovere. Non volevo avere paura, ma avevo paura. Per la prima volta nella mia vita. “Vedrai che tra poco cambierai idea”, mi avevano detto quella maledetta mattina. Mai, neanche per un solo istante, ho pensato di farlo – ha raccontato in occasione della presentazione del libro alla stampa – Da quel momento dinanzi a me si è aperto un bivio. Sapevo che se avessi scelto quella che in quel momento sarebbe potuta sembrare l’opzione più comoda sarei stato schiavo per tutta la vita. Ho scelto la libertà consapevole che avrei dovuto convivere con la paura-  Quando ho deciso di denunciare ho passato otto anni sotto scorta. Quando poi mi è stata tolta la scorta mi sono sentito abbandonato e solo. Oggi la paura si è trasformata in forza e mi sento orgoglioso di ciò che ho fatto e che rifarei ancora. Voglio vivere bene e non sopravvivere!“.