Magazine di ristorazione e itinerari enogastronomici • Mercoledì 17 Luglio 2019

Il futuro dell’agricoltura (tra rivoluzione e tradizione)

Creme per il corpo realizzate con gli scarti dell’orto; il giardino che suona al cambiare di clima e paesaggio; la mela anticolesterolo e anticalvizie. Sono alcune delle 6 idee innovative premiate con l’Oscar Green 2016, il premio assegnato ai più creativi giovani imprenditori agricoli

La birra biodinamica (e prodotta come un radicchio) dell’Azienda Agricola Biologica Zolla 14 di Paolo Marangon; la biocosmetica (creme per il corpo, maschere e saponi realizzate con gli scarti dell’orto) della Società Agricola Bio Eat di Roberto Cerami; le bottiglie riserva di ogni annata dipinte da maestri dell’arte all’insegna del connubio vino-cultura dell’Azienda Agricola Specogna di Cristian Specogna; le bucce delle arance che diventano tessuto e quindi vestiti da indossare di Orange Fiber di Adriana Santanocito; la mela Annurca anticolesterolo e anticalvizie del Consorzio di Tutela Melannurca Campana IGP di Giuseppe Giaccio; l’orto giardino interattivo in cui la natura produce suoni e melodie che cambiano al mutare di paesaggio e clima di Sainthorto di Francesco Lipari.

Sono i sei vincitori del premio Oscar Green 2106, il concorso Coldiretti che premia i giovani imprenditori agricoli che si sono distinti per aver usato innovazione, tecnologia e creatività per realizzare qualcosa di nuovo e di originale, traendo ispirazione da antiche tradizioni agricole.

Menti brillanti che hanno saputo coniugare alla perfezione la tradizione agricola all’innovazione, integrando le proprie imprese con supporti tecnologici di ultima generazione. Pionieri di un nuovo modo di interpretare un settore in continua evoluzione.

Ecco i loro progetti, nel dettaglio.

oscar-green

AZIENDA AGRICOLA BIOLOGICA ZOLLA 14 dI PAOLO MARANGON

(Premio categoria “Campagna Amica”)

Per trovare i cereali idonei a maltare una buona birra, è stato necessario l’intervento di un mastro birraio tedesco che li ha selezionati e seminati. In questa Zolla 14 di 11 ettari e 5 mila alberi, non basta l’agricoltura biologica per realizzare chicche del Made in Italy. Si è chiesto aiuto alle stelle e si è sposato il metodo biodinamico. C’è bisogno che gli elementi della natura conoscano un equilibrio ideale ed ecco che l’acqua non può che essere unica, quella appunto delle note risorgive di Treviso.

Chi fa spesa nel punto vendita di Zolla 14, le verdure non le prende dal bancone, ma direttamente dalla fontana, croccanti come solo quest’acqua è in grado di garantire. Ancora l’acqua è protagonista del miracolo della birra, perché il radicchio viene immerso con le sue radici in queste acque, subendo quindi una escursione termica fino a 15°, in grado di fare nascere un piccolo fiore che mescolato ai malti restituisce carattere e unicità a questa birra. E’ una birra stagionale, che viene prodotta una volta l’anno, segue tutto il percorso del radicchio rosso di Treviso che ha un protocollo molto rigoroso che, comincia ad agosto e termina a dicembre, quando la temperatura scende sotto zero e il prodotto è pronto per essere lavorato.

Ma prima però di dare un occhio alle stelle. Infatti il processo di lavorazione, oltre a essere rispettoso del disciplinare Igp, segue un disciplinare biodinamico che comporta una serie di operazioni, compiute a partire dal campo e fino alla trasformazione, seguendo il calendario astronomico. Zolla 14 impiega gli stessi metodi naturali per la realizzazione di un succo di mela considerato senza rivali: “Siamo stati premiati dal Gambero Rosso – spiega Paolo – abbiamo superato il Trentino Alto Adige”.

SOCIETA’ AGRICOLA BIO EAT di ROBERTO CERAMI

(Premio categoria “We Green)

Autenticità toscana nel campo di Roberto. Da qui le verdure arrivano alle case dei vicini, ai ristoranti della zona, vengono consegnate porta a porta anche a chi vive più distante. Poi finiscono nelle pumarole le preziose passate biologiche, o nei sughi pronti, al capriolo, alla lepre, al cinghiale. Insomma qui si respira la Toscana profonda, negli odori e nelle abitudini di un tempo. Ma quello che non finisce in tavola non è più uno scarto dell’azienda.

La ricerca ha bussato alla porta di Roberto, proprio come i lavoratori di trasformazione delle sue verdure. Ma questa volta si fa molto sul serio. Il progetto è stato realizzato insieme all’Università di Caserta a cui sono stati affidati gli scarti di questo orto, insomma le verdure non vendute. Seguendo le tabelle ufficiali della farmacopea ne sono nate creme per il corpo, maschere facciali, saponi, tutti prodotti non citotossici e rigorosamente biologici. Dagli spettri Nmr, invece, è stato evidenziato che le zucchine di Roberto ed Elvira (la biologa che dalla fattoria collabora con l’Università) c’è un’alta concentrazione di fenoli, sicuramente più alta della media. Insomma la crema per il corpo del contadino promette nuovi sviluppi. La materia prima, ovvero gli scarti di agricoltura, viene combinata soltanto con prodotti naturali come olio di lavanda, che ha una funzione antibatterica e cicratizzante, o ancora con yogurt bianco, amido di riso e cetrioli per realizzare le maschere per il viso, mentre per i saponi l’unica combinazione è resti di verdure con olio d’oliva. Insomma dagli scarti dell’orto le creme biologiche, maschere e saponi: c’è bellezza in quel che buttiamo.

AZIENDA AGRICOLA SPECOGNA di CRISTIAN SPECOGNA

(Premio categoria “Fare Rete)

Essere vignaioli lungo i Colli orientali del Friuli, vuol dire sfidare l’eccellenza del vino italiana, quindi l’eccellenza del mondo. Cristian ha ereditato lo storico marchio di famiglia Specogna per lanciarlo nel terzo millennio. “In Francia e in Nuova Zelanda ho capito quanto possa valere per davvero la parola collaborazione per un territorio”. Con altri giovani di Coldiretti, tutti sotto i 30 anni, tranne il presidente che ne ha 31, abbiamo realizzato l’enoteca con tutti i prodotti tipici delle nostre colline. “Sappiamo che la nostra differenza la fa la sapienza in cantina”, spiega Cristian. Ecco perché questo vino è stato consegnato a personalità internazionali, non da ultimo Papa Francesco, al Principe di Monaco, a Obama, o ancora alla Ferrari con cui l’Azienda Specogna ha realizzato una partnership.

La sfida è mettere insieme coltura e cultura nella convinzione che l’Italia può esportare nel mondo due eccellenze. Ecco da dove nasce l’iniziativa di fare dipingere da artisti, le bottiglie riserva di ogni annata. Si alternano pittori che sul vetro incidono il risultato della propria ricerca che ha a che fare con l’ecologia e l’agricoltura. Si tratta di una collezione di 50-60 bottiglie per ogni anno che finiscono nei ristoranti, nei salotti o nelle case d’asta più rinomati al mondo. Ci sono artisti, come Silvano Spessot, che hanno utilizzato lo stesso vino come pigmento naturale, come materia di colore che ha dato vita alle proprie realizzazione. Le bottiglie non sono più soltanto semplici contenitori di una eccellenza, vanto del Made in Italy, ma sono esse stesse sostanza della sapienza e della cultura italiana.
Sono oggetto d’arte che rendono unici gli ambienti dove vengono esposte.

A Cristian è capitato di trovarsi in alcuni ristoranti riconosciuti delle principali metropoli del mondo e, con sua grande sorpresa, ha ritrovato lì, esposte, le sue bottiglie. Questa azienda che conta 22 ettari a vigneto, per 120 mila bottiglie esportate per il 60% in 25 paesi del mondo, principalmente tra Europa, Usa e Asia, ha puntato su un giovane per sfidare i colossi del vino. Ma con umiltà e cultura. Prossima sfida con gli artisti? Dipingere le nostre botti in cantina.

ORANGE FIBER di ADRIANA SANTANOCITO

(Premio categoria “Impresa 2.Terra”)

Un tessuto sostenibile, innovativo e di altissima qualità. Che conquista la Sicilia, ma che il Trentino non se lo lascia sfuggire. Da una tesi di laurea, un progetto di ricerca e quindi una start up. Ecco Orange Fiber, l’azienda italiana che produce tessuti sostenibili dai sottoprodotti agrumicoli.

In seguito alla collaborazione con il Politecnico di Milano, la start up ha sviluppato e brevettato – in Italia e all’estero – un innovativo processo per creare un tessuto utilizzando le oltre 700.000 tonnellate di sottoprodotto che l’industria di trasformazione agrumicola produce ogni anno in Italia e che altrimenti andrebbero smaltite, con dei costi per l’industria del succo di agrumi e per l’ambiente. I primi prototipi di tessuti realizzati – presentati nel settembre 2014 in occasione della Vogue Fashion Night Out – sono stati un raso bianco e un pizzo nero e bianco ottenuti tessendo Orange Fiber con della seta comasca, e grazie a produzioni successive, è stato sviluppato un twill 100% Orange Fiber, impalpabile e leggero, simile alla viscosa.

Oggi l’azienda ha due sedi, una a Catania e l’altra in Trentino e 5 soci – i business angel che hanno creduto nell’impresa e le fondatrici – che lavorano insieme per farla crescere. Adriana Santanocito ed Enrica Arena – fondatrici di Orange Fiber – sono due vulcani di idee e dopo aver inaugurato il primo impianto pilota per l’estrazione di cellulosa dagli agrumi a Caltagirone (CT), oggi sono al lavoro per presentare entro i primi mesi del 2017 la prima collezione di abbigliamento realizzata con i loro esclusivi tessuti da un importante brand di moda.

Come dire: spremi la fantasia e tessi il filo del successo. Il gomitolo, ha un cuore d’arancia.

CONSORZIO DI TUTELA MELANNURCA di GIUSEPPE GIACCIO

(Premio categoria “Social Innovation”)

Una felice scoperta ha reso protagonista l’Università di Napoli e ha trasformato il destino di un frutto messo ai margini, per essere forse la più brutta tra le mele. “Ma anche la più buona”. E’ pronto a giurarlo Giuseppe Giaccio, presidente del consorzio Mela Annurca Campania Igp. E non soltanto per il gusto straordinario che ha. Quanto per i benefici che è in grado di trasmettere. E’ forse l’unica mela a poter vantare duemila anni di storia: oggi però di storia ne avvia un’altra e riguarda la salute.

Il professore Ettore Novellino, Preside della Facoltà di Farmacia dell’Università Federico II, di Napoli, insieme ai suoi ricercatori, ha scoperto che il fitocomplesso presente nella mela annurca abbassa il livello di colesterolo del 25% e alza il ‘Dhl’, ovvero la parte buona, del 45%. Sono stati studiati pazienti con colesterolo sopra la media, ma non fino al punto di mettere a rischio i propri organi. I risultati sono sorprendenti: questa mela è pura prevenzione. Trasformata in neutracetico, insomma in capsule, ha un risultato simile alle statine, spiega Novellino. Ma è anche in grado di bloccare la fase catagen del bulbo pilifero, ovvero la morte programmata del bulbo. Per cui “arresta la caduta dei capelli e, a chi ce l’ha, crescono con più vigore”.

Si tratta di un frutto autoctono la cui presenza è riscontrata in alcuni dipinti risalenti a due mila anni fa in Campania. Comparata con altre mele, ha una inibizione maggiore sul colesterolo. Oltre alle capsule, di cui ognuna contiene il valore di 3 Mele Annurca, si trasforma anche in succhi di frutta, mousse e purè. Oppure in liquori, mentre in mano agli chef diventa arricchimento di piatti dolci e salati. Questo frutto dall’albero, non finisce direttamente in tavola passando dalle celle frigorifere. Ma viene adagiato e coccolato su letti di paglia da mani sapienti, fino a quando non avrà raggiunto il suo colore rosso. Che non la rende la più bella tra le mele. Ma sicuramente la più buona al palato e all’organismo.

SAINTHORTO di FRANCESCO LIPARI

(Premio categoria “Paese Amico”)

Biodiversità siciliana, arte, architettura di paesaggio e meditazione. In questo luogo di confine di genti e culture, tra i perimetri più ricchi di biodiversità al mondo, oggi è possibile soffermarsi per un’esperienza di contatto con la natura unica nel suo genere. Qui la natura compone melodie, esperienze sonore, segnali acustici che cambiano al mutare dell’ambiente e dell’animo umano. Un architetto, Francesco Lipari, si è messo a lavoro insieme al Comune di Siracusa e a Campagna Amica. Il risultato è un’isola esponenziale, un orto giardino interattivo, un paesaggio sonoro che cambia insieme al clima esterno e a quello interno dell’animo umano. Il battito cardiaco della persona che si avvicina alle realizzazioni naturali di Sainthorto è in grado di influenzarne la melodia. C’è bisogno di staccare la spina, ristabilire un equilibrio con la natura, entrare in connessione con la propria vita interiore e con quella degli altri, per questo nasce l’isola esponenziale di Siracusa e il risultato è benessere, per l’uomo e per le piante che vigorose lo popolano.