Magazine di ristorazione e itinerari enogastronomici • Domenica 08 Dicembre 2019

Perchè siamo attratti dai cibi rossi

E non da quelli di colore verde. Lo rivela uno studio

Avete presente un toro davanti a un fazzoletto rosso? Ecco, più o meno così si comporta il nostro cervello in relazione ai cibi di quel colore: ne rimane attratto, sopraffatto. E’ il risultato dello studio condotto dalla Sissa – Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati di Trieste e pubblicato sulla rivista Scientific Reports.

L’indagine sottolinea come il rosso sia l’indicatore di un alimento con maggiore apporto calorico, in linea con un’altra ricerca effettuata sempre dalla Sissa e che testimonia come prodotti e ricette particolarmente ricche e nutrienti vengano ricordate con più facilità anche da chi soffre di patologie neurologiche.

Al contrario il colore verde, da sempre sinonimo di salute, tende a essere scartato a primo impatto dal nostro cervello, che ne diffida quasi come un bambino davanti a un piatto di verdure.

Tale processo, rivelano gli scienziati, è un meccanismo evolutivo di lunghissima data, sviluppato dall’uomo addirittura prima della scoperta del fuoco e quindi della cottura dei cibi.

«I partecipanti ai nostri esperimenti trovano più stimolanti e calorici i cibi il cui colore tende al rosso, accade invece il contrario per quelli verdi» spiega il curatore dell’analisi Giulio Pergola, sottolineando come ciò si verifichi «anche per gli alimenti processati, cioè quelli cotti, dove il colore perde la sua efficacia come indicatore delle calorie».

E non è un caso che siano proprio questi ultimi i preferiti da tutti noi, «perché rispetto a quelli naturali, a parità di quantità, offrono maggiore nutrimento», conferma la coordinatrice del progetto Raffaella Rumiati. Che poi specifica: «Nel caso del cibo cotto, però, la dominanza rosso-verde non offre più un’informazione affidabile quanto all’apporto calorico, quindi si potrebbe pensare che il cervello non applichi questa regola ai cibi processati».

E invece l’istinto precede nel tempo i processi nella preparazione dei cibi, e l’attrazione del cervello verso il rosso e la diffidenza nel caso del verde restano intatte anche in questo caso, suggerendo «la presenza di meccanismi evolutivi molto antichi, precedenti all’introduzione della cottura».

La scoperta che determinati colori nei cibi possono suscitare effetti così diversi sull’uomo potrebbe avere importanti applicazioniri nella lotta ai disturbi alimentari e all’obesità, con una ricaduta sulla gestione della salute pubblica.

Lo studio integrale qui