Magazine di ristorazione e itinerari enogastronomici • Lunedì 26 Settembre 2022

Sicilia: viaggio alla scoperta delle eccellenze enogastronomiche del Belice

Siamo andati alla scoperta di Sambuca di Sicilia e Santa Margherita del Belice per scoprire  le eccellenze enogastronomiche del territorio tra vino e dolci tradizionali ma con un occhio di riguardo per la cultura.

Siamo certi che Bacco fosse un estimatore del vino, ma cosa sappiamo della sua passione per i viaggi? Per rispondere a questo quesito – ammettiamolo un po’ provocatorio – l’agenzia LOGOS Srl Comunicazione e Immagine, in collaborazione con ARTÙ (associazione Ricercatori turismo) e con ITER VITIS – Itinerario Culturale del Consiglio d’Europa, ha organizzato una tre giorni  finalizzata a ribadire l’esistenza di un legame, oggi più stretto che mai, tra turismo ed enogastronomia, rilanciando la necessità di una sinergia sempre più intensa tra le due realtà.

Le tre giornate si sono svolte dal 25 al 27 marzo tra Palermo e Sambuca di Sicilia e sono state per i partecipanti l’occasione perfetta per vivere in prima persona la dimensione del turismo esperienziale che ormai è imprescindibile dall’offerta enogastronomica del territorio.

Abbiamo scelto Bacco per lo spirito che da sempre lo contraddistingue come simbolo dell’ebbrezza e del vitalismo più sfrenato –  racconta Toti Piscopo, amministratore unico della Logos srl – per rappresentare la contaminazione tra enogastronomia e turismo, due settori complementari che possono sviluppare sempre più economia se operano con una comune strategia di co-marketing. Una provocazione, quella di Bacco come turista delle origini, che però viene subito contestualizzata dal sottotitolo della manifestazione: Comunicazione e marketing per promuovere l’offerta enogastronomica dei territori siciliani nei mercati turistici“.

Alla scoperta di Sambuca di Sicilia e Santa Margherita del Belice

Il nostro viaggio alla ricerca delle orme di “Bacco turista” da Palermo ci ha portati a Sambuca di Sicilia. Adagiata su una collina, la cittadina dista 89 km da Agrigento e 78 km da Palermo si trova nella Valle del Belice. Sambuca è circondata a nord-est da boschi e colline, tra le quali svetta la Valle Belicea di Monte Adranone, il versante sud del Monte Genuardo, il Pizzo del Corvo e la Montagna Grande; a sud-ovest dalle valli del fiume Carboj e del torrente Rincione che formano il bacino artificiale del Lago Arancio.

Minni di Virgini

Tra le attrazioni gastronomiche del luogo, da non perdere le cosiddette Minni di Virgini, il dolce tipico di Sambuca di Sicilia. Si tratta di panciute paste di frolla ripiene di crema di latte dal profumo delicato e, al contempo, persistente della cannella, cui si unisce la conserva di cedro cui si unisce il gusto deciso di corposi pezzi di cioccolato fondente.

L’invenzione di questo dolce irriverente fu opera di suor Virginia Casale di Rocca Menna alla quale nel 1725, in occasione dei festeggiamenti in onore dei marchesi Pietro e Anna Beccadelli, fu chiesto da Donna Francesca Reggio, divenuta Marchesa di Sambuca per aver sposato Don Giuseppe, di escogitare novità assolute nei campi di sua competenza tra cui la pasticceria. L’idea di Suor Virginia fu così quella di realizzare un dolce sensitivo utilizzando ingredienti di ispirazione divina quali zuccata, la crema, l’essenza di garofano e di cannella, cioccolato, oltre ai classici farina, uova, latte e burro.

In realtà, sembra che la forma di questi dolci, simili per la loro rotondità a seni di “fanciulla in erba”, volendo tradurre l’epiteto, sia stata suggerita da quella delle colline che la religiosa osservava dalla cella del convento e che sia stata, piuttosto la libera interpretazione unita alla malizia, tipicamente maschile di Tomasi di Lampedusa nel Gattopardo a definirle “impudiche paste delle Vergini” chiedendosi come mai il Santo Uffizio, non avesse pensato di proibirle.

Enrico Pendola è uno dei pochi pasticceri sambucesi che con sacralità e dovizia prepara questi dolci soavi, predisponendo con meticolosità gli ingredienti, ma soprattutto curandone la forma e le dimensioni, scherzando anche sulla sua capacità di “ creare minni di taglie diverse” in base alla fonte di ispirazione. Ma se possono cambiare le taglie, la bontà di ciascuna minna resta unica, frutto di un lavoro definibile chirurgico che accosta la pasticceria di Pendola più a una sala operatoria che a un laboratorio.

Alla scoperta di Zabut

Una volta assaggiata la delizia del luogo immancabile la visita a Palazzo Panitteri, sede Iter Vitis. Il percorso comprende due settori dedicati rispettivamente ai contesti abitativi, cultuali e d’interesse pubblico e alla Necropoli. Una volta fuori dal Museo si può passeggiare alla scoperta di Zabut, antico nome di Sambuca di Sicilia, mutuato dal nome dell’antico castello così denominato dall’emiro Al Zabut fino al 1923 quando assunse la denominazione attuale. Qui si possono ammirare vicoli adornati da murales variopinti, realizzati da venticinque giovani artisti che hanno dato vita a una mostra permanente a cielo aperto dipingendo porte e pareti del quartiere saraceno con disegni il cui tema è il legame del Mediterraneo con il mondo arabo.

A questo punto è d’obbligo l’affascinante visita all’Enoteca dei Rossi, ricavata in una purrera, ovvero una vecchia cava di tufo del quartiere Saraceno. L’Enoteca rappresenta l’archivio storico della vitivinicoltura delle Terre Sicane e punta a rafforzare sempre di più l’immagine vitivinicola del territorio.

La Cantina Ulmo di Planeta

Altra immancabile tappa è la Cantina Ulmo di Planeta dove ha avuto inizio la storia dell’azienda. Qui, a metà degli anni ’80, sono stati piantati i primi vigneti intorno al baglio del ‘500 che da sempre è di proprietà della famiglia. Sulle sponde del lago Arancio e vicina ai suoi boschi, in un contesto di grande fascino, nel 1995 è stata costruita la prima cantina. Qui è nato anche il museo Iter Vitis, circondato da un “campo collezione” di diversi vitigni siciliani e georgiani, pensato per valorizzare la ricca cultura enologica siciliana.

Dalla cantina parte anche il sentiero naturalistico La Segreta, in cui avventurarsi per esplorare tre diversi sentieri che costeggiano i vigneti, alla scoperta di angoli selvatici e panorami inediti. Qui è possibile prenotare percorsi di degustazione delle etichette della cantina in “purezza” o abbinate alle pietanze preparate nella cucina della cantina. Si tratta di piatti della tradizione contadina a base di materie prime di qualità in grado di narrare il territorio. Tra questi la ricotta proveniente dagli allevamenti limitrofi è utilizzata sia come formaggio che come ingrediente degli ottimi cannoli. Frittate di verdure, caponata, panelle, crocchè sono solo alcune delle tipicità siciliane che accompagnano il percorso enogastronomico alla scoperta dei pregiati vini dell’azienda.

Santa Margherita del Belice

Altra tappa da non perdere di questo tour è Santa Margherita del Belice, paese tristemente noto per il terremoto del 1968. Qui ci si può lasciar incantare dalla struggente bellezza del Museo della Memoria. Il museo sorge nell’edificio che un tempo fu il Duomo, gravemente danneggiato durante il terremoto del 1968. Oggi è stato ricostruito e ospita una serie di documenti di vario tipo (foto, citazioni letterarie e opere pittoriche) che guidano il visitatore in un’affascinante scoperta dei paesi della Valle del Belice prima e dopo la tragica notte del sisma.

Ma Santa Margherita del Belice non è solo ricordo del terremoto. Il ricordo degli sfarzi gattopardiani rivive all’interno dell’affascinante sosta al Parco Letterario del Gattopardo, nel Palazzo Filangeri Cutò, dove Giuseppe Tomasi di Lampedusa trascorse l’infanzia e qui all’età di otto anni, impara a leggere. La sua costruzione risaliva al 1680, ma nel 1810 il principe di Cutò l’aveva totalmente ristrutturata per ospitare più degnamente Re Ferdinando IV. La casa era immensa, con trecento stanze, tre cortili, le foresterie, le scuderie, le rimesse, il grande giardino e l’orto.

Le siringate di ricotta

Le siringate di ricotta sono il dolce tipico di Santa Margherita del Belìce così chiamate perché l’impasto veniva introdotto nell’olio di frittura direttamente da una sorta di siringa per dolci. Dall’aspetto molto simile ai churros spagnoli, hanno una consistenza più morbida e vengono cosparse di zucchero semolato.