Magazine di ristorazione e itinerari enogastronomici • Mercoledì 30 Settembre 2020

Espressioni di Verdicchio: viaggio alla scoperta del vitigno marchigiano – 1a tappa

verdicchio

Un viaggio immaginario, in 4 puntate, alla scoperta del vitigno marchigiano attraverso storie, aneddoti e peculiarità delle principali cantine del territorio. Prima tappa: Cantina Garofoli.

Premessa

Lo ammetto, sono di parte: amo profondamente il Verdicchio.

Di questo vitigno mi piace tutto; mi intriga il colore, mi esalta la sua mineralità, mi stupisce la sua longevità.

In questo e nei prossimi 3 articoli proveremo a capire meglio questo vino straordinario, leggenda marchigiana, attraverso il racconto di 4 cantine: Garofoli, Marotti Campi, Belisario e Sartarelli.

Garofoli e la nascita del Verdicchio moderno

La storia della Cantina Garofoli è profondamente legata alla storia d’Italia. Quando nel 1861 le Marche vengono annesse al Regno d’Italia dopo la sconfitta delle forze papali nella battaglia di Castel Fidardo, il Re concede a Gioachino Garofoli la licenza per aprire un “Sale e Tabacchi” e per metter su poi un’Osteria, che significava la possibilità di vendere vino sfuso.

Fu allora che l’azienda agricola di famiglia iniziò ad ampliarsi con l’acquisto di diversi terreni, tra cui le vigne di Montecarotto, dove di fatto iniziò l’avventura della famiglia nella produzione del Verdicchio. È il 1901 e nasce ufficialmente la Cantina Garofoli.

Ma per vedere le prime bottiglie con il simbolo della Casata e il nome della Cantina dobbiamo aspettare il 1950, con la prima etichetta dedicata al Santuario di Loreto.

L’azienda intanto continua ad allargarsi, con nuovi terreni nella zona del Monte Conero, definendo di fatto la sua linea principale di produzione dei vini. Nascono infatti nel 1967 la Doc Rosso Conero e nel 1968 la Doc Verdicchio.

Già da metà degli anni 50 il Verdicchio inizia ad essere conosciuto grazie alla famosa bottiglia a forma di Anfora di Fazi Battaglia: un chiaro richiamo ai Dori (popolazione greca che fondò Ancona) e alle origini della vinificazione. Un bottiglia che ha fatto la storia, ma che di fatto si è rivelata croce e delizia di questo vino, diventato per diversi anni modaiolo più per il packaging che per il contenuto…

La Famiglia Garofoli a metà degli anni 70, avendo intuito le grandissime potenzialità del Verdicchio, decide di spumantizzarlo con il Metodo Classico (1974) e a partire dagli anni 80 sarà Carlo Garofoli, tutt’ora l’enologo dell’azienda, a far nascere il “Macrina”, il primo Verdicchio Classico Superiore di impostazione moderna, che abbandona la bottiglia a forma di Anfora, abbassa le rese per ettaro ed esalta le caratteristiche del vitigno. La versione superiore è del 1991, il “Podium”, un vino straordinario, di grande classe e personalità, con rese per ettaro ancora più basse e una vinificazione solo acciaio che ne esalta la sapidità e ola personalità.

A chiudere il cerchio è il “Serra Fiorese”, la riserva della Casata, affinato in barrique di secondo e terzo passaggio per 14 mesi e lasciato a riposare in bottiglia per altri 8 mesi prima della messa in commercio.

La cantina offre certamente diversi altri prodotti, tra cui il Rosso Piceno “Colle Ambro”, 70% Montepulciano e 30% Sangiovese; il Rosso Conero “Piancarda”, 100% Montepulciano e 15 mesi di botte grande e infine il “Grosso Agontano” un Rosso Conero Riserva di grande struttura, con i suoi 18 mesi di barrique e un anno di bottiglia.