Magazine di ristorazione e itinerari enogastronomici • Venerdì 19 Novembre 2021

Milena Pepe: intervista alla donna del vino “irpina doc”

milena pepe

Un po’ belga, un po’ campana, anzi, irpina. Milena Pepe è una donna del vino che ha puntato sulla coltivazione dei vigneti nel rispetto dell’equilibro naturale del territorio. L’abbiamo incontrata e ci siamo fatti raccontare la sua storia, i vini della Tenuta Cavalier Pepe e le particolarità della vendemmia 2020.

Milena Pepe è una delle donne del vino, come amiamo definirle oggi. La sua casa è a Luogosano, un comune dell’avellinese. Solo il nome già evoca una sensazione di benessere. Siamo in Irpinia, ma la storia della Famiglia Pepe si compone di diversi capitoli vissuti in Belgio, dove Milena è nata. A Bruxelles, il papà è un noto ristoratore di successo. La sua lungimiranza d’imprenditore, ad un certo punto della vita, lo spinge ad investire in quella che era la sua antica dimora di Famiglia e che oggi è una eccellente realtà vitivinicola della Campania.

Cantina, Azienda Vitivinicola, Ristorante e B&B di straordinaria qualità: parliamo di Tenuta Cavalier Pepe. “Cavaliere” perché nel 1998 il Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro ha nominato Angelo Pepe “Cavaliere della Repubblica” per meriti lavorativi. Forza di volontà e passione sono solo alcune delle doti che il papà trasmette a Milena, la figlia maggiore.

Milena è mamma, moglie, enologa, manager. Sua è la scelta di coltivare i vigneti nel rispetto dell’equilibrio naturale del territorio, per creare vini in cui l’Irpinia possa specchiarsi fiera: Taurasi, Fiano di Avellino e Greco di Tufo, solo per citare le Docg. Dal Belgio all’Italia, da Bruxelles a Luogosano: come costruire una storia di successo e sentirsi sempre a casa, soprattutto quando ti è chiaro che quella casa sei tu.

Milena ha iniziato a respirare il vino in Francia. Studi importanti che si fanno sentire anche oggi, in Irpinia.

Ho iniziato il mio percorso formativo in Francia seguendo il corso di Marketing del vino a “l’Universitè du Vin” a Suze-la-Rousse in Provenza. Per 3 mesi ho lavorato presso “le Domaine Chapoutier” a Tain l’Hermitage, un’eccellente cantina situata nel cuore della DOC francese, vocata alla produzione del Syrah. Durante quegli anni mi sono concentrata sulla tecnica della degustazione e sono stata a stretto contatto con i produttori apprendendo il loro lavoro.

In Borgogna, a Macon-Davayé, ho completato i miei studi in viticoltura ed enologia per approfondire gli aspetti tecnici, per imparare a gestire un vigneto e condurre le vinificazioni. Inoltre, mi sono perfezionata presso Le Domaine La Janasse a Châteauneuf-du-Pape. Nel 2005 sono arrivata in Irpinia, dove ho potuto coniugare il mio know how alla tradizione irpina, un incontro felice che mi ha permesso di plasmare i miei vini, secondo le mie competenze e le mie origini. I miei sono vini di qualità con una forte identità territoriale.

Sanserino, il “Cavalier Pepe” che incanta gli appassionati. Irpinia Rosso Doc, un rosso rubino ottenuto da uve Aglianico e Sangiovese. La forza e la grazia insieme. Un blend che porta la sua firma. Sembrerebbe un autoritratto.

Se fossi un vino sarei sicuramente un blend. Sono per metà belga e per metà italiana, anzi irpina.

Il Sanserino è un ottimo esempio. È un vino molto amato, proprio perché è l’unione di due vitigni, l’Aglianico e il Sangiovese, che insieme si completano in piena armonia per creare un vino fruttato, morbido e molto facile da bere, anche leggermente fresco.

E poi il potente Taurasi. E l’elegante Fiano di Avellino. Ha un figlio prediletto?

Domanda particolare, è un po’ come scegliere tra due figli. Sono due vini unici che hanno caratteristiche diverse. Non saprei proprio quale scegliere. Sicuramente amo bere entrambi: il Fiano di Avellino perché accompagna perfettamente la cucina di mare, mentre il Taurasi è imbattibile con un bel secondo di carne o un formaggio stagionato. Sono vini che amo in egual misura, diciamo che li preferisco a seconda dei contesti e degli abbinamenti.

Io sono amante del vino ben fatto, fruttato, elegante e persistente, con un buon equilibro e una potenziale longevità.  Amo i vini di montagna come i nostri e amo l’Aglianico per la sua struttura molto fine, la sua vivacità, la sua capacità di mantenere il frutto per tanti decenni.

Un flash sulla vendemmia 2020. Cosa possiamo aspettarci?

Anche se quest’anno ha cambiato il nostro stile di vita e ha fatto vacillare le nostre certezze, è stato rincuorante vedere come la natura abbia fatto il suo corso. Abbiamo avuto giornate soleggiate e le piogge sono state puntuali, nel senso che ha piovuto nei tempi e nei modi giusti, donando alle viti una condizione ideale per esprimersi, permettendo una giusta maturazione per una vendemmia ideale. I rossi sono strutturati, polposi e ricchi di frutto, mentre i bianchi sono freschi e ricchi di acidità, entrambi dotati di una potenza aromatica importante.

Ci aspettiamo dei vini strutturati, raffinati e dal lungo potenziale d’invecchiamento. Che dire: “la vendemmia perfetta” in un momento difficile, che ci ha dato la forza di proseguire nel nostro lavoro con rinnovata fiducia.

Covid e mercato estero, cos’è cambiato?

Durante il lockdown gli ordini provenienti dall’estero si sono bloccati a causa della paralisi totale del settore ho.re.ca. Adesso, pian piano, si sta riprendendo a lavorare. Sicuramente, in Italia e all’estero sono state favorite quelle realtà che lavorano con la distribuzione diretta al cliente finale: come i negozi specializzati, le enoteche e la grande distribuzione. In questo momento è difficile sviluppare nuovi mercati perché è venuto meno tutto l’indotto relativo a fiere ed eventi.

Il problema più grosso è che è venuto meno il “fattore umano”, quello che permette alle piccole realtà di farsi conoscere, raccontando “vis a vis” la propria storia, i propri vini. Soprattutto è venuta a mancare la possibilità di far degustare i propri prodotti, un’esperienza che vale molto più di mille parole. Ci stiamo adattando, creando i messaggi giusti per trasmettere la nostra identità e le nostre qualità attraverso i canali digitali, cosa non facile per un produttore. Per fortuna ho studiato marketing e management: questo mi aiuta ad essere oggi più flessibile e rapida nel prendere decisioni in questi momenti.

La degustazione perfetta in Tenuta. Pane, olio, salumi, formaggi, ovviamente vino. Tutto made in Irpinia. Se le dico enoturismo?

Non ha prezzo per gli appassionati poter degustare i vini proprio nel luogo in cui sono nati, accompagnati da prodotti tipici, saporiti e genuini, poter passeggiare per le vigne e visitare la cantina, il cuore pulsante dell’azienda per illustrare cosa e chi c’è dietro ad una bottiglia di vino. Anche se abbiamo ideato un sistema che permette ai nostri ospiti di partecipare, in totale sicurezza, ai wine tour aziendali, il numero dei partecipanti è notevolmente ridotto a causa delle restrizioni. Nonostante tutto, Noi continuiamo a sviluppare l’accoglienza enoturistica, adattandoci alla nuova realtà, che speriamo vivamente finisca presto.

Mamma, moglie, manager. Potremo parlare di vero femminismo quando smetteremo di parlarne con la solita retorica.  Alla fine di una giornata intensa, cosa versa Milena Pepe nel suo calice del cuore?

 Questa è un po’ la magia delle donne, la vocazione multitasking che ci permette di conciliare tutto: gli affetti, il lavoro e a volte anche le nostre passioni. Nel mio caso, posso ritenermi fortunata perché la mia più grande passione coincide con il mio lavoro. Spesso non riesco a distinguere quando inizia una e finisce l’altro. Io sono sempre curiosa e amo degustare tutto, perché è un momento non solo distensivo, ma anche formativo. Mi piace degustare vini francesi e italiani, ma la mia preferenza va spesso all’Irpinia. A fine giornata amo bere un calice che sappia raccontare il mio territorio perché è come sentirsi, doppiamente a casa.